“E’ una scelta dolorosa, che non facciamo certamente a cuore leggero, soprattutto rispetto ad una realtà importante come quella della Cappuccina”.
Fra Roberto Rossi Raccagni è il ministro provinciale dei Frati Cappuccini del Piemonte. Nello scorso fine settimana è salito personalmente a Domodossola per comunicare ai fedeli durante le messe la decisione dei frati di lasciare, a partire dal prossimo anno, la parrocchia di S.Antonio.
E ora spiega le ragioni della decisione.
“Anzitutto voglio sottolineare che si tratta di una scelta che i frati hanno assunto in autonomia. lo voglio dire con chiarezza: nessuno ci ha mandato via. E la ragione di questa scelta, che, lo ripeto, è dolorosa, è una sola: non ce la facciamo più. I frati anziani, ahimè, muoiono. E le nuove vocazioni sono poche. Siamo stati costretti nostro malgrado a ridurre le nostre presenze: accade in Piemonte ma in tutta Italia. Domodossola è solo l’ultimo caso in cui siamo costretti a prendere atto dell’impossibilità di continuare a sostenere un impegno gravoso come è quello della animazione e guida di una parrocchia”.
Nella comunicazione data sabato e domenica nelle messe, fra Roberto ha tracciato anche l’orizzonte temporale della transizione che è stata decisa. “I frati – ribadisce - rimarranno a Domodossola fino al mese di giugno del prossimo anno 2025. Abbiamo indicato idealmente il 15 giugno, festa patronale della Cappuccina, come momento di celebrazione, che vorremmo fosse colma di gioia e di riconoscenza, per ringraziare le persone e istituzioni che hanno vissuto insieme ai frati questi settant’anni di vita del carisma di san Francesco nella città e nell’Ossola. Dal 1° settembre 2025 la Cappuccina sarà sotto la responsabilità giuridica e pastorale del parroco della Parrocchia dei s.s. Gervasio e Protaso di Domodossola”.
Molti si chiedono che ne sarà delle tante opere collegate alla presenza dei frati a Domodossola.
“E’ assolutamente prematuro – risponde fra Roberto – dare indicazioni su questo. Posso dire certamente che è nostra intenzione non disperdere il patrimonio prezioso di sollecitudine pastorale sociale che i frati, a cominciare da padre Michelangelo e padre Vincenzo, hanno costruito a Domodossola. Cercheremo di farlo nel miglior modo possibile, e per questo auspichiamo la collaborazione di tutti coloro che hanno a cuore come noi le realtà nate in tutti questi anni. Parlo anzitutto di tutte le istituzioni, e poi delle tante realtà di volontariato, degli amici che soni sempre stati vicini alla Cappuccina. Sono anche certo che la Diocesi, dal Vescovo al Parroco di Domodossola, saranno animati dalla stessa nostra premura. Negli anni anche in altre realtà dove abbiamo dovuto nostro malgrado concludere una presenza in parrocchia, i sacerdoti diocesani che sono subentrati hanno portato avanti le opere create dai frati, e lo hanno fatto con passione e competenza. Sono certo che anche a Domodossola andrà allo stesso modo”.