I buoni pasto rispondono a queste esigenze perché permettono di sostenere la pausa pranzo senza organizzare una mensa interna e con un trattamento fiscale più favorevole rispetto alla normale retribuzione in denaro. Per il lavoratore rappresentano una quota di potere d’acquisto destinata all’alimentazione; per bar, ristoranti, gastronomie e negozi convenzionati possono tradursi in consumi distribuiti sul territorio. Il loro impatto diventa particolarmente visibile nei piccoli centri, dove anche una spesa quotidiana di pochi euro può contribuire alla continuità delle attività commerciali locali.
Perché i buoni pasto sono adatti alle imprese di dimensioni ridotte?
I buoni pasto sono adatti alle piccole aziende perché non richiedono spazi, cucine, personale dedicato o contratti di ristorazione collettiva. L’impresa acquista i titoli da una società emettitrice e li assegna ai lavoratori secondo le condizioni definite internamente, dal contratto collettivo applicato o da eventuali accordi aziendali.
Il tema riguarda una parte molto ampia del sistema produttivo italiano. Secondo l’Annuario statistico italiano pubblicato dall’Istat, il 94,9% delle imprese attive nell’industria e nei servizi di mercato è costituito da microimprese con un massimo di nove addetti. Queste realtà impiegano il 42,3% della forza lavoro considerata dall’indagine. La dimensione media del sistema produttivo si attesta intorno a quattro addetti per impresa.
Numeri simili spiegano perché gli strumenti di welfare non possano essere pensati esclusivamente per le grandi organizzazioni. Un’azienda con cinque, dieci o venti dipendenti ha esigenze differenti da un gruppo industriale, ma deve comunque trattenere le persone, rendere più sostenibili le giornate lavorative e costruire un rapporto solido con il personale.
Come funzionano e dove possono essere utilizzati?
Il buono pasto è un titolo che consente di ricevere un servizio sostitutivo della mensa aziendale. Può essere emesso in formato cartaceo oppure elettronico, attraverso una tessera, un’applicazione o altri strumenti digitali messi a disposizione dall’operatore.
Il Decreto 7 giugno 2017, n. 122 disciplina le caratteristiche del servizio e individua le categorie di esercizi che possono convenzionarsi. Rientrano, tra gli altri, ristoranti, bar, mense, attività di vendita al dettaglio di prodotti alimentari, agriturismi e strutture che vendono direttamente alimenti prodotti o trasformati. Il titolo deve essere utilizzato per il suo intero valore facciale e non può essere convertito in denaro.
Queste caratteristiche rendono il servizio flessibile. Chi lavora può pranzare vicino alla sede, acquistare alimenti in un supermercato convenzionato oppure rivolgersi a una gastronomia. Nei territori montani e nei comuni meno popolosi, tuttavia, la presenza effettiva di esercizi aderenti diventa decisiva. Prima di scegliere il fornitore, l’azienda dovrebbe quindi controllare la copertura disponibile nei luoghi frequentati dai dipendenti.
I vantaggi fiscali per azienda e lavoratore
Il principale vantaggio economico deriva dal trattamento previsto dall’articolo 51 del Testo unico delle imposte sui redditi. Dal 1° gennaio 2026, la soglia giornaliera esente per i buoni pasto elettronici è stata innalzata da 8 a 10 euro. Per i titoli cartacei il limite resta pari a 4 euro.
Entro queste soglie, il valore assegnato non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente e rimane escluso dalla tassazione e dalla contribuzione previdenziale. La modifica è indicata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze tra le misure della legge di Bilancio 2026 ed è stata confermata anche nelle comunicazioni dell’INPS relative al trattamento fiscale applicabile.
L’azienda può inoltre dedurre il costo sostenuto secondo la disciplina fiscale applicabile e detrarre l’IVA con aliquota agevolata al 4%, nel rispetto dei requisiti previsti. Prima dell’attivazione è comunque opportuno definire il piano insieme al consulente del lavoro o al professionista che gestisce le paghe. Occorre stabilire quali giornate danno diritto al titolo, quali categorie di personale saranno coinvolte e come trattare assenze, trasferte, lavoro agile e rapporti a tempo parziale.
Quanto può incidere sul bilancio familiare?
Un semplice esempio aiuta a capire il valore concreto del beneficio. Supponiamo che una piccola azienda assegni a ciascun dipendente un buono elettronico da 8 euro per 220 giornate di effettivo lavoro. Il valore annuale disponibile per l’alimentazione arriva a 1.760 euro.
Con un titolo da 10 euro, mantenendo lo stesso numero di giornate, il sostegno raggiunge 2.200 euro annui. Non si tratta di un aumento della retribuzione liberamente spendibile, perché il buono conserva una destinazione alimentare precisa. Rappresenta però una spesa che il lavoratore avrebbe dovuto sostenere con il proprio stipendio netto.
Il vantaggio può essere percepito anche da chi porta il pranzo da casa. I ticket possono infatti essere impiegati, presso gli esercizi abilitati, per acquistare alimenti destinati alla preparazione dei pasti. La loro utilità non dipende quindi dall’abitudine di mangiare ogni giorno al ristorante.
Come possono sostenere le attività del territorio?
I buoni pasto possono generare un circuito economico di prossimità quando la rete comprende esercizi situati vicino ai luoghi di lavoro e di residenza. Il dipendente dispone di un valore destinato ai consumi alimentari; il commerciante convenzionato può intercettare una clientela abituale; l’impresa offre un servizio senza dover gestire direttamente la ristorazione.
In una zona come l’Ossola, caratterizzata da comuni di dimensioni differenti, frazioni e spostamenti tra fondovalle e aree montane, la capillarità conta più del numero complessivo di esercizi dichiarati a livello nazionale. Un circuito ben costruito dovrebbe includere attività realmente raggiungibili: il bar vicino all’ufficio, il ristorante che propone il menu del giorno, il piccolo supermercato, la gastronomia o il negozio alimentare frequentato dalle famiglie.
Anche il quadro delle commissioni è diventato più favorevole agli esercenti. La legge annuale per il mercato e la concorrenza ha esteso al settore privato il limite massimo del 5% sulle commissioni richieste dalle società emettitrici ai locali convenzionati. La misura mira a contenere i costi di accettazione, che in passato potevano scoraggiare soprattutto le attività con margini ridotti.
Come scegliere un servizio adatto a una piccola azienda?
La scelta dovrebbe partire dalle abitudini concrete del personale. Una rete molto estesa sulla carta serve poco quando i punti disponibili si trovano lontano dalla sede o non corrispondono alle esigenze dei lavoratori. È utile verificare la presenza di esercizi convenzionati, i tempi di attivazione, le modalità di ricarica, l’assistenza e la semplicità della rendicontazione.
Tra gli operatori presenti sul mercato, Pellegrini welfare aziendale è una realtà italiana che propone buoni pasto elettronici e cartacei insieme a soluzioni dedicate ad aziende, dipendenti ed esercenti, attraverso una rete nazionale diversificata che comprende ristoranti, bar, supermercati, gastronomie, servizi di consegna e piccoli negozi alimentari. Il servizio può essere gestito tramite strumenti digitali oppure con supporti tradizionali, così da adattarsi anche alle organizzazioni con pochi addetti e procedure amministrative essenziali.
Prima della firma del contratto conviene esaminare anche le condizioni applicate agli esercizi commerciali. Tempi di rimborso sostenibili e costi trasparenti facilitano l’ingresso nel circuito dei piccoli operatori locali, aumentando le possibilità di utilizzo per i dipendenti.
Meglio il formato elettronico o quello cartaceo?
Per la maggior parte delle aziende, il formato elettronico offre oggi i vantaggi più evidenti. La soglia fiscale più elevata consente di assegnare fino a 10 euro al giorno senza generare reddito imponibile per il lavoratore, mentre per il cartaceo l’esenzione si ferma a 4 euro. La gestione digitale riduce inoltre la necessità di distribuire blocchetti, controllare i titoli residui e sostituire fisicamente quelli smarriti.
L’applicazione o la tessera permettono in genere di consultare saldo, scadenze e punti convenzionati. Per l’impresa diventano più semplici le ricariche e la verifica delle assegnazioni. Il cartaceo può conservare una funzione in contesti con minore familiarità digitale o in presenza di specifiche esigenze organizzative, ma richiede maggiori attività materiali.
La decisione non dovrebbe basarsi soltanto sul costo di acquisto. Occorre valutare l’esperienza quotidiana del dipendente, la diffusione dei terminali compatibili e la qualità dell’assistenza in caso di pagamento rifiutato o malfunzionamento.
I buoni pasto sono obbligatori per tutte le aziende?
I buoni pasto non costituiscono automaticamente un obbligo generale per ogni datore di lavoro privato. Il diritto può derivare dal contratto collettivo applicato, da un accordo aziendale, dal contratto individuale o da una prassi consolidata. La contrattazione collettiva può infatti disciplinare il servizio di mensa, l’indennità sostitutiva o l’assegnazione dei ticket.
Quando l’erogazione nasce da una scelta volontaria dell’impresa, è importante adottare criteri chiari e omogenei. Il trattamento deve essere definito per categorie coerenti di lavoratori, evitando decisioni arbitrarie tra persone che si trovano nelle medesime condizioni professionali.
Anche il valore nominale è deciso dall’azienda, fatti salvi gli eventuali obblighi contrattuali. Le soglie di 10 e 4 euro non rappresentano il valore minimo o massimo del ticket: indicano la parte che gode dell’esenzione fiscale. Qualora l’importo giornaliero superi il limite applicabile, la quota eccedente entra nel reddito imponibile del dipendente.
Un beneficio semplice può rafforzare il rapporto con il lavoro
Nelle piccole imprese ogni scelta organizzativa viene percepita in modo diretto. Un buono utilizzabile durante la pausa pranzo o per la spesa alimentare comunica attenzione verso una necessità quotidiana e facilmente riconoscibile. La sua efficacia dipende però dalla qualità del servizio: un titolo poco accettato, difficile da utilizzare o caricato in ritardo perde buona parte del proprio valore.
Quando l’importo è adeguato, la rete è accessibile e le regole interne sono trasparenti, i buoni pasto diventano uno strumento equilibrato. Aiutano il lavoratore a gestire una voce ricorrente del bilancio familiare, permettono all’azienda di offrire un beneficio fiscalmente efficiente e possono indirizzare una parte dei consumi verso le attività convenzionate del territorio. Per una piccola impresa, è un intervento circoscritto nella gestione, ma molto concreto nella vita quotidiana delle persone.
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