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Attualità | 28 marzo 2021, 09:50

Nessuna traccia di radioattività nella sabbia sahariana caduta sulle nevi delle Alpi

Arpa Piemonte rileva che la rete di allerta basata su 29 sensori ha fornito sempre risultati nella norma

Nessuna traccia di radioattività nella sabbia sahariana caduta sulle nevi delle Alpi

Agli inizi dello scorso mese la neve in alcune zone delle Alpi aveva assunto una tonalità arancione per la presenza della sabbia sahariana che si era depositata. Un fenomeno marginale per l’alta Ossola ma che riguardava soprattutto le Alpi tra Italia e Francia.

‘’Causa - spiega Arpa Piemonte -  è il flusso intenso dai quadranti meridionali generato da un’area perturbata estesa fino a latitudini ampiamente tropicali che ha generato correnti da sud-ovest che hanno comportato  fenomeni di avvezione pulviscolare dal deserto africano’’. Un secondo episodio aveva interessato il Piemonte alla fine di febbraio tra il 24 e 25 anche se in maniera più marginale.

Ma a preoccupare era stata la possibile presenza di radioattività artificiale nelle sabbie sahariane che si sono depositate abbondantemente nel corso di vari eventi meteorologici, avvenuti, nel mese di febbraio. Pra Arpa Piemonte rileva ‘’che i sistemi di controllo della radioattività ambientale gestiti da Arpa Piemonte non hanno riscontrato alcuna anomalia’’.

La rete di allerta basata su 29 sensori Geiger-Mueller che funzionano in tempo reale hanno fornito sempre risultati nella norma.

‘’D’altra parte - spiega Arpa -  l’eventualità che tracce significative di radioattività artificiale legate alle sabbie sahariane possano depositarsi alle nostre latitudini è da escludere: infatti pur essendoci ancora nel Sahara algerino, nei suoli dei siti sede dei poligoni nucleari francesi,  consistenti livelli di radionuclidi derivanti dai test effettuati negli anni sessanta del secolo scorso, la frazione fine di particolato trasportabile non contiene livelli di radioattività sufficienti per causare un incremento significativo dei livelli in aria, tali da essere misurati anche dai sistemi più sofisticati in uso’’.

Renato Balducci

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