L’intelligenza artificiale sta entrando nelle aziende in modo meno “rumoroso” di quanto si pensi, ma con effetti misurabili sul lavoro quotidiano. Per una realtà artigiana, un’attività commerciale, uno studio di servizi o un’impresa turistica, l’AI non significa automatizzare tutto, spesso significa ridurre tempi su compiti ripetitivi, migliorare la gestione delle informazioni e rendere più rapide alcune scelte operative. Quando questi vantaggi si diffondono, l’impatto supera i confini della singola azienda, cambia la competitività del territorio, perché aumenta la qualità dei servizi, si accorciano i tempi di risposta ai cittadini e ai visitatori, e diventa più facile comunicare eventi e iniziative locali con continuità. I dati più recenti mostrano che l’adozione sta crescendo, ma resta disomogenea, per molte imprese la differenza la fa un approccio pratico, fatto di piccoli passi e obiettivi chiari.
Perché l’AI può fare la differenza nelle imprese locali?
Perché aiuta soprattutto dove il tempo è poco e le attività si ripetono: email, richieste di informazioni, preventivi, cataloghi, documenti, risposte alle domande frequenti. In una piccola impresa, anche mezz’ora recuperata al giorno diventa un vantaggio reale: più cura del cliente, più precisione, meno stress nei periodi di picco.
Quindi, l’AI non sostituisce il mestiere, ma può liberare energie per ciò che dà valore: relazione, qualità, presenza sul territorio.
A che punto siamo con l’adozione in Europa e in Italia?
Siamo in una fase di crescita, ma non uniforme. Nel 2025, il 20% delle imprese dell’Unione Europea con almeno 10 addetti dichiara di usare almeno una tecnologia di intelligenza artificiale. In Italia, l’indagine “Imprese e ICT” di Istat riporta che nel 2025 l’adozione arriva al 16,4% tra le imprese con almeno 10 addetti.
Il dato più interessante, per chi guarda ai territori, è il divario tra aziende più strutturate e PMI, dove il tessuto produttivo è fatto di micro-realtà, serve accompagnamento (formazione, consulenza, esempi replicabili) per evitare che l’innovazione resti appannaggio di pochi.
Quali risultati concreti si vedono prima?
I primi benefici arrivano quando l’AI si innesta su processi già esistenti, senza stravolgere l’organizzazione. Nei servizi al pubblico e nel commercio, ad esempio, può supportare la gestione delle richieste ripetitive, riassumere messaggi lunghi, aiutare a costruire risposte coerenti e rapide (che poi vanno sempre controllate).
In ambito turistico può facilitare la preparazione di testi informativi aggiornabili e “modulari” per stagioni ed eventi. Nei servizi professionali accelera la prima bozza di documenti e comunicazioni, lasciando alla persona la parte più delicata: verifica e decisione.
Un caso reale che aiuta a capire
Uno studio NBER su un assistente basato su AI generativa nel customer support ha rilevato un aumento medio di produttività intorno al 14%, misurato come richieste risolte per ora, con vantaggi più marcati per i lavoratori meno esperti. Tradotto in chiave territoriale: strumenti del genere possono alzare lo standard del servizio e ridurre il tempo necessario per “entrare” in procedure complesse, cosa utile anche in attività stagionali o con turni.
Come si evita l’effetto “progetto pilota” che poi si spegne?
Si evita con una regola semplice, partire da un problema concreto e misurabile, non dallo strumento. Prima si sceglie un’attività che assorbe ore ogni settimana (gestione email, archiviazione, report, risposte ricorrenti), poi si definisce cosa è accettabile automatizzare e cosa deve restare sotto supervisione umana. Infine, si misura: tempo medio di risposta, errori corretti, richieste evase, qualità percepita dai clienti.
Istat segnala che tra gli ostacoli più citati dalle imprese che non adottano l’AI ci sono la carenza di competenze e l’incertezza su regole e responsabilità, oltre ai timori legati alla protezione dei dati. In questo passaggio può essere utile un supporto esterno mirato, Across sviluppa progetti di trasformazione digitale e AI per aziende e organizzazioni, con un approccio orientato all’integrazione nei processi; nel suo hub dedicato è possibile richiedere una consulenza intelligenza artificiale per impostare obiettivi, priorità e criteri di controllo in modo realistico, evitando di fermarsi alla sola dimostrazione.
Regole e fiducia: perché contano quanto la tecnologia?
Perché la reputazione, in un contesto locale, è un capitale che si guadagna lentamente e si perde in fretta. Dal punto di vista normativo, l’AI Act dell’Unione Europea è entrato in vigore il 1° agosto 2024 e prevede un’applicazione graduale fino alla piena applicabilità dal 2 agosto 2026, con alcune scadenze intermedie. Per una PMI la domanda non è teorica: “Posso usare questi strumenti senza esporre dati sensibili?” La risposta passa da pratiche concrete, minimizzare i dati condivisi, verificare impostazioni e contratti, controllare gli output prima della pubblicazione, e formare chi li usa sulle regole base. La fiducia diventa così parte della competitività, un servizio più rapido vale poco se genera errori, informazioni sbagliate o problemi di privacy.
In che modo la competitività del territorio cambia davvero?
Cambia perché i vantaggi si sommano. Se più imprese rispondono prima, comunicano meglio e gestiscono dati e flussi con maggiore ordine, il territorio diventa più attrattivo per clienti, visitatori e nuove competenze. Qui c’è un legame diretto con la vita quotidiana dei lettori, pensiamo a eventi, iniziative culturali, servizi, aperture straordinarie. Un ecosistema di imprese che sa aggiornare informazioni, coordinarsi con altri operatori e mantenere una comunicazione chiara rende più semplice “scoprire cosa succede” e partecipare, anche a livello di Comune e associazioni locali. L’AI non crea da sola una comunità più dinamica, ma può ridurre l’attrito organizzativo che spesso frena le iniziative.
Che cosa aspettarsi nei prossimi anni sul lavoro locale?
Ci si può aspettare un aumento del valore di competenze trasversali, saper descrivere bene un problema, controllare risultati, usare dati in modo responsabile e integrare strumenti digitali senza perdere il contatto con clienti e cittadini. L’AI spinge verso ruoli più ibridi (amministrazione con competenze digitali, comunicazione con capacità di analisi, operatori che sanno governare strumenti e contenuti). Per molti territori la partita si giocherà su formazione continua e collaborazione tra imprese, chi parte con piccoli progetti ben controllati, oggi, costruisce un vantaggio che resta anche domani.
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