“Ci sono ancora pochi e chiari dettagli sulla vicenda del tentato femminicidio di Bognanco, ma una certezza limpida che non ha la necessità di attendere aggiornamenti è l’ennesimo ultimo appuntamento finito tragicamente per l’ennesima donna che si è trovata costretta a scappare per vivere la sua libertà.
Storie simili risultano quotidianamente in ogni provincia del nostro paese, dalle realtà più grandi a quelle più piccole come quella appena accaduta sul nostro territorio”. La denuncia arriva da Cgil Novara Vco.
“Di fronte a vicende come questa - proseguono dalla segreteria del sindacato - si ritiene fondamentale come Cgil richiamare l'importanza della rete come prevenzione concreta. Una rete che sul territorio coinvolge soggetti diversi e che trova spazio anche nei luoghi di lavoro e nelle Camere del Lavoro, dove non di rado emergono e ci vengono segnalate situazioni di violenza, controllo, isolamento o dipendenza economica che rendono ancora più difficile per le donne sottrarsi a relazioni pericolose”.
“Ma sarebbe disonesto raccontare che questo sia sufficiente - sottolinea la Cgil -. La non rassegnazione, l’incapacità di accettare e le denunce sono lo sfondo di ogni notizia. Saranno le indagini a chiarire quanto accaduto a Bognanco, ma ogni volta che una donna è costretta a fuggire per difendere la propria libertà siamo chiamati a interrogarci sulla capacità del sistema di trasformare le segnalazioni in una protezione reale ed efficace. Da anni assistiamo allo stesso schema di fronte ad una relazione che finisce e per questo è difficile considerare questi episodi come eventi eccezionali o imprevedibili. C'è chi continua a sostenere che il patriarcato non esista più. Eppure, il patriarcato si manifesta proprio negli avvenimenti come quelli di oggi”.
“Come Cgil riteniamo che la risposta non può essere soltanto repressiva, anche se gli strumenti di tutela devono essere rafforzati e resi sempre più efficaci, riteniamo fondamentale e necessario un lavoro culturale profondo che rimetta al centro l'educazione alle relazioni, all'affettività, al consenso e al rispetto delle differenze. Un percorso che deve coinvolgere scuole, famiglie, luoghi di lavoro e l'intera comunità.
La prima responsabilità è non normalizzare. Continuare ad ascoltare, sostenere e costruire una rete è indispensabile. Ma altrettanto indispensabile - conclude il sindacato - è riconoscere che la violenza maschile contro le donne non è un'emergenza improvvisa: è un problema strutturale che richiede risposte strutturali”.





