La Cardiochirurgia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria festeggia i trent’anni il 13 marzo con una serata benefica al Teatro Alessandrino. Un traguardo significativo, che racconta un percorso fatto di competenze, innovazione, ricerca e impegno quotidiano al servizio dei pazienti.
Il reparto è cresciuto grazie a una grande équipe e a una guida in parte ossolana: prima con il primario di Piedimulera Dante Medici, poi negli ultimi dieci anni con il direttore della Cardiochirurgia e del Dipartimento cardio-toraco-vascolare Andrea Audo, originario di Trontano.
Dalla nascita a oggi la Cardiochirurgia alessandrina ha effettuato circa 20 mila interventi, con una media di 650 all’anno, diventando un punto di riferimento per il territorio. Un risultato che rende orgogliosa anche l’Ossola: sotto le mani del dottor Audo sono passati migliaia di cuori ossolani. Il medico, proprio per la sua professionalità, l’umanità e l’impegno verso la comunità, è stato premiato dalla Pro Loco di Domodossola nel dicembre 2024, mentre il Comune di Trontano nel 2021 gli ha conferito la cittadinanza onoraria.
«A festeggiare il traguardo della Cardiochirurgia, alla serata benefica “Cuore Non Stop” in programma venerdì 13 marzo dalle 20.30 al Teatro Alessandrino, vorrei ci fossero anche gli ossolani – dice il cardiochirurgo Andrea Audo – perché questo reparto parla ossolano. A volte, quando passo nei corridoi, sembra di essere in piazza mercato a Domodossola. È la nostra festa, ma anche una festa dell’Ossola».
L’evento sarà presentato da Antonella Clerici e vedrà la narrazione di storie di rinascita e speranza che hanno segnato il percorso della Cardiochirurgia dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Alessandria. Alcuni pazienti racconteranno la loro esperienza insieme a Beppe Bergomi, Fabio Caressa e Regina Baresi. Ospite Michele Bravi, che interpreterà il brano «Prima o poi» presentato al Festival di Sanremo. Sul palco saliranno anche la cantautrice Amara e il pianista e tastierista Jacopo Carlini. Ad affiancare Antonella Clerici sarà inoltre Gianmaurizio Foderaro, dirigente Rai e cittadino onorario di Alessandria.
La ricerca sanitaria rappresenta il filo conduttore che unisce passato, presente e futuro, come strumento fondamentale per migliorare continuamente la qualità delle cure. L’intero ricavato della serata sarà devoluto a Solidal per la Ricerca a sostegno del progetto “Cuore Non Stop”, dedicato allo sviluppo e alla validazione di un’innovativa tecnica di rianimazione e assistenza al circolo nei pazienti colpiti da arresto cardiaco.
I biglietti della serata sono disponibili su TicketOne. I prezzi partono dai 20 euro della galleria, fino ai 35 e 50 euro della platea, mentre per gli under 16 il costo sarà di 10 euro.
Andrea Audo ha eseguito il suo primo intervento nel 1995 all’ospedale San Martino di Genova. Successivamente ha lavorato negli ospedali di Novara e Genova, con un periodo di due anni all’estero, prima di arrivare alla Cardiochirurgia di Alessandria. Oggi esegue in media due interventi al giorno; nel dipartimento lavorano complessivamente 70 medici, 230 infermieri e 15 tecnici.
C’è un intervento al cuore che gli è rimasto particolarmente impresso?
"Sì, uno di sei anni fa che ho effettuato su una donna mentre stava partorendo".
C’è un segreto dietro questo risultato non comune?
"Quando ti piace il tuo lavoro è tutto più semplice: ti diverti, fai del bene e non senti le ore di lavoro. L’importante è mantenere la calma e sapere che quella che hai in mano è la vita di una persona. Attorno al paziente ruota un gruppo composto da cardiochirurghi, cardiologi, anestesisti, neurologi, nefrologi e altri specialisti. Questo approccio multidisciplinare consente di valutare ogni caso in modo completo e di scegliere la strategia più adatta. I pazienti di oggi sono spesso più anziani e presentano diverse patologie concomitanti. Grazie alle nuove tecnologie, anche situazioni un tempo considerate troppo rischiose possono essere affrontate con buone prospettive di successo".
Quanto conta l’aspetto umano nel suo lavoro?
"Moltissimo. Il paziente da noi non si sente mai solo. Devo dire che in generale la medicina si sta umanizzando sempre di più. Anche a Domodossola ci sono professionisti molto bravi. Un tempo il medico si ergeva su un piedistallo, ora non è più così".









