Le imprese di Piemonte e Valle d’Aosta faticano sempre di più a trovare personale, con conseguenze dirette sulla competitività del sistema produttivo locale, in particolare per le piccole e medie imprese.
Secondo una ricerca della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, basata su dati Unioncamere e Ministero del Lavoro e che sarà presentata al Congresso interregionale della categoria, su 100 assunzioni programmate solo 22 vengono concluse nei tempi previsti. Nella maggior parte dei casi, infatti, i tempi si allungano (32 su 100) oppure le aziende sono costrette a scendere a compromessi sul profilo individuato (30).
Il fenomeno è in forte crescita: se nel 2019 solo il 14% delle imprese dichiarava difficoltà ad assumere per mancanza di candidati, nel 2025 la quota è salita al 33%.
Alla base delle criticità, spiegano i consulenti del lavoro, c’è soprattutto la scarsità di candidati (60,8%), ancora più rilevante rispetto alla mancanza di competenze specifiche (50,7%). Una situazione legata a fattori strutturali come l’inverno demografico e la crescente fuga di giovani all’estero.
Proprio su questo fronte, i dati mostrano una forte accelerazione: tra il 2019 e il 2024 il numero di laureati che ha lasciato Piemonte e Valle d’Aosta è più che raddoppiato, passando da 1.793 a 3.676 unità.
A pesare è anche il progressivo invecchiamento della popolazione attiva. L’uscita dal mercato del lavoro dei baby boomer, unita al calo demografico, ha ridotto significativamente la forza lavoro disponibile: dal 2019 la popolazione tra i 20 e i 65 anni è diminuita di 58mila unità e si prevede un calo di circa 270mila entro il 2040.
Le figure più difficili da reperire restano operai specializzati, tecnici qualificati, professioni ad alta specializzazione e dirigenti. Una criticità che colpisce in modo particolare le pmi, meno attrattive rispetto alle grandi aziende.
Tra i principali fattori che rendono più complesso il recruiting emergono retribuzioni meno competitive (64,2%), minori opportunità di crescita professionale (57,7%) e modelli organizzativi più rigidi (34,3%).
Le conseguenze del mismatch si riflettono direttamente sull’organizzazione aziendale: il 71,6% segnala un sovraccarico di lavoro per il personale già in organico, mentre il 60,4% registra un aumento dei costi.
Per reagire, molte imprese stanno rivedendo le proprie strategie. La leva più utilizzata è il rafforzamento del welfare aziendale (64,1%), considerato uno strumento chiave sia per attrarre nuovi lavoratori sia per fidelizzare quelli già presenti. Seguono il ricorso a tirocini e apprendistato (49%) e una maggiore flessibilità degli orari di lavoro (43,8%), sempre più richiesta soprattutto dalle nuove generazioni.
Un quadro che evidenzia come il tema del lavoro, tra carenza di candidati e trasformazioni demografiche, rappresenti oggi una delle principali sfide per la tenuta e lo sviluppo del tessuto produttivo del Nord Ovest.














