L’8 ottobre il report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche ha fotografato un Paese che chiude l’anno idrologico tra siccità, temperature elevate e riserve sotto pressione. Al Sud settembre, che avrebbe dovuto aprire l’autunno piovoso, ha lasciato i territori quasi a secco: in parte della Sardegna è caduto meno del 20% delle piogge attese, mentre in Puglia (monti Dauni, Capitanata, Tarantino e Barese) e in Abruzzo, nella Marsica, i deficit pluviometrici hanno superato l’80%. Il dato arriva dopo tre mesi di siccità estrema. A limitare i danni sono state le riserve accumulate negli invasi nei primi quattro mesi dell’anno: in Basilicata i principali bacini trattengono 182,89 milioni di metri cubi, oltre 100 milioni in più rispetto allo scorso anno, e anche nei bacini foggiani l’acqua è più abbondante che nel 2025.
Al Nord fiumi e laghi ai minimi
Il quadro settentrionale è altrettanto delicato. In Piemonte a settembre è caduto in media il 66% di pioggia in meno, nel letto del Tanaro scorre il 79% di acqua in meno e le riserve idriche regionali risultano quasi dimezzate (-49%). La Lombardia ha chiuso l’anno idrologico con oltre il 30% d’acqua in meno, pari a 450 milioni di metri cubi. Il Po a Pontelagoscuro è al 37% dei valori medi del periodo e a Piacenza registra valori inferiori ai minimi storici. Tra i grandi laghi il Verbano scende al 18% di riempimento, il Lario al 28,8% e il Benaco al 43,6%.
Un autunno in ritardo e un Mediterraneo troppo caldo
Il presidente di ANBI Francesco Vincenzi si dice preoccupato per quanto potrebbe accadere quando le correnti atlantiche raggiungeranno la Penisola, dando inizio all’autunno meteorologico con oltre un mese di ritardo. I consorzi di bonifica e irrigazione hanno già cominciato a svasare la rete idraulica per prepararla alle piogge. Il report segnala che le temperature del Mediterraneo si mantengono, soprattutto attorno alle coste italiane, tra 2,5 e 3,5 gradi sopra la media, con punte oltre i 4, e che cresce il timore di una stagione autunno-vernina altrettanto calda e asciutta. Il direttore generale Massimo Gargano torna a chiedere invasi anche per le regioni alpine, che garantirebbero riserve sufficienti al fabbisogno di una delle zone più produttive d’Europa.
Quando cambia il tempo, cambia l’acqua che serve
In campo la gestione dell’acqua segue il meteo, settimana dopo settimana. Nel bollettino dell’Arsac per il periodo 13-20 ottobre, a proposito del kiwi calabrese nella fase conclusiva di accrescimento dei frutti, si legge che l’attuale abbassamento termico e l’aumento dell’umidità impongono una gestione mirata dei turni irrigui per scongiurare asfissia e deperimento radicale. Dopo un’estate che ha richiesto irrigazioni abbondanti, il rischio si sposta quindi sull’eccesso, e decidere quanta acqua dare a ogni pianta diventa una scelta quotidiana. Il tema pesa su scala globale: secondo la FAO l’agricoltura concorre a oltre il 70% dei prelievi di risorse idriche nel mondo, e oltre il 60% delle terre coltivate irrigate è soggetto a elevato stress idrico.
Una piattaforma che ascolta la linfa
È su questo terreno che lavora Plantvoice, la piattaforma agronomica italiana fondata nel 2023 dai fratelli Matteo e Tommaso Beccatelli, con sede al NOI Techpark di Bolzano, che permette ad agricoltori e agronomi di monitorare in tempo reale lo stato delle colture e di trasformare i dati in decisioni su irrigazione, nutrizione e difesa. Il cuore del sistema è un biosensore delle dimensioni di uno stuzzicadenti, protetto da una tecnologia proprietaria e brevettata di analisi della linfa, che viene inserito nel fusto e ne legge in continuo il flusso e la composizione elettrochimica, traducendoli in indicazioni su quando irrigare, nutrire e trattare. I dati fisiologici si integrano con quelli di stazioni meteo, sensori di suolo e analisi NPK in tempo reale.
Per l’acqua, la piattaforma propone Plantvoice Irrigation, il modulo che combina questi dati con le previsioni meteo locali, aggiornate ogni ora, e indica con cinque giorni di anticipo se, quando e quanta acqua irrigare.
I risultati dichiarati
Secondo i dati diffusi dall’azienda, le applicazioni sul campo hanno documentato risparmi idrici fino al 40% in alcune aziende frutticole, tra cui il Gruppo Salvi, e fino al 30% in un progetto sul kiwi giallo G3 in Agro Pontino. A questo si affianca una riduzione fino al 20% nell’uso di fertilizzanti e fitofarmaci, con un aumento di produttività e qualità intorno al 10%. La tecnologia, protetta da brevetto internazionale, è validata in oltre 70 Paesi che coprono circa l’83-85% della superficie agricola mondiale e nel 2026 ha portato Plantvoice tra i 33 finalisti dei WIPO Global Awards, unica realtà italiana su oltre 1.300 candidature arrivate da 126 Paesi.
L’installazione richiede un piccolo foro nel fusto, in cui si inserisce la sonda per poi sigillarla, isolandola dalle condizioni esterne. La pianta, spiegano dall’azienda, non la riconosce come un corpo estraneo.














