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Attualità | 13 novembre 2022, 18:47

Stop alle messe in latino, i parrocchiani non ci stanno: "Pronti a sostenere don Stefano e don Alberto"

"Abbiamo già difeso una volta la nostra Fede e i nostri parroci e non esiteremo a farlo di nuovo"

Stop alle messe in latino, i parrocchiani non ci stanno: "Pronti a sostenere don Stefano e don Alberto"

Fa discutere la decisione del vescovo, monsigno Brambilla, di impedire le messe in latino a Vocogno e alla cappella dell'ospedale San Biagio. Il 1 novembre 2022, il vescovo di Novara ha emanato un comunicato sull’applicazione del Motu Proprio Traditionis custodes di Papa Francesco.

Con questo comunicato, il vescovo stabilisce che a partire dalla prima Domenica di Avvento, 27 novembre 2022, “il gruppo dell’ospedale di Domodossola si unirà al gruppo della Chiesa di Vocogno, per celebrare la messa secondo il Missale Romanum (1962) nel Santuario di Re”.

E precisa : "Il Vescovo concederà la facoltà di celebrare solo a quei presbiteri (art. 5 di Traditionis custodes) che riconoscano esplicitamente la validità, legittimità e fecondità del rito celebrato con il Missale Romanum, Editio Typica Tertia del 2002, e si impegnino a prendersi cura affinché i fedeli partecipino al rito celebrato secondo il Missale Romanum (1962) non con uno spirito alternativo alla forma attuale della Messa romana”.

Da diversi anni don Stefano Coggiola e don Alberto Secci, rispettivamente nella Cappella dell'Ospedale e nella chiesa di Vocogno, celebrano messa in latino.

I due sacerdoti hanno iniziato queste celebrazioni dopo molte controversie col vescovo di allora, mons. Renato Corti, che li autorizzò a continuare la celebrazione esclusiva secondo i libri liturgici del 1962, e seguendo quanto stabilito dal Motu Proprio Summorum Pontificum di Papa Benedetto XVI, del 7 luglio 2007.

Una lettrice, a nome di un gruppo di parrocchiani di Vocogno, ha scritto alla nostra redazione per esprimere contrarietà sulla decisione di mondignor Brambilla.

Ecco il testo della lettera:

Gentile redazione di Ossolanews,vi scrivo da Vocogno per portare all'attenzione la persecuzione (di fatto è così che ci sentiamo)che si sta perpetrando nella nostra Parrocchia.

Infatti il Vescovo monsignor Brambilla ha deciso che da domenica 27 novembre a Vocogno (parrocchia in cui fin dal 2008 si celebra la messa tradizionale in latino)si tornerà a dire la messa in italiano. Ci troviamo quindi un'altra volta a combattere per il diritto di PREGARE, insieme ai fedeli che frequentano la Cappella dell'Ospedale San Biagio e di vedere i nostri parroci Don Alberto e Don Stefano "puniti" per aver scelto la messa che è stata di tutti i nostri Santi.

Si è deciso che la messa domenicale sarà fatta a Re (da chi non si sa) ma ci tolgono la messa giornaliera e,cosa che più ci addolora, i nostri parroci che non sappiamo bene che fine faranno. Quello che più fa riflettere è che in una diocesi dove si è appena inaugurato il tempio buddista più grande d'Europa,la risposta di chi dovrebbe difendere Dio, Gesù e i sempre meno numerosi cattolici nella lotta per la fede,è quella di chiudere due chiese in cui si dice messa tutti i giorni, in cui la devozione è forte,soprattutto perché non viene mai a mancare l'accesso ai sacramenti di vitale importanza per la nostra salvezza.

La domenica a Vocogno ci raggiungono numerosi fedeli anche da fuori zona ed è bellissimo vedere quanti giovani e famiglie con bambini vengono a pregare e ad ascoltare le splendide parole di Don Alberto che riesce sempre a farci meglio comprendere cosa significa amare Gesù. È stato detto che questa decisione non ha suscitato proteste, ma solo perché nessuno ci ha avvisato con trasparenza di questa cosa. Abbiamo già difeso una volta  la nostra Fede e i nostri parroci e non esiteremo a farlo di nuovo. L'amarezza più grande è che dobbiamo farlo contro chi dovrebbe guidarci.

Redazione

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