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Economia e lavoro | 20 aprile 2021, 12:15

Anche le api danneggiate dalle gelate di inizio aprile: Aspromiele chiede lo stato di calamità

A rischio la produzione 2021 del miele di acacia. La stessa situazione nel 2017: alla gelata fuori stagione non seguì alcun risarcimento

Anche le api danneggiate dalle gelate di inizio aprile: Aspromiele chiede lo stato di calamità

Le gelate che si sono verificate in Piemonte il 7, 8 e 9 aprile 2021 hanno causato notevoli danni alla vegetazione e alle colture.

In particolare, il settore apistico è stato gravemente colpito dalla gelata che ha danneggiato la fioritura dell’acacia, mettendo dunque a rischio la produzione 2021 di una delle varietà di miele più apprezzate dai consumatori.

Sono state inoltre compromesse altre piante gradite alle api, come il ciliegio, in molte zone ancora in piena fioritura. Si ipotizzano danni anche per il tarassaco, il tiglio e il castagno, in fase di germogliamento.

Considerando solo gli ultimi anni, è la seconda volta che gelate fuori stagione compromettono la produzione di miele. Nel 2017 è successo tra il 18 e 21 aprile. Benché sia stato riconosciuto lo stato di calamità e le aziende abbiano presentato le domande per il risarcimento dei danni, non è seguito nessun risarcimento.

Gli eventi confermano per l’ennesima volta la crisi climatica in atto. Le aziende apistiche non hanno nessuna possibilità di tutelarsi di fronte alle mancate produzioni dovute alle avversità climatiche, perché manca un’offerta di prodotti assicurativi che copra questi danni.

Per questi motivi Aspromiele, l’Associazione di Produttori Piemontesi che rappresenta oltre il 70% del patrimonio apistico piemontese, chiede alla Regione Piemonte di inserire l’apicoltura tra i settori agricoli danneggiati dalle gelate dei giorni scorsi e di attivare lo stato di calamità con le compensazioni necessarie per sostenere concretamente il comparto.

Purtroppo anche altre tipologie di eventi atmosferici continuano a danneggiare il settore - dichiara la Presidente di Aspromiele, Lidia Agnello - L’alluvione del 2 e 3 ottobre 2020, per esempio, ha colpito vasti territori piemontesi, interessando numerose aree di insediamento di apiari condotti da aziende apistiche professionali. Intere postazioni sono state travolte dall’acqua e dal fango ,causando la distruzione degli alveari e la morte delle api. Abbiamo bisogno di adeguate forme di sostegno, che possano consentire la sopravvivenza delle aziende sottoposte a dura prova”.

“I cambiamenti climatici stanno mettendo a dura prova l’apicoltura - aggiunge il Coordinatore dei Tecnici apistici di Aspromiele, Luca Allais - Abbiamo avuto un’ondata di caldo anomalo tra il 24 marzo e il 4 aprile che ha accelerato la fase vegetativa delle piante rendendole maggiormente vulnerabili al successivo brusco calo delle temperature”.

Aspromiele ha sistematizzato i dati raccolti dalla rete Bee Rap, attivata nel 2019 dall’Associazione. Attraverso 100 bilance, poste su altrettanti apiari in tutta la Regione, Bee Rap rileva in continuo le variazioni di peso sul consumo di scorte o sul raccolto di miele, oltre a temperatura e umidità dell’ambiente esterno. Il report redatto dai tecnici apistici di Aspromiele presenta inoltre i dati rilevati in ciascuna stazione di monitoraggio e le informazioni sulle fioriture in atto in ogni località. Alla luce di queste osservazioni, i danni più gravi si sono verificati l’8 aprile. Le temperature sotto zero in moltissimi casi si sono protratte fino a oltre 10 ore. I dati ufficiali dell’ARPA confermano il brusco calo termico anche in pianura, dove, nella mattinata dell’8 aprile, la media delle temperature minime è stata pari a – 1,4°C: un primato per il nuovo millennio.

C.S.

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