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Attualità | 23 giugno 2024, 12:01

Se non è Pie-morte, poco ci manca: in dieci anni "perse" più di 170mila persone

Le previsioni fra vent'anni non sono delle più rosee. Con gli stessi tassi di attività di oggi, la forza lavoro a cui la nostra Regione potrà attingere è destinata a diminuire drasticamente

Se non è Pie-morte, poco ci manca: in dieci anni "perse" più di 170mila persone

In dieci anni il Piemonte ha perso 174mila persone. Sono i dati forniti nei giorni scorsi dalla Banca d'Italia dove è stato presentato il rapporto annuale dell’Economia del Piemonte.

Non bastano gli stranieri

L’inverno demografico è ovunque, ma nella nostra Regione il dato è impietoso se rapportato alla media nazionale o del Nord Italia. Un saldo naturale, tra decessi e nuovi nati, che non viene compensato dai flussi migratori stranieri. Al contrario quelli in uscita, costituiti perlopiù da giovani diretti all’estero, determinano lo spopolamento: dal 2007 il saldo tra cancellazioni anagrafiche e nuovi ingressi è in negativo di 9.820 unità.

Dove fuggono i cervelli

“cervelli in fuga” sono stati in questo arco di tempo 52.300 e diretti principalmente in Francia, Regno Unito e Svizzera. L’intensificazione del fenomeno si è segnalato a partire dal 2012. Sono invece 42.200 arrivati in Piemonte (un terzo dei quali laureati), dove si riflettono, però spostamenti in uscita verso altre regioni del Nord, in primis Lombardia, Emilia e Veneto.

L'impatto sul lavoro

Sia i deflussi che gli afflussi riguardano in ampia misura giovani tra i 19 e i 39 anni, mentre a livello generale il calo più significativo riguarda proprio l’età lavorativa, dato che impatta negativamente sulla dinamica dell’offerta di lavoro che resiste grazie all’aumento del tasso di attività.

Anche il mondo del lavoro invecchia

Nel rapporto tra lavoratori over 50 e under 35 il Piemonte vede uno sbilanciamento verso la fascia di età più elevata nel settore pubblico, con alcune criticità legate al personale negli enti locali. Nel comune di Torino e in Regione, per esempio, gli occupati con più di 60 anni sono oltre il triplo di quelli con meno di 40. Nella sanità l’incidenza di over 60 è elevata con la necessità di sostituire il personale vicino al pensionamento, con  percentuali di fabbisogno, a secondo delle categorie, che si aggirano tra il 20% e il 30%. Tutto questo in un contesto dove l’indice di vecchiaia, calcolato sul rapporto tra over 65 e under 14, cresce: da 181,7 del 2007 all’ultimo dato 219,9. E, nello stesso periodo, un’età media passata da 45 a 47,6.

Cosa ci dobbiamo aspettare

E le previsioni non sono delle più rosee. Le previsioni di Istat prevedono un calo demografico più repentino e intenso in Piemonte rispetto alla media italiana e al resto del Nord. Tra il 2022 e il 2042 i residenti si ridurrebbero di 234.000 persone (-5,5%, contro il 4,9% a livello nazionale).

La quota di persone tra i 15 e i 64 anni calerebbe dal 61,8 al 54,9. Con gli stessi tassi di attività di oggi, la forza lavoro a cui il Piemonte potrà attingere fra vent’anni diminuirebbe di 285.500 unità rispetto ad oggi.

Non bastano le donne

A colmare quel gap potrebbe contribuire l’aumento dell’occupazione femminile. Se tutte le donne venissero “occupate”, al pari degli uomini, verrebbe colmato in grande misure. Non però in Piemonte, dove, purtroppo, non basteranno le donne a rendere più tenue questo inverno demografico, con tutte le conseguenze già prevedibile per l’economia e per la società piemontese.

Daniele Caponnetto

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