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Attualità | 07 novembre 2023, 12:00

Il tavolo del frontalierato del Vco compatto dice no alla nuova tassazione

La Cgil esprime soddisfazione per l'unità del territorio e ribadisce la contrarietà a questa norma che potrebbe avere ricadute negative anche sull'occupazione

Il tavolo del frontalierato del Vco compatto dice no alla nuova tassazione

Il territorio del Vco unito chiede lo stralcio dell'articolo relativo al finanziamento della sanità di frontiera con la tassazione del reddito netto dei vecchi frontalieri con percentuale dal 3% al 6%. La posizione unitaria esce dal tavolo del frontalierato Vco che si è riunito in Provincia lunedì presenti anche rappresentanti della politica tra cui Stefano Costa in rappresentanza di Enrico Borghi, Enrico Montani in rappresentanza del senatore Alberto Gusmeroli e collegato in remoto anche il consigliere regionale Alberto Preioni.

Confermate le richieste dei sindacati sottoscritte in occasione del convegno di Riccione dei CSIR. In sostanza si richiede unitariamente lo stralcio dell'articolo relativo al finanziamento e la successiva convocazione del tavolo interministeriale ottenuto con il nuovo accordo Italia/Svizzera. "La CGIL esprime soddisfazione che il territorio del VCO, unito, si esprima in questo modo, condividendo la necessità che abbiamo avanzato come sindacati in questi giorni di porre rimedio a un grave errore (una "sgrammaticatura istituzionale") - dice Gigi Bacchetta, rappresentante della Cgil al termine dei lavori del tavolo del frontalierato del Vco - Ci mobilitiamo a livello nazionale perché non veniamo ascoltati ai tavoli in cui veniamo chiamati ad esprimerci: per questa decisione il Governo ha risolto il problema alla radice, evitando di convocare quello che lui stesso ha appena istituito a seguito del nuovo accordo Italia Svizzera e che dovrebbe trattare proprio questi temi. La scelta è miope se si pensa davvero di risolvere la questione della sanità nel VCO visto che il fragile radicamento della sanità nel nostro territorio – causato da carenza di strategia e di visione, in primis – non può essere semplicisticamente ricondotto a un divario salariale che, in ogni caso, non verrebbe sufficientemente colmato con questo intervento. Risulta infine essere una scelta di corto respiro: si prendono i soldi sfruttando la carenza di alternativa che il territorio offre ai propri lavoratori senza valutare le conseguenze in termini di ingiuste disuguaglianze che possono generarsi da tassazioni diverse operate da regioni differenti (dal 3% al 6% sul salario netto a discrezione delle regioni). Si sta praticando un gioco rischioso: qualora venisse meno la volontà di essere frontalieri per la minore convenienza data da interventi di questo tipo, come potremo gestire l’incremento di disoccupazione e il decremento di reddito da spendere nel VCO in totale assenza di una strategia efficace? Come potrebbe il Canton Ticino sostenere la propria economia se venissero meno i frontalieri che rappresentano un lavoratore su tre"?

Miria Sanzone

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