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Regione | 27 ottobre 2021, 08:20

“Un codice di comportamento per evitare discriminazioni verso le lavoratrici con figli”

L’assessore Caucino indignata per la storia di Agnese: “Se la circostanza fosse confermata saremmo di fonte a un fatto gravissimo e inaccettabile”

“Un codice di comportamento per evitare discriminazioni verso le lavoratrici con figli”

«Ho letto con stupore misto a sdegno la storia, pubblicata da La Stampa - spiega l’assessore regionale al Welfare con delega alle Pari Opportunità, Chiara Caucino - di Agnese, la donna di 37 anni che punta l’indice verso l’azienda per cui lavorava a tempo determinato sostenendo non aver avuto il contratto rinnovato per il fatto di essere incinta da più di 6 mesi - . Se la circostanza fosse confermata saremmo di fronte ad un fatto gravissimo, che come assessore alle Pari Opportunità intendo combattere con ogni mezzo. Le aziende non solo non dovrebbero penalizzare le donne che decidono di avere un figlio, ma incentivarle, attraverso azioni di welfare aziendale che proprio la Regione sta progettando per rendere sempre più compatibile il ruolo di mamma con quello di lavoratrice».

Nell’articolo la donna sostiene di non aver mai avuto problemi con il suo datore di lavoro, che in precedenza il suo contratto era stato rinnovato e che il rapporto con colleghi e titolari era ottimo. Fino a quando - a quanto parrebbe - Agnese si è accorta di aspettare un bambino. Correttamente la donna ha immediatamente avvisato colleghi e datore di lavoro e, da quel momento qualcosa sarebbe cambiato: secondo la versione della futura mamma l’azienda non soltanto non avrebbe aiutato la donna (che si occupava di e-commerce) vista la sua nuova condizione, ma le avrebbe raddoppiato il lavoro, quasi come a «incentivare» un eventuale passo indietro. Agnese ha invece tenuto duro, convinta, visti i brillanti risultati pregressi e il precedente rinnovo in pieno lock down che le cose sarebbero proseguite regolarmente. Poi, venerdì, mattina, come racconta l’articolo, la doccia gelata: nessun rinnovo, nemmeno una spiegazione «vis a vis» se non una scarna comunicazione che attribuiva al Covid la causa della presunta impossibilità a proseguire il rapporto». 

«Se le cose stessero davvero così saremmo di fronte a un fatto inaccettabile. Le donne che lavorano devono avere il diritto di avere un bambino senza subire alcun tipo di rischio di perdere la propria occupazione. Così come non più è accettabile che nei colloqui di lavoro venga ancora oggi, in parecchi casi, posta alle donne la domanda riguardo alla volontà di avere figli o meno», tuona Caucino. «Come assessore alle Pari Opportunità - prosegue Caucino - ma soprattutto come donna e mamma che lavora, esprimo tutta la mia vicinanza ad Agnese e a tutte le donne che subiscono, nel silenzio più assordante, situazioni di questo genere. E’ mia intenzione innanzitutto approfondire questo caso e, in seconda battuta, stabilire, insieme alle aziende piemontesi, alle associazioni datoriali e ai sindacati un codice di comportamento affinché la maternità venga tutelata e incentivata, evitando qualsiasi forma di discriminazione: diretta, ma anche indiretta».




C.S.

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