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Ultim'ora | 17 giugno 2026, 23:19

Milano si inchina agli Iron Maiden, a San Siro la storia dell’heavy metal

Milano si inchina agli Iron Maiden, a San Siro la storia dell’heavy metal

(Adnkronos) - Ci sono voluti quarantasei anni per passare dal Velodromo Vigorelli a San Siro. Dal ruolo di spalla dei Kiss nel 1980 al palco dello stadio più iconico d’Italia, gli Iron Maiden completano a Milano un percorso che assomiglia a una lunga marcia attraverso la storia dell’heavy metal. E il traguardo non è un concerto qualsiasi: per la prima volta il Meazza ospita uno show metal, consegnando alla band britannica una serata destinata a restare negli archivi della musica dal vivo italiana. All’ingresso dello stadio il colpo d’occhio è eloquente. Ci sono i fan che seguono Steve Harris e compagni dagli anni Ottanta ma anche ragazzi che non erano ancora nati quando uscì ‘Fear of the Dark’. Molti indossano magliette consumate dal tempo, altri le hanno acquistate da poco. Cambiano le generazioni, non l'amore per la loro musica. Ad aprire la serata sono gli statunitensi Trivium, formazione guidata da Matt Heafy e tra i nomi di riferimento del metal moderno in un mix efficace di metalcore e thrash. Un compito non semplice davanti a una platea arrivata soprattutto per assistere all’evento della serata.  

Bruce Dickinson, Steve Harris e compagni salgono sul palco alle 21 in punto. Il ‘Run For Your Lives Tour’, pensato per celebrare il cinquantesimo anniversario della band, è un viaggio attraverso i primi nove album della loro carriera, da ‘Iron Maiden’ del 1980 a ‘Fear of the Dark’ del 1992. Un percorso che coincide con la costruzione stessa della New Wave of British Heavy Metal, movimento che gli Iron Maiden hanno contribuito a definire e rendere globale. La storia d’amore tra Milano e gli Iron Maiden dura da quarantasei anni. Il loro debutto in città risale al 1980, quando salirono sul palco del Velodromo Vigorelli come gruppo di supporto ai Kiss. Nello stesso anno suonarono anche a Castel Sant’Angelo e i fan lo ricordano ancora come un battesimo di fuoco.  

Da allora la loro ascesa è stata inarrestabile fino all’approdo, simbolicamente potentissimo, nello stadio più iconico del calcio italiano. Per quasi due ore la band inglese si concede senza limiti. Gli schermi raccontano mondi fantastici, le luci trasformano continuamente la scenografia, mentre fuochi ed effetti speciali accompagnano una carrellata impressionante di classici. Eddie, la mascotte più famosa della storia del metal, appare armato di ascia durante ‘Killers’ e tornerà nel corso della serata, accolto con urla e cori. “Finalmente ci hanno fatto suonare a San Siro - esordisce Bruce Dickinson -. Avremo questa possibilità stasera. Ci sarà molta musica e un sacco da saltare”. Poi, prima di attaccare ‘Infinite Dreams’ aggiunge: “È un’occasione incredibile per noi essere qui, in uno stadio leggendario. Siamo la prima band metal a farlo. 38 anni fa non avremmo mai immaginato di poterci esibire qui, di fronte al più grande pubblico in Italia ed è straordinario. 38 anni fa abbiamo scritto questa canzone che parla di sogni: spero che i vostri possano essere infiniti stanotte”. 

Le ‘Vergini di Ferro’ sembrano ignorare il passare del tempo. Un patto col diavolo? Legittimo ipotizzarlo nel vedere Bruce Dickinson correre da una parte all’altra del palco con un’energia che sfida l’anagrafe, mentre Steve Harris continua a dominare la scena con il suo basso galoppante e Janick Gers fa spaccate appoggiandosi alle casse. Viene quasi da chiedersi se i tre abbiano davvero trovato il segreto della giovinezza eterna. Al centro del palco, insieme a Dave Murray e Adrian Smith, sono la conferma del perché siano considerati tra i grandi mattatori dell’heavy metal mondiale. Alla batteria, dopo il ritiro dalle tournée di Nicko McBrain, c’è Simon Dawson, perfettamente integrato nella macchina Maiden.  

La scaletta è una cavalcata nella storia del metal: ‘Aces High’, ‘The Number of the Beast’, ‘Run to the Hills’, ‘2 Minutes to Midnight’ e ‘The Trooper’ (con Dickinson e l’immancabile uniforme rossa dei Dragoni britannici) mentre Eddie fa nuovamente irruzione sul palco tra le ovazioni del pubblico. Il drappo rosso è inevitabilmente il preludio di ‘Phantom of the Opera’, dell’era Paul Di’Anno, accolto da un boato. Sul palco i musicisti si scambiano sguardi d’intesa. Sotto, i fan sono conquistati. Tra i momenti più attesi ci sono poi ‘Hallowed Be Thy Name’, accompagnata dalla scenografia della gabbia del condannato a morte, e ‘Fear of the Dark’, introdotta da una gigantesca luna piena che domina lo stadio. Se qualcuno continua a considerare questi brani ‘inflazionati’, basta guardare i 45mila presenti per ricredersi. Quello di stasera è il più grande show degli Iron Maiden in Italia di sempre. Tra le più apprezzate figura anche ‘Rime of the Ancient Mariner’, con la sempreverde ambientazione marina fatta di velieri e nebbia ispirata al poema di Samuel Taylor Coleridge. Le voci che alla vigilia dello show avevano parlato di un ricovero di Steve Harris al San Raffaele si sono rivelate infondate. Il bassista settantenne, tifoso del West Ham United e grande appassionato di calcio – martedì pomeriggio si è scattato persino una foto con Javier Zanetti – è apparso in splendida forma davanti a uno stadio che in passato aveva frequentato anche da spettatore.  

La chiusura è affidata a ‘Wasted Years’. Le ultime note accompagnano un pubblico che indugia sugli spalti, quasi riluttante ad accettare la fine dello spettacolo. Per gli Iron Maiden si tratta del debutto a San Siro; per il Meazza, invece, del primo concerto heavy metal della sua storia. Due eventi che si incrociano nella stessa sera e che raccontano molto dell’eredità costruita dalla band in cinquant’anni di carriera. Qualche giorno fa Steve Harris ha spiegato al ‘Corriere della Sera’ il rapporto tra gli Iron Maiden e il loro pubblico: “I metallari si sentono degli outsider, gli indiani, mentre tutto intorno ci sono i cowboy”. Guardando San Siro riempirsi per una band nata nell’East London degli anni Settanta, quella definizione assume contorni molto concreti. Da qui in avanti, tornare indietro sarà davvero difficile. (di Federica Mochi) 

 

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