(Adnkronos) - Per le eurodeputate, la gravidanza avanzata e i mesi successivi al parto hanno finora posto un problema molto concreto: come continuare a incidere sulle decisioni dell’Aula quando la presenza fisica a Bruxelles o Strasburgo diventa difficile, se non impossibile. La regola generale dell’Eurocamera prevede infatti che ogni membro voti personalmente e in presenza, a tutela della responsabilità individuale del mandato.
È su questo equilibrio, tra garanzia del voto personale e continuità dell’attività parlamentare, che interviene la modifica approvata in via definitiva dal Consiglio Ue il 26 maggio 2026. La nuova norma introduce una deroga limitata per le parlamentari incinte o che hanno appena partorito: potranno incaricare un altro membro del Parlamento europeo di votare al loro posto per un massimo di tre mesi prima della data presunta del parto e fino a sei mesi dopo la nascita del figlio.
Il testo non sarà applicabile subito. Dovrà prima essere approvato dagli Stati membri secondo le rispettive procedure costituzionali. Solo dopo l’ultima notifica al Segretariato generale del Consiglio la decisione entrerà in vigore. Il segnale politico, però, è già netto: la partecipazione alle istituzioni non può ignorare i tempi e le condizioni della cura.
La riforma modifica l’articolo 6 dell’Atto relativo all’elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto, allegato alla decisione del 1976. Il principio di base non cambia: l’eletto resta titolare del proprio mandato e il voto continua a essere, di norma, personale.
La novità riguarda una situazione specifica e delimitata nel tempo. Non viene introdotto un voto a distanza generalizzato, né un meccanismo permanente di sostituzione. La parlamentare conserva pienamente la propria funzione, ma può far esprimere materialmente il voto da una collega o da un collega scelto come proxy.
Il Consiglio prevede che le condizioni generali siano definite nello Statuto dei deputati europei, nel rispetto di trasparenza, responsabilità, tracciabilità, certezza giuridica e integrità del voto. Le modalità pratiche saranno invece stabilite dal regolamento interno del Parlamento europeo.
È in quella sede che dovranno essere chiariti i dettagli più sensibili: come si conferisce la delega, quanto dura, se vale per singole votazioni o per un periodo determinato, in che modo viene resa pubblica e come si assicura che il voto espresso corrisponda alla volontà della deputata. Sono passaggi essenziali, perché il voto parlamentare resta un atto politico attribuibile e controllabile dagli elettori.
La modifica nasce da una proposta del Parlamento europeo, che il 13 novembre 2025 aveva adottato una risoluzione legislativa per una revisione mirata della legge elettorale europea. L’obiettivo era consentire alle deputate di continuare a esercitare le proprie funzioni nei periodi immediatamente precedenti e successivi alla nascita di un figlio.
Il Consiglio ha raggiunto un accordo sulla riforma il 17 marzo 2026 e ha poi chiesto il consenso dell’Eurocamera. La plenaria ha approvato il testo il 29 aprile 2026 con 616 voti favorevoli, 24 contrari e 8 astensioni. Il 26 maggio è arrivata l’adozione finale da parte del Consiglio.
La procedura seguita è quella speciale prevista per le modifiche all’Atto elettorale europeo: il Parlamento presenta la proposta, il Consiglio definisce la propria posizione, chiede il consenso dell’Aula e infine adotta formalmente la decisione. L’ultimo passaggio, ora, è nazionale: la decisione dovrà essere approvata da tutti gli Stati membri secondo le rispettive regole costituzionali. Ogni governo dovrà comunicare al Segretariato generale del Consiglio il completamento del proprio iter. L’entrata in vigore scatterà il giorno successivo all’ultima notifica. Fino a quel momento, la modifica resta approvata ma sospesa nella sua applicazione.
La misura ha un valore pratico evidente: evita che una parlamentare sia esclusa dalle votazioni proprio in una fase in cui viaggi, sedute e trasferte possono diventare incompatibili con le esigenze fisiche e familiari legate alla nascita di un figlio. Ma il significato va oltre l’organizzazione dei lavori d’Aula.
La viceministra cipriota per gli Affari europei, Marilena Raouna, ha definito la riforma “un altro significativo traguardo per una democrazia europea più inclusiva”, sottolineando che le donne non dovrebbero essere costrette a scegliere tra servizio pubblico e maternità.
Il punto riguarda la qualità della rappresentanza. Quando una deputata non riesce a partecipare a una votazione per ragioni legate alla gravidanza o al post parto, non è coinvolta solo la sua posizione personale: viene limitata anche la possibilità degli elettori che l’hanno scelta di essere pienamente rappresentati. Da qui l’idea della delega come strumento di continuità democratica, più che come beneficio individuale.
La riforma si inserisce inoltre in un dibattito più ampio sulla presenza femminile nelle istituzioni. L’accesso alla politica non dipende soltanto dalle candidature, dalle elezioni o dagli equilibri di partito, ma anche dalle condizioni quotidiane in cui si esercita un incarico pubblico: orari, spostamenti, sedute, carichi familiari, congedi e strumenti di conciliazione.













