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Politica | 17 aprile 2021, 09:40

Gioco d'azzardo, si schierano anche i vescovi: "Quello piemontese è un buon modello legislativo"

Le comunità ecclesiali sottolineano l'importanza del contrasto alla ludopatia. Di tenore opposto il pensiero di Pucci (Astro): "Settore compatto per la revisione della legge"

Gioco d'azzardo, si schierano anche i vescovi: "Quello piemontese è un buon modello legislativo"

In questi giorni il Consiglio Regionale del Piemonte è impegnato nella discussione della proposta di legge sul delicato tema del gioco di azzardo patologico. Una legge che andrebbe a modificare e di fatto a neutralizzare gli effetti di quella attualmente in vigore, approvata all'unanimità nella scorsa legislatura a maggioranza centrosinistra.

Si sono schierati a favore della legge attuale, e quindi contro le modifiche che vorrebbero i partiti oggi di maggioranza, in particolare le Lega, enti, associazioni e Ordini professionali (Medici e Psicologi su tutti). Mentre a favore delle modifiche sono gli esercenti del cosiddetto "gioco legale", baristi e gestori di locali che ospitano le slot machines e che andrebbero fuorilegge il prossimo 21 maggio quando scadranno i 5 anni di tempo previsti per mettersi in regola con la norma attuale.

Oggi hanno preso posizione anche i vescovi, contro ogni modifica della legge del 2016. "Fin dai primi anni 2010 - scrivono le comunità ecclesiali  le Chiese Locali della nostra Regione Ecclesiastica sono state fortemente interpellate dalla questione e dalle molteplici conseguenze che sia la dimensione ludopatica che quella più tenue di una abitudine reiterata al gioco portano alle persone e alle famiglie. Purtroppo, non si tratta quasi mai di fenomeni transitori, di lieve entità, facilmente superabili: incidono profondamente sulla vita ordinaria, sulle relazioni, sulla vita sociale, spesso sulla sopravvivenza dignitosa. In tempi di forte crisi come gli attuali il ricorso al gioco è attività presente e, talora, in aumento, come rilevano le nostre Caritas e le Fondazioni Antiusura".

"L’esperienza e l’attività socio-pastorale ci inducono a rinnovare la richiesta di mantenere e accrescere l'insieme di attenzioni educative e di sviluppo, garantito da un buon modello legislativo, capace di sostenere e proteggere i soggetti più facilmente esposti all’inganno dell’azzardo, di costruire reti comunitarie che superino la solitudine delle persone, di indirizzare le scelte collettive verso il rispetto pieno della dignità delle persone che il gioco spesso non consente. La nostra Regione ha alle spalle un tempo di sperimentazione di strumenti strategici e operativi che, sia i dati sia i risultati, ci consegnano come interessante e generativo. Azioni di freno al processo attivato potrebbero avere ricadute poco opportune in mesi in cui saremo chiamati a grandi sforzi di innovazione e di coesione".

Di tenore opposto, inevitabilmente, la posizione di As.tro: "Non è il caso di dividere il settore in questo momento di crisi - spiega il presidente Massimiliano PucciL’esperienza di protesta del Piemonte nasce tra gestori (proprietari di sale e fornitori di bar e tabacchi), baristi e tabaccai. Non ha senso oggi fare distinzioni di sorta, come invece suggerisce l'ex governatore Roberto Cota. Il settore deve essere compatto, troppe volte si è pagato lo scotto delle divisioni interne, non esiste una serie A e una serie B del gioco. Esiste chi fa gioco lecito contro chi fa gioco illecito".

Redazione Torino

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