Il gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle del Vco torna sul tema del turismo sul territorio e, in particolare, del progetto “holding della neve” per la valorizzazione e rilancio delle stazioni sciistiche della provincia. Di seguito la nota, firmata dal responsabile Imerio Frattini:
Il progetto "maggiore.life", con la sua "Holding della Neve", fu presentato il 12 marzo come il più grande piano di sviluppo turistico integrato dell'arco alpino piemontese. Prevedeva otto stazioni, dal lago alla montagna (Val Formazza, Val Vigezzo, Valle Antrona, Macugnaga, Mottarone, San Domenico, Alpe Devero e Domobianca, con una possibile estensione alla Valsesia), 215 milioni di euro di investimenti al 2035 e una holding pubblico-privata in cui la regione avrebbe dovuto coprire il 50% del fabbisogno di capitale nei primi tre anni. Oggi mostra crepe che non possono più essere liquidate come "situazioni critiche da gestire in parallelo", come le definiva lo stesso documento di presentazione. Una verifica di fattibilità sui dati pubblici restituisce una situazione molto diversa da quella raccontata a marzo.
Vigezzo, Formazza e Antrona. Le tre aree, riunite nella società Vigezzo&Friends, non sono più "in bonis". A luglio è stata depositata al Tribunale di Verbania l'istanza di liquidazione giudiziale, dopo che il nuovo CdA ha riscontrato un indebitamento e una crisi di liquidità più gravi del previsto. Sono a rischio circa trenta dipendenti (26 unità operative verificate). Il 15 aprile, indicato dallo stesso piano come termine ultimo per l'erogazione del contributo regionale necessario a evitare il collasso, è passato senza alcun contributo.
Macugnaga. Belvedere e Monte Moro riaprono solo in extremis e in parte, con un nulla osta Ansfisa arrivato a ridosso della stagione e un dissequestro che libera soltanto il primo tratto della funivia. È un salvataggio d'emergenza per non perdere anche l'estate dopo un inverno già compromesso. Restano irrisolti piano valanghe, nodo autorizzativo e incidente tecnico, e l'intero comparto turistico resta sospeso in un equilibrio precario.
La holding. Nell'assetto societario presentato tutte le quote di partecipazione risultano "Tbd", cioè non definite, e non risulta alcuna delibera formale della Regione a copertura dell'impegno finanziario pubblico ipotizzato.
In sintesi, almeno quattro aree su otto, metà del network e quote rilevanti del capitale ancora da investire, sono oggi tutt'altro che operative rispetto a quanto raccontato in fase di presentazione. Il quadro è ancora più stridente alla luce della visita a Macugnaga del Ministro dello Sport Andrea Abodi, il 27 maggio. Accolto dal neo sindaco Stefano Candiani, l'incontro fu presentato dalla maggioranza locale come "il primo tassello di un percorso di dialogo e collaborazione istituzionale". La visita non fu esplicitamente ricondotta al progetto, ma riguardava l'area indicata come prioritaria fin dal 12 marzo. A quattro mesi di distanza quel percorso non ha prodotto alcun risultato tangibile.
Il 23 settembre si è tenuta a Torino la prima riunione sull'ipotesi che Monterosa 2000 S.p.A., società interamente pubblica controllata dalla regione tramite Finpiemonte Partecipazioni, entri nella holding per la gestione degli impianti del Vco. Il piano industriale ora si chiama "maggiore.monterosa". Al tavolo sedevano i promotori privati (Gruppo Altair, Vigezzo and Friends, Macugnaga Trasporti e Servizi) e i due principali sponsor politici dell'operazione, il sottosegretario Alberto Preioni e l'assessore Federico Riboldi (che ricordiamo essere assessore alla sanità e all'edilizia sanitaria, quindi cosa c’entra?).
Sono i numeri a raffreddare gli entusiasmi. A fronte dei 18,5 milioni previsti per il Mottarone e dei circa 33 per Macugnaga, lo stesso piano industriale li giudicherebbe largamente sottostimati, indicando un fabbisogno reale di circa 50 milioni per il Mottarone e fino a 100 per Macugnaga. Ne deriverebbe una quota a carico della finanza regionale di almeno 80 milioni, esclusi i costi di gestione, a fronte di investimenti residui stimati in 128 milioni, di cui 50 da reperire entro il 2030.
Sulle sole due stazioni considerate, la differenza tra stime progettuali (51,5 milioni) e piano industriale (150 milioni) è di 98,5 milioni. È lecito dubitare che anche i 215 milioni della presentazione, e i 110 milioni (di cui 70 da reperire) del protocollo d'intesa regione-provincia, siano abbondantemente sottostimati. Questa ridda di cifre conferma quanto denunciamo da tempo: a oggi nessuno è in grado di indicare il reale costo dell'operazione per le casse regionali.
Verifiche giuridiche: L’operazione dovrà misurarsi con il Testo Unico sulle società partecipate. L'articolo 5 richiede una motivazione analitica, non apodittica come più volte ribadito dalla Corte dei Conti, sulla sostenibilità finanziaria e sulla convenienza rispetto ad alternative di mercato. Sono previsti un vaglio preventivo della Corte dei Conti e possibili rilievi dell’Anac.
Verifiche tecniche: Le stazioni del Vco sono geograficamente distanti e prive di continuità fisica, senza possibilità di collegamento impiantistico e quindi di vere economie di scala. Il rischio concreto è la "pubblicizzazione" delle perdite di soggetti privati.
Verifiche ambientali: Alcune aree, a partire da Alpe Devero, ricadono in siti Natura 2000 e in contesti di elevata sensibilità naturalistica, in un quadro di tutela che il Tar Piemonte ha di recente confermato ampliando i confini del Parco. Analoghi progetti di collegamento sciistico nell'Ossola si sono già scontrati con opposizioni e rilievi autorizzativi significativi.
Verifiche territoriali: Concentrare risorse pubbliche così rilevanti su un solo quadrante rischia di penalizzare altre aree della regione, dal Cuneese al Torinese fino alla Valsesia, alle prese con le stesse sfide di clima, costi di esercizio e rinnovo degli impianti.
Lo stesso Presidente Cirio ha manifestato pubblicamente scetticismo sulla fattibilità del progetto, pur senza una posizione netta. Questa ambiguità, unita alle spinte convergenti di Preioni, Albertella e Riboldi, rischia di tradursi in un impegno pesante e mal ponderato per le casse regionali.
Colpisce poi la discontinuità del presidente della provincia. Fu Giandomenico Albertella a guidare a Torino la delegazione Vco che presentò il progetto a Cirio, all'assessore Paolo Bongioanni e al sottosegretario Preioni, dicendosi convinto che la regione avrebbe apprezzato lo sforzo del territorio. Già prima di quella presentazione, tra le situazioni indicate dai promotori come bisognose di attenzione immediata comparivano Macugnaga (guarda caso in campagna elettorale per le amministrative) e la Piana di Vigezzo, allora citata come Piana di Craveggia. Le due criticità oggi più gravi erano dunque note fin dall’inizio. Lo stesso Albertella che sei mesi fa guidava la delegazione con toni fiduciosi è oggi in prima fila ad attaccare la regione per le promesse non mantenute. Chi ha guidato la presentazione non può presentarsi solo come parte lesa: la coerenza istituzionale impone di assumersi la responsabilità delle scelte fatte, non di cambiare bersaglio a seconda della convenienza del momento.
Le sue critiche confermano, seppur indirettamente, la fondatezza dei nostri dubbi. Il progetto è stato annunciato con toni trionfalistici, anche alla presenza del Ministro Abodi, prima che fossero risolti i nodi strutturali, societari, finanziari e autorizzativi che oggi si presentano al conto. Non è accettabile che il territorio conosca lo stato reale delle cose solo attraverso comunicati e polemiche tra amministratori, anziché con un'informazione trasparente e tempestiva.
Per questo come Gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle della Provincia del Verbano Cusio Ossola chiederemo, tramite i nostri rappresentanti in consiglio regionale, che la giunta chiarisca:
1. se e quando l'impegno della regione al 50% del fabbisogno di capitale sia stato oggetto di delibera formale, o resti una semplice ipotesi di scenario;
2. quale sia lo stato giuridico delle società in liquidazione giudiziale o con impianti chiusi, e con quali tempi e modalità se ne preveda il conferimento nella holding;
3. quali siano le quote di partecipazione previste per regione, operatori storici e nuovi investitori, oggi tutte "da definire";
4. quali garanzie evitino che i fondi pubblici stanziati o promessi coprano debiti pregressi anziché nuovi investimenti;
5. quale sia la consistenza, la tempistica e la destinazione dei 50 milioni annunciati da Cirio, e quali misure di tutela occupazionale siano previste per i lavoratori rimasti senza impiego;
6. quale sia la cifra realmente attendibile del fabbisogno complessivo, tra i 215 milioni di marzo, i 110 (di cui 70 da reperire) del protocollo, i 128 di investimenti residui e gli oltre 80 di quota regionale emersi il 23 settembre, e con quali strumenti si garantirà una rendicontazione unica, trasparente e verificabile;
7. quali verifiche siano state compiute sulla compatibilità dell'ingresso di Monterosa 2000 (e di ogni altro soggetto pubblico regionale) con il d.lgs. 175/2016, in particolare su motivazione analitica ex art. 5, vaglio della Corte dei Conti e rilievi Anac;
8. quali verifiche siano state fatte sulla compatibilità delle opere con i vincoli ambientali, paesaggistici e naturalistici, inclusi i siti Natura 2000 e il Parco Nazionale della Val Grande, e se la giunta ritenga necessaria una valutazione strategica complessiva degli impatti territoriali, ambientali e socioeconomici prima di ogni ulteriore impegno di risorse.
Continueremo a seguire da vicino il dossier per tutelare l'interesse pubblico, i lavoratori e le loro famiglie, ed evitare che un progetto dal potenziale interessante per la Val d'Ossola diventi l'ennesima promessa mancata a carico dei cittadini e dei conti della regione”.





