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Cultura e spettacoli | 05 aprile 2021, 08:30

Enrica Borghi presenta “Riverbero”

La mostra dell'artista di origini macugnaghesi sarà aperta il prossimo 9 aprile ad Arcore

Enrica Borghi presenta “Riverbero”

Riverbero è il titolo della nuova mostra che Enrica Borghi presenterà a Villa Borromeo d’Adda, Arcore (MB) dal 09 aprile al 07 giugno 2021.
L’artista di origini macugnaghesi, porterà una ventata di contemporaneità negli spazi storici della Villa.

L’idea di ambientare in luoghi storici, fortemente connotati, opere d’arte contemporanea non è certo nuova. Il dialogo tra il linguaggio attuale dei lavori esposti e la classicità degli spazi circostanti produce un effetto sempre affascinante e capace di suggerire percorsi esperienziali interessanti. 
In questo caso, però, il concetto dell’esposizione supera il livello della relazione estetica tra due mondi, cercando motivi di riflessione molto più profondi. 
Le opere esposte si mettono in dialogo con la storia del luogo, ne colgono e ne amplificano il ricordo, la reinterpretano in una continuità che non vuole creare cesure o sottolineare contrasti con il passato ma diventarne parte, proiezione, riverbero, appunto. 

L’eleganza di un abito, la grazia di un gioiello, il lusso di un arredo rivivono in chiave contemporanea negli oggetti realizzati dall’artista. Opere che paiono voler trasmutare la memoria del luogo, cogliendo una comunicazione che permane come un dialogo aperto. 

Con il gusto del mescolare gli affioramenti di un “baluginare lontano” dentro lo spettro caleidoscopico della contemporaneità.
Dove ci aspetteremmo materiali preziosi troviamo, invece, oggetti di scarto, packaging, elementi di riciclo strappati dai cestini della raccolta differenziata della plastica.

Con una sorprendente eleganza, frammenti dei detersivi che ossessionano la quotidiana “guerra batteriologica” e che getteremmo via fanno rivivere la storia di un luogo. La riportano nel qui e ora della stringente riflessione contemporanea sul tema del “rifiuto”. 

La mostra intreccia quindi tre motivi fondamentali, da sempre molto presenti nella ricerca di Enrica Borghi: la relazione con l’ambiente circostante e la sua storia passata e presente, il tema ambientalista e la “questione femminile”. 
Nasce quindi il cortocircuito del “valore”, dell’emozione delle raccolte di oggetti degli esploratori dell’Ottocento che con uno sguardo incantato restavamo affascinati dallo stupore dell’esotico. 

Per l’occasione, oltre alle consuete installazioni composte da materiali poveri e di recupero, Enrica Borghi ha realizzato alcuni nuovi lavori in cui fa dialogare elementi di “natura”, come una serie di fotografie dedicate alla Villa e al suo splendido parco. 
Fotografie che elaborano la visione attraverso dei filtri ottenuti dal colore di contenitori in plastica e che ricordano i filtri o le gelatine degli anni Settanta. In tema di “riverbero” con gli statuari lampadari di Murano presenti nella Villa verrà esposta l’opera realizzata nell’estate 2020 a Murano, presso lo Studio Berengo, dedicato al tema dell’inquinamento della laguna di Venezia intitolata “Grey Laguna”. 
Compaiono inoltre due “corazze” che fanno dialogare materiali dissonanti come lane grezze con plastiche dei contenitori dei detergenti di uso quotidiano. Le due armature simulano la protezione di donne guerriere, facendo emergere citazioni da Hans Ruedi Giger ma anche il panno della mantella di cappuccetto rosso, gli abiti di Pierre Cardin degli anni Sessanta e i film di Mad Max. 

Le corazze sono un progetto realizzato in collaborazione con l’ITS TAM di Biella e le lane “etiche” di Gomitolorosa.

Inoltre, in omaggio a Federico Faruffini, protagonista della mostra ospitata nello stesso periodo nei sotterranei della Villa, l’artista ha realizzato un’installazione ispirata a “Toletta antica”, capolavoro del pittore ottocentesco del quale la Borghi ha colto, come elemento specifico e condiviso, l’attenzione particolare per il mondo femminile. 
Con un’ironia sferzante ma mai aggressiva, Veneri artificiali composte di unghie finte ricompongono un giardino d’inverno, gioielli di plastica dialogano con pietre preziose realizzati dal maestro orafo di Valenza Margherita Burgener e arazzi di materiale di recupero intrecciati a telaio ricordano il “pattern” della coperta della nonna. Tutto questo abita – tra sogno e realtà, tra verità e illusione, tra naturale e artificiale – le stanze della villa giocando con la storia, con l’identità femminile, con l’evoluzione del gusto e con il sempre urgente problema ecologista.

La Mostra di Arcore, promossa e sostenuta dal Comune, è curata da Simona Bartolena e Pierre Padovani in collaborazione con l’Associazione Heart e l’Associazione Asilo Bianco.

La mostra si trasferirà poi negli spazi del Castello Reale di Govone, residenza sabauda in provincia di Cuneo, per inaugurare alla fine di giugno.

Walter Bettoni

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