Ci sono date che restano impresse nella memoria collettiva di una comunità. Per la Valle Vigezzo, il 7 agosto 1978 rappresenta una di quelle pagine che il tempo non ha cancellato. L’alluvione che colpì la valle lasciò dietro di sé devastazione, paura e un lungo lavoro di ricostruzione, ma anche un esempio straordinario di solidarietà e capacità di reagire.
In poche ore, l’acqua violenta che scendeva copiosa, dalle montagne portò con sé colate di fango e detriti che inghiottirono, nella notte, ponti, strade, case e la linea ferroviaria della Vigezzina - Centovalli. Anche le montagne, che ancora oggi riportano i segni di quel terribile disastro, non erano più le stesse. Le vittime di quel disastro furono 14, oltre a diversi dispersi.
"La stagione turistica in Vigezzo era al suo apice, decine di migliaia di persone popolavano i paesi della valle. L'apocalisse vera e propria durò un paio d'ore, anche se la pioggia cadeva già dalla domenica. Il cielo non aveva mai scaricato tanta rabbia, era impossibile uscire di casa, non c'era ombrello che resistesse a quella violenza", scriveva Benito Mazzi nel libro "L’alluvione del 1978 in Valle Vigezzo".
La mattina dell'8 agosto i vigezzini si svegliarono con il suono a martello delle campane e così, capirono. Era necessario uscire di casa per iniziare a prestare soccorso. Si ritrovarono infatti immersi in un deserto di macerie e di detriti: un paesaggio catastrofico.
Insieme alla devastazione emerse anche il volto più autentico della comunità vigezzina. Fin dalle prime ore dell’emergenza, soccorso, volontari e cittadini, si mobilitarono senza risparmiare energie. Si spalò il fango, si soccorsero le persone in difficoltà e si lavorò giorno e notte per ripristinare collegamenti e servizi essenziali.
La ricostruzione fu lunga e impegnativa. Strade e ponti dovettero essere ricostruiti, gli argini consolidati e il territorio messo nuovamente in sicurezza.
A quasi mezzo secolo di distanza, il ricordo di quei giorni continua a vivere nei racconti di chi c’era. Molti ricordano ancora il rumore incessante dell’acqua, la paura di vedere il livello dei torrenti salire senza sosta e l’incertezza delle ore successive. Sono immagini che hanno segnato una generazione, tramandate attraverso racconti, fotografie e ricordi di famiglia.
Ricordare l’alluvione del 1978 non significa soltanto rievocare una tragedia. Significa rendere omaggio a chi affrontò quei giorni con coraggio, a chi perse beni costruiti in una vita di sacrifici e a chi contribuì alla rinascita della Valle Vigezzo con spirito di solidarietà e determinazione.
















