Per alcune ore — e, in alcuni tratti, per alcuni giorni — un nastro lungo quasi quattro chilometri ha attraversato Colloro da una parte all’altra. È passato tra le case e lungo i sentieri, ha seguito muri e ringhiere, attraversato prati e terrazzamenti, raggiunto i luoghi interessati dagli interventi del progetto “Borgo Tenso” e incontrato molti altri spazi della vita quotidiana del paese. Ma soprattutto ha incontrato le persone. La comunità ha accolto il gesto, vi ha partecipato e lo ha fatto proprio, contribuendo alla costruzione del percorso e restituendo pensieri, ricordi e percezioni. Una risposta che, per intensità e spontaneità, ha forse superato anche le aspettative. Il nastro ha raggiunto la più giovane abitante e la persona più anziana del paese, mettendo simbolicamente in relazione l’inizio e la memoria più lunga di una comunità. Ha unito persone e famiglie, luoghi pubblici e spazi privati, storie del passato e desideri per il futuro. Ognuno ha potuto riconoscere in quel segno qualcosa di proprio e, nello stesso tempo, qualcosa che appartiene a tutti. È questo il senso di “Intrecci di comunità”, il gesto collettivo nato a conclusione del progetto Borgo Tenso, realizzato dal comune di Premosello-Chiovenda nell’ambito del Pnrr – Missione 1, Componente 3, Misura 2, Investimento 2.1 “Attrattività dei Borghi Storici”, finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEu.
Borgo Tenso non ha significato soltanto recuperare edifici, sentieri, terrazzamenti e spazi collettivi. Ha provato a ricomporre una relazione tra ciò che il territorio conserva, chi lo abita oggi e chi continuerà a viverlo domani. Per questo il momento conclusivo non poteva limitarsi all’inaugurazione delle opere realizzate: doveva diventare un’occasione per restituire alla comunità il senso complessivo del percorso. Il nastro ha toccato l’Ostello e il Museo della Biodiversità Alpina, la Cà Vegia, il mulino, i terrazzamenti e i muretti a secco, le opere del Museo a Cielo Aperto e gli altri luoghi riscoperti o rigenerati dal progetto. Nel farlo, però, non ha semplicemente tracciato una mappa degli interventi: ha disegnato una geografia umana, fatta di porte, finestre, mani, voci e incontri.
Per qualche ora, legami normalmente invisibili hanno assunto una forma concreta. Il nastro ha mostrato che un paese non è soltanto l’insieme delle sue case e dei suoi spazi, ma una trama di relazioni che sopravvive giorno dopo giorno: nella cura di un luogo, in un ricordo condiviso, in una porta aperta, nell’attenzione verso chi vive accanto a noi. Poi il nastro è stato tolto. Ciò che rappresentava, invece, è rimasto. Restano le persone incontrate, le parole raccolte, le immagini e la consapevolezza di appartenere a una storia comune. Resta soprattutto l’auspicio che quei legami continuino a intrecciarsi, ad accogliere nuove persone e a generare altre occasioni di partecipazione e di cura.
L’iniziativa (qui il video che la racconta) richiama esperienze artistiche che hanno usato il filo come simbolo di relazione, incontro e appartenenza, di cui l’opera più celebre e fonte di ispirazione è sicuramente l’opera ‘Legarsi alla Montagna’ di Maria Lai. L’intento è stato riprendere quello stesso gesto simbolico e potente — il filo che unisce — per trasformarlo in un’azione condivisa e contemporanea.
Questo è stato lo spirito di Borgo Tenso, un progetto che parte da un borgo e si apre al bosco, al fiume, al paesaggio, ricucendo ciò che il tempo aveva disperso e riportando al centro il valore della comunità: le persone. Colloro è diventato, per un giorno, un’opera collettiva: un luogo in cui arte, territorio e persone si intrecciano in un unico racconto, capace di lasciare un segno duraturo, un grande tessuto umano e territoriale. Il filo che ha attraversato il paese ha raccontato qualcosa di semplice e necessario: che apparteniamo ai luoghi che sappiamo custodire, e che i luoghi vivono davvero solo quando qualcuno continua a legarsi a loro.





