Anche il Partito Liberaldemocratico del Vco interviene nel dibattito riguardante l’offerta culturale e turistica del territorio, in seguito all’affidamento alla famiglia Borromeo della gestione del Castello di Vogogna. Di seguito la nota:
“Il dibattito aperto dal Movimento 5 Stelle sull’affidamento del Castello Visconteo di Vogogna e sulla governance della Fondazione Giardini Botanici Villa Taranto merita attenzione. Non tanto perché condividiamo necessariamente la lettura proposta, quanto perché pone una questione che riteniamo più ampia e che riguarda il futuro del patrimonio culturale, paesaggistico e turistico del Verbano Cusio Ossola. Il tema, a nostro avviso, non può essere ridotto alla contrapposizione tra pubblico e privato, né alla presenza di un singolo operatore. Partiamo da un dato semplice: la capacità imprenditoriale privata può rappresentare una risorsa per il territorio. Investimenti, competenze gestionali, promozione, capacità di attrarre visitatori e costruire reti turistiche sono elementi dei quali il Vco ha bisogno.
Allo stesso tempo, quando parliamo di patrimonio pubblico, dobbiamo porci una domanda fondamentale: proprietà e gestione devono necessariamente coincidere? Noi pensiamo di no. Un comune può rimanere proprietario di un bene e, contemporaneamente, coinvolgere soggetti privati nella sua gestione, nella sua valorizzazione e negli investimenti necessari alla sua conservazione e al suo sviluppo.
La questione, quindi, non è scegliere tra pubblico e privato. È costruire un modello nel quale il patrimonio rimanga patrimonio della comunità, mentre le migliori competenze disponibili, pubbliche e private, possano concorrere alla sua valorizzazione. Una strategia di questo tipo, però, non può prescindere dalla collaborazione tra i comuni del Vco. Non significa immaginare un unico contenitore nel quale far confluire tutti i beni, ma costruire una capacità di progettazione comune, lasciando a ciascun ente la proprietà e la piena titolarità del proprio patrimonio.
Da questa riflessione nasce una proposta che vogliamo sottoporre al territorio: Vco Patrimonio Comune. Non una società già definita. Non una nuova struttura da creare a priori. E nemmeno una soluzione già decisa. Un'ipotesi di lavoro per verificare se sia possibile costruire una strategia territoriale comune per la valorizzazione del patrimonio culturale del Vco. Una pianificazione nella quale possano trovare spazio, a seconda delle caratteristiche dei singoli beni e dei singoli progetti, enti pubblici, fondazioni, imprese locali, operatori culturali e turistici, investitori e grandi gruppi imprenditoriali. Compresi, naturalmente, coloro che già oggi dimostrano capacità e competenza nella gestione di importanti attrattori del territorio. Non si tratta quindi di stabilire a priori chi debba gestire cosa, ma di decretare quali condizioni debbano essere rispettate da chiunque voglia contribuire alla valorizzazione del patrimonio. Tra le possibilità da approfondire c'è anche quella della "joint venture pubblico-privata". Un Comune dovrebbe mantenere la proprietà del proprio bene, mentre uno o più partner potrebbero contribuire con capitale, competenze, capacità gestionale e promozione, con l'opportunità di creare partnership diverse a seconda delle esigenze. Non diciamo che questa sia necessariamente la soluzione migliore, ma che valga la pena verificarla e confrontarla con altre possibilità: concessioni, fondazioni, società miste, accordi di rete o altri modelli di collaborazione. Perché il nostro obiettivo non è trovare una forma societaria da applicare indistintamente a tutto il territorio.
È trovare il modello più efficace per ciascuna tipologia di patrimonio, mantenendo saldi alcuni principi comuni. Il primo è la proprietà del patrimonio, che deve rimanere pubblica quando il bene appartiene a un ente pubblico. Il secondo è la tutela, che non può essere subordinata alla sola logica economica. Il terzo è la pluralità: il sistema deve essere aperto alla possibilità che più operatori, imprese e soggetti possano concorrere alla valorizzazione. Il quarto è la trasparenza: criteri di scelta, investimenti, obiettivi e risultati devono essere conoscibili e misurabili. Il quinto è il ritorno territoriale: una parte del valore generato dalla valorizzazione deve contribuire alla conservazione e alla crescita dell'insieme del patrimonio.
Prima delle risposte, però, vengono le domande. Qual è il patrimonio che vogliamo governare insieme? Chi ne è proprietario? Quanto costa oggi mantenerlo? Quanto valore economico e territoriale potrebbe generare? Dove serve il privato e quali competenze può portare? Cosa deve rimanere necessariamente pubblico? Come garantiamo pluralità e concorrenza? Come facciamo sì che il patrimonio più forte contribuisca anche a quello più fragile? Come misuriamo i risultati? E, soprattutto, qual è il primo progetto pilota dal quale partire? Sono quesiti che riguardano beni molto diversi tra loro: castelli, ville, parchi, musei, siti storici e paesaggistici o anche complessi industriali. Proprio per questo non pensiamo a una soluzione unica calata dall'alto, ma a un metodo comune. C'è poi un'idea che riteniamo meriti di essere approfondita: un bilancio annuale del valore pubblico del patrimonio. Non limitarsi a misurare quanto incassa un castello o quanti biglietti vende un museo, ma misurare anche visitatori, investimenti attivati, occupazione, imprese locali coinvolte, eventi, attività culturali, ricadute economiche, accessibilità e stato di conservazione. In altre parole: non soltanto quanto rende un bene, ma quanto valore restituisce alla comunità.
E non proponiamo di mettere immediatamente insieme decine di beni. Proponiamo di individuare uno o più progetti pilota, costruire un modello, misurarne i risultati e, soltanto dopo, decidere se e come estenderlo. Il Vco sta già affrontando, nel settore della montagna e degli impianti sciistici, una riflessione su forme di governance territoriale e collaborazione pubblico-privata. Senza voler replicare automaticamente quel modello, riteniamo interessante porsi un interrogativo: se il territorio sta cercando nuove forme di collaborazione per mettere a sistema il patrimonio turistico della montagna, possiamo sviluppare una riflessione analoga, con strumenti e garanzie specifiche, anche per il patrimonio culturale? Ed è proprio questo il senso di Vco Patrimonio Comune. Non vogliamo dimostrare che una determinata soluzione sia giusta, ma verificare se sia la migliore. Perché il patrimonio pubblico del Vco può rimanere tesoretto della comunità, senza rinunciare alle migliori competenze e capacità imprenditoriali private. E il privato può essere un protagonista della valorizzazione senza diventare, per questo, proprietario del patrimonio della comunità. La sfida è costruire le regole e la governance che permettano a queste due dimensioni di lavorare insieme, creando più valore per il territorio. Su questo proponiamo di aprire una discussione”.





