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La storia intorno a noi | 02 maggio 2021, 15:15

Il Tempio Lepontico di Roldo, eredità pagana in Val d’Ossola

Secondo appuntamento con la rubrica curata da Marina Borroni

Il Tempio Lepontico di Roldo, eredità pagana in Val d’Ossola

Edificio cultuale in epoca romana, torretta di avvistamento dal 1200 e rifugio di partigiani nel 1945. Il tempio lepontico di Roldo ripercorre importanti passaggi della storia, ma gli aspetti più interessanti riguardano proprio la sua origine pagana…

Ad oggi un unicum nel suo genere in tutta l’area ossolana, questo tempietto risale al primo secolo dopo Cristo e grazie ad un’analisi della struttura si può dedurre che la sua costruzione sia opera della popolazione locale di origine celtica che abitava la val d’Ossola, i Leponzi. Questi avevano come città principale proprio Domodossola, che originariamente era chiamata Oscela (e poi Oscela Lepontorum, quando i Leponzi vennero sottomessi da Roma tra il 16 e il 15 a.C. durante le campagne contro i popoli alpini).

Pur essendo stato costruito in epoca romana, questo edificio è un perfetto esempio del modus operandi dell’architettura religiosa pagana, ben diversa da quella di impostazione greca, etrusca o romana. La sua pianta rettangolare si articola infatti in due vani: un piccolo atrio ed una cella, entrambi coperti da un tetto a piode. Sull’atrio, rivolto verso nord, si configura l’accesso tramite un arco a tutto sesto; la cella invece, leggermente rialzata rispetto all’atrio e coperta da una volta a botte, presenta un’unica piccola finestra sul lato meridionale. Importante sottolineare infatti come l’intero edificio sia volutamente posizionato su un asse nord-sud. Inoltre è facile supporre che all’interno del vano principale vi fosse un altare o perlomeno una statua di culto, presumibilmente nelle vicinanze della finestrella, come testimoniano i segni che si intravedono sul pavimento.

Grazie infatti all’attenta disposizione geografica-astronomica dell’intero edificio e al fatto che ci sia una sola piccola apertura nella cella, si può facilmente avanzare l’ipotesi che il tempietto fosse proprio dedicato ad una divinità solare: la finestra è infatti posta ad un’altezza tale che i raggi solari vi possano penetrare in modo diretto soltanto nel periodo compreso tra l’equinozio di autunno e di primavera, permettendo la massima illuminazione al mezzogiorno del solstizio d’inverno. Queste coincidenze astronomiche-cultuali sono tipiche degli edifici e dei luoghi religiosi del passato, come ci testimoniano anche i menhir di Montecrestese.

Tuttavia, anche se il tempio ha un impianto tipicamente pagano, le tecniche costruttive sono frutto dell’ingegno romano: il paramento murario, l’utilizzo della signina (un genere di malta usato per prevenire l’umidità), alcuni accorgimenti architettonici e il magnifico pavimento musivo sono le stesse caratteristiche che si riscontrano nelle costruzioni romane di quel periodo.

L’orientamento, le esigue dimensioni della cella e l’inserimento di un prezioso mosaico nella pavimentazione ci suggeriscono quindi lo scopo sacro dell’edificio.


Il tempio lepontico di Roldo è per di più un ottimo esempio della situazione economica, sociale e culturale della Val d’Ossola del primo secolo dopo Cristo. I romani infatti avevano già soggiogato le popolazioni locali, ma i loro influssi culturali erano ancora scarsi sul piano religioso (consentendo quindi ai nativi di seguire le proprie tradizioni di culto), ma efficienti su quello architettonico: l’impegno costruttivo locale era infatti già contaminato dalle tecniche romane. In aggiunta, la realizzazione di un tempio significativo in una località marginale come quella di Roldo, è segnale della fiorente crescita economica che caratterizzava l’Ossola all’epoca.

Dal IV secolo d.C. tuttavia, a causa della cristianizzazione del territorio, il tempietto perse definitivamente la sua funzione originale e fu convertito ad uso profano. In seguito, durante il XIII secolo, la famiglia dei Picchi (signorotti locali che perpetuavano azioni di brigantaggio) sopraelevarono la cella per trasformarla in una torretta di vedetta e nel corso del tempo l’edificio intero fu inglobato ad una struttura secondaria. E fu così che durante la Seconda Guerra Mondiale, dei partigiani che cercavano rifugio, si appostarono proprio nelle vicinanze della torretta: sparando dei colpi di fucili contro una comitiva di soldati tedeschi, sollecitarono questi ultimi che, per rappresaglia, incendiarono e distrussero case ed edifici dell’area. Tra queste fu coinvolta proprio la cascina adiacente al tempio-torretta: fortunatamente quest’ultima non fu toccata, e ancora oggi abbiamo la possibilità di ammirare un perfetto esempio dell’eredità culturale pagana della Val d’Ossola.

Marina Borroni

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