In concomitanza con il Giorno della Memoria, la giornata istituita per il ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico nei campi nazisti, è giusto ricordare anche chi – a rischio della propria vita – si è adoperato per mettere in salvo persone che per questioni di razza o di convinzioni versavano in grave pericolo.
I “Giusti tra le Nazioni” sono tutti i non Ebrei che hanno cercato di rallentare quell'immane massacro. Il titolo onorifico viene conferito da una commissione guidata dalla Suprema Corte Israeliana con l'incarico di valutare con criteri meticolosi la documentazione e le testimonianze che possano avvalorare il coraggio e il rischio che i salvatori hanno affrontato. Chi viene riconosciuto “Giusto tra le Nazioni” riceve una medaglia, un certificato d'onore e gli viene dedicata la piantumazione di un albero nell'omonimo giardino presso il museo Yad Vashem di Gerusalemme. Ad oggi sono stati riconosciuti oltre 20 mila Giusti, tra cui 392 italiani.
L'elenco è lunghissimo: ci sono icone come Gino Bartali e Oskar Schindler e figure meno note. Tra questi vi è anche un vigezzino, il prete salesiano don Francesco Antonioli. Originario di Sasseglio (Druogno), il suo nome è scolpito sul Muro dei Giusti. Nel Giorno della Memoria e in particolare in un momento storico così difficile è quindi giusto rendere omaggio anche a chi, come don Francesco, con la sua grande storia di coraggio e altruismo, decise di ascoltare la propria coscienza. Tra il 1943 e il 1944 don Francesco Antonioli ricopriva la carica di Direttore dell'Istituto Pio XI di Roma: in piena persecuzione nazista, quando la vita era appesa ad un filo e per salvarsi non si guardava all'altro come ad un fratello ma come ad un nemico, il parroco vigezzino non scelse l'indifferenza ma decise di agire e mettere in pericolo la propria vita per salvarne altre.
Insieme all'economo don Armando Alessandrini riuscì a nascondere all'interno dell'Istituto e a mettere in salvo circa una settantina di persone, tra cui molti bambini. Li nascosero, non con poche difficoltà, ma riuscirono a dargli una nuova vita. “Non abbiamo fatto altro che il nostro dovere”: a guerra finita risposero così don Francesco Antonioli e don Armando Alessandrini a chi gli domandava spiegazioni circa l'assunzione di un rischio così alto.
La storia del salesiano vigezzino è stata raccontata in un libro edito da Ultravox e scritto da Marco De Ambrosis e intitolato “Don Francesco Antonioli. Un illustre vigezzino Giusto tra le Nazioni”. I fatti avvenuti all'interno del Pio Xi sono anche stati raccontati nel docufilm “Lo scudo dell'altro” prodotto da Senape Production e realizzato in collaborazione con l'Istituto Salesiano di Roma: a recitare sono gli studenti e i docenti che oggi frequentano il Pio XI, nel 2019 dichiarato dalla Fondazione Internazionale “Raoul Wallenberg” “House of life”, ovvero “Casa della vita”, essendo stato luogo di salvezza per diverse persone ingiustamente perseguitate. Forse ancora troppo dimenticato dalla sua terra natia don Francesco Antonioli resta comunque un esempio di come sia possibile non perdere la propria umanità di fronte ad un abisso ascoltando la propria coscienza.