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Eventi | 19 febbraio 2021, 08:00

I Rosminiani ricordano l’anniversario dell’arrivo del beato Rosmini al Calvario

Festa della Cella, Sabato 20 sarà celebrata la messa in Collegiata

I Rosminiani ricordano l’anniversario dell’arrivo del beato Rosmini al Calvario

I padri Rosminiani del Sacro Monte Calvario si preparano a vivere la festa della Cella che ricorda l'arrivo al Sacro Monte Calvario del Beato Antonio Rosmini il 20 febbraio del 1828. In Ossola il carisma di Antonio Rosmini è attecchito rigoglioso. A Domodossola Rosmini fondò le due congregazioni: l'Istituto della Carità e le Suore della Provvidenza: la città ospita poi le scuole che portano il suo nome.

Al Calvario Antonio Rosmini fedele al motto di Geremia “È bene attendere in silenzio la salvezza del Signore” scrisse molte delle sue opere. Quando giunse lasciando la sfarzosa dimora di Rovereto, il panorama non era quello di oggi. Solo un rudere che il cardinale Morozzo della Rocca, vescovo di Novara, concesse con la mediazione del vicegovernatore di Milano Giacomo Mellerio, originario dell'Ossola. La ricorrenza ha come tema quest'anno “Il beato Antonio Rosmini esempio di teologo in ginocchio”.

Sabato 20 febbraio alle ore 18 nella Collegiata di Domodossola ci sarà la messa presieduta dal parroco e vicario episcopale, don Vincenzo Barone. Nella chiesa domese a ricordare l'incontro tra Rosmini e la terra ossolana c'è una statua messa al lato opposto dalla statua di San Giovanni Bosco.

Spiega don Michele Botto Steglia, rettore del sacro Monte: «Mai come quest'anno possiamo fare nostra la frase che è incisa sopra l'ingresso della cella del nostro Beato Rosmini "Bonum est praestolari cum silenzio salutare Dei" (E' bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore). In un periodo di silenzio attorno a noi dove mascherine, isolamento e distanziamento ci caratterizzano ecco che già nel 1828 il Beato Rosmini scelse il Calvario per ritirarsi nella solitudine e discernere meglio la volontà di Dio, tanto che poi fonderà l'Istituto della Carità dei Padri e Suore Rosminiane. Forse, seppur stancante e anche problematico, questo tempo storico è anche per noi provvidenziale – prosegue don Steglia- perché tanto ci è tolto ma il Signore ci resta, nei nostri cuori, nelle nostre case , nei nostri luoghi. Rosmini ha colto questo aspetto di ricerca della Verità, ha saputo scrutare la volontà di Dio nella ricerca e nella preghiera, nello studio e nell'approfondimento della Scrittura, ha saputo guardare alla grandezza e maestà di Dio nella solitudine calvariana, lontano da riflettori e palcoscenici. Ha saputo mantenersi in ginocchio davanti a quel tabernacolo da cui scaturiscono grazia e virtù oggi viene proposto a noi come "teologo in ginocchio"; come maestro di vita spirituale, come precursore dei tempi e quale grande padre di spiritualità. I domesi che guardando alla Croce issata sulla cima del Sacro Monte Calvario, possano sentirsi incoraggiati, stimolati a ricercare ogni giorno il bene per la chiesa e l'umanità».

Le celebrazioni per la festa della Cella al Sacro Monte Calvario sono iniziate il 14 febbraio con gli esercizi spirituali, la novena e ogni giorno la messa al Santuario del Crocifisso con spunti di riflessioni rosminiane.

Mary Borri

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