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Economia e lavoro | 08 febbraio 2021, 11:50

L'inizio del nuovo anno per gli artigiani piemontesi è da profondo rosso

Forti preoccupazioni per occupazione, produzione e nuovi ordini, con segni meno a doppia cifra

L'inizio del nuovo anno per gli artigiani piemontesi è da profondo rosso

Torino artigiana da profondo rosso, così come tutto il resto del Piemonte. Lo dimostra l'ultima indagine effettuata da Confartigianato Piemonte, che mostra tutte le preoccupazioni della categoria di fronte alla combinazione di eventi formata da pandemia, crisi economica e crisi di governo (con un Recovery plan alle porte). “Gli effetti della pandemia sull’economia – osserva Giorgio Felici presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – rendono sempre più indispensabili misure di sostegno a favore delle piccole imprese. In un momento così difficile dal punto di vista sanitario ed economico occorre che venga ritrovata al più presto una stabilità politica che consenta l’attuazione di interventi del Recovery Plan con particolare attenzione alle piccole imprese".

Numeri da vertigine
Le cifre dell'indagine svelano un clima di forte preoccupazione e disagio. Per quanto riguarda l’andamento occupazionale, il saldo è pesantemente negativo e si accentua dal –25,79% al –27,84%. Le previsioni di assunzione di apprendisti presentano un saldo ancora più negativo: passando dal –38,85% al –40,77%. Il saldo delle stime di produzione totale permane negativo, ma risale leggermente dal -48,54% al –47,68%. Per quanto riguarda l’acquisizione di nuovi ordini nel saldo prevalgono nettamente i pessimisti con il –42,40% rispetto al –4,04% della precedente indagine. Le stime di carnet ordini sufficienti per meno di un mese salgono dal 51,93% al 52,21%; quelle di carnet da uno a tre mesi scendono dal 39,44% al 38,08%; quelle di carnet ordini superiore ai tre mesi salgono dall’8,63% al 9,71% confermando la sfiducia della grande maggioranza delle imprese di disporre di commesse di lavorazione sul lungo periodo. Il saldo dei nuovi ordini per esportazioni, pur fortemente negativo, migliora leggermente passando dal –51,70% al –49,94%.

Le stime di investimenti per ampliamenti programmati per i prossimi 12 mesi salgono dal 4,78% al 7,23%; le previsioni di investimenti per sostituzioni scendono dall’11,90% all’11,33%; coloro che non hanno programmato investimenti diminuiscono dall’83,31% all’81,45%. Le previsioni di regolarità negli incassi scendono dal 57,29% al 54,37%; le stime di ritardi aumentano dal 42,71% al 45,09%. 

La ricetta per il futuro
"Infrastrutture materiali ed immateriali, al credito, alla riduzione della burocrazia e della pressione fiscale, ad investimenti in formazione delle competenze ed innovazione digitale. Per realizzare tali obiettivi – conclude Felici – occorre il costante coinvolgimento delle parti sociali al fine di rispondere alle reali esigenze degli imprenditori che devono poter contare sulla capacità delle pubbliche amministrazioni di esercitare un’efficace programmazione ed un’efficiente gestione delle misure del Piano”.

Dal corrispondente a Torino

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