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Vigezzo | 22 marzo 2021, 09:50

Online il libro 'Levità Quotidiane', la raccolta di scritti di Rita Vecchi

L'insegnante di microbiologia, novarese di nascita, vive da anni a Druogno

Online il libro 'Levità Quotidiane', la raccolta di scritti di Rita Vecchi

Rita Vecchi, insegnante di microbiologia innamorata della Valle Vigezzo e amante della scrittura, ci presenta “Levità quotidiane”, una raccolta di componimenti fitta di empatia e di emozioni profonde. Nata a Novara il 27 febbraio 1962, si laurea in Scienze biologiche presso l'Università degli Studi di Pavia. Dal 1987, anno del suo matrimonio, vive a Druogno, in Valle Vigezzo. L'abbiamo incontrata. Rita Vecchi scrive per passione, sin dall'adolescenza. Ha partecipato con esito positivo a diversi concorsi letterari locali e regionali.

Ora la pubblicazione di un libro scaricabile online. Di cosa si tratta?

“Levità quotidiane" è una raccolta di alcuni miei testi che lo scrittore e poeta Rocco Cento, autore della prefazione, ha voluto trasporre in un file PDF, sistemandoli in modo adeguato, da un punto di vista della presentazione grafica. Sono i miei scritti più recenti: non oso definirle 'poesie' sia per pudore, che per la consapevolezza di non essere 'poeta' nel senso classico del termine. Sono scaturiti fra gennaio e febbraio del 2021.

Il titolo "Levità quotidiane" che significato ha?

“'Levità' non è disimpegno; è una caratteristica del cuore a cui aspiro, è una 'tensione', una finalità che ancora non mi appartiene compiutamente. Vorrei vivere la levità come sintesi di coraggio e di quel tipo di 'leggerezza', che così meravigliosamente è descritta dallo scrittore Italo Calvino: «Prendete la vita con leggerezza, ché leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore». Il periodo che stiamo attraversando è particolarmente doloroso, per tutti: quindi l’utilizzo del termine 'levità' non deve assolutamente risultare stonato o irrispettoso verso la sofferenza personale e collettiva, che caratterizza questa epoca storica che tutti stiamo vivendo con incertezza. L’aggettivo 'quotidiano' deriva dalla mia passione per la scrittura che ogni giorno affiora, soprattutto all’alba, prima di iniziare ad occuparmi delle varie attività quotidiane. «Nulla dies sine linea» scrisse Plinio il Vecchio: ecco, per me ogni giorno rappresenta un’opportunità per lasciar fluire qualche scritto, in prosa o in versi, per alleggerire il cuore e tendere a quella 'levità' di cui sopra, anche e soprattutto in questi giorni. La mia quotidianità non sarebbe completa senza la scrittura”.

Dove è reperibile la raccolta di poesie?

“La raccolta Levità quotidiane è reperibile on line, sul blog dello scrittore Rocco Cento 'Quaderni ossolani' (quaderniossolani.altervista.org)”.

Hai intenzione di stampare questa raccolta?

“Per ora non credo, ma, come si dice, mai dire mai!”
.

C'è qualche altro nuovo progetto letterario a cui stai lavorando?

“Come ho affermato precedentemente, ogni giorno sento la necessità di scrivere, quale passione viscerale e incontenibile. Per me non è un lavoro: la mia professione è quella d’insegnante di Microbiologia, aspetto della mia vita altrettanto amato quanto la scrittura. Ribadito questo particolare, devo ammettere che, un mese fa, una casa editrice, non locale, purtroppo, ha mostrato interesse verso alcuni miei scritti, non contenuti in Levità quotidiane, e mi ha chiesto di inviarli. Aspetto serenamente la decisione delle persone che analizzeranno i miei testi. E poi, ho già nel cassetto, come si dice in questi casi, un piccolo testo che presenterò al prossimo Concorso Letterario locale Salviamo la Montagna: come vigezzina, anche se importata, sono molto affezionata a questa manifestazione”.

Lo scrittore Rocco Cento, nella sua presentazione, dice: “Scrive di getto, seguendo il ritmo del suo respirare, incasellando emozioni profonde, meditate. Un rimuginare sereno, erbivoro, mangiando vita. Un pascolo, una montagna, ricordi. Il pasto. E dolore. Avere cinque stomaci per digerire l’erba della vita. Le sue figure, nonostante il ruminio, mentale e fisico, sono iperboli, ellissi, metafore. Un linguaggio colorito di esplosioni silenti, sussurri, scale di grigi, scintillanti d’iride, arcobaleni. È' un prisma, questa raccolta, un caleidoscopio emozionante, sfavillante di quella vita intima e collettiva che testimonia la nostra esistenza; un’empatia spontanea, avvertita immediata, come di un poeta, un poeta che sa”.

Francesca Pinto

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