(Adnkronos) - “In Europa una persona su 10 convive con una malattia autoimmune. Milioni di uomini e donne quindi hanno necessità che il Vecchio Continente sia più competitivo anche nel settore delle biotecnologie. L’accesso alle cure deve essere invece più rapido. Vanno create le condizioni perché l’innovazione sviluppata possa trasformarsi più velocemente in nuove opportunità per i pazienti”. È quanto emerso in un incontro - riporta una nota - che si è volto nei giorni scorsi, a Bruxelles tra alcuni parlamentari europei e i rappresentanti del comparto biotech, chiamati a confrontarsi sul futuro Biotech Act. Al meeting ha partecipato anche Argenx, azienda biotech globale nata in Europa e specializzata nello sviluppo di terapie innovative per gravi patologie autoimmuni. “Il Biotech Act rappresenta uno dei passaggi centrali della strategia europea per rafforzare un settore considerato determinante per la competitività, la salute e l’autonomia strategica dell’Unione - afferma Fabrizio Celia, Ceo di Argenx Italia - L’obiettivo è creare un ecosistema più favorevole alla ricerca e allo sviluppo, agli investimenti e alla crescita delle imprese biotech. Una sfida che, deve però riguardare l’intero percorso dell’innovazione: dalla ricerca scientifica al capitale, dallo sviluppo clinico alla regolazione, fino alla valutazione delle tecnologie sanitarie, al rimborso e all’accesso e disponibilità effettiva dei pazienti alle nuove terapie”.
Sempre a Bruxelles è emerso come l’Europa stia progressivamente perdendo terreno nella competizione globale per investimenti, ricerca e crescita delle imprese biotech. Nel 2002 - precisa la nota - gli Stati Uniti investivano in ricerca e sviluppo farmaceutico circa 2 miliardi di euro più dell’Europa. Oggi il divario è salito a circa 25 miliardi. Tra il 2015 e la metà del 2025, inoltre, le start-up biotech europee hanno raccolto circa 25 miliardi di euro di venture capital, contro circa 219 miliardi negli Stati Uniti.
“Come Azienda siamo nati nel 2008 e la nostra storia dimostra che l’Europa può generare scienza e innovazione di altissimo livello, ma deve essere capace anche di finanziare la crescita delle imprese che da quella scienza nascono - prosegue Celia - Vanno create anche nel nostro Continente le condizioni perché un’azienda biotech possa trovare anche qui la scala di investimenti necessaria per diventare globale. Se non riusciamo a farlo, rischiamo di finanziare la nascita dell’innovazione in Europa per poi vederne la crescita e la creazione di valore spostarsi altrove. Va inoltre superata l’idea che investire nei farmaci innovativi significhi semplicemente aumentare una voce di spesa sanitaria. La competitività europea si gioca sull’intero ciclo: scienza, capitale, sviluppo, accesso, ritorno dell’investimento e reinvestimento. Se uno di questi passaggi non funziona - osserva - il ciclo si interrompe. Il Biotech Act rappresenta l’opportunità per contribuire a ricostruirlo e fare dell’Europa non soltanto il luogo in cui nasce una parte della migliore scienza mondiale, ma anche quello in cui l’innovazione può crescere, raggiungere i pazienti e generare le risorse necessarie per alimentare la prossima generazione di ricerca. Sempre nell’interesse delle persone costrette a vivere con una malattia autoimmune - conclude - riteniamo fondamentale rendere più rapidi, prevedibili e coordinati i percorsi di sviluppo”.














