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Attualità | 28 marzo 2021, 18:30

Confermata la condanna all’ex sergente svizzero che combatté contro l’Isis

La Corte militare d’appello, pur riconoscendo i “motivi onorevoli”, l’ha ritenuto colpevole d’infrazione al codice militare che vieta di arruolarsi in un esercito straniero

Confermata la condanna all’ex sergente svizzero che combatté contro l’Isis

Condanna confermata, anche se ridotta, dal Tribunale militare d’appello all’ex sergente dell’esercito svizzero Johan Cosar, dal 2013 al 2015 combattente in Siria in una delle formazioni anti Isis. La pena comminata è di 70 “aliquote”, 70 giorni di reclusione commutati in 50 franchi di multa al giorno, sospesa per tre anni più altri 500 franchi. Il presidente della Corte militare d’appello, colonnello Luigi Della Santa, pur riconoscendo all’ex sottufficiale di aver agito per “motivi onorevoli” l’ha ritenuto colpevole d’infrazione al codice militare che vieta a un cittadino svizzero di arruolarsi in un esercito straniero.

Dalla vicenda, ricostruita nel dibattimento, emerge che l’arruolamento di Cosar nel Syriac militar council, che avrebbe poi aderito alla coalizione delle forze democratiche siriane, non fu del tutto volontario. Fu dettato, come ha sostenuto il suo legale, da “stato di necessità”. Cosar era andato in Siria come operatore umanitario, per documentare giornalisticamente il conflitto, e raggiungere il padre volontario di una organizzazione non governativa, poi rapito e ucciso dall’Isis. Nel 2012, l’ex sergente, s’è trovato in zona di guerra, col visto scaduto nell’impossibilità di mettersi in contatto con l’ambasciata svizzera di Damasco che poi avrebbe chiuso. E’ in questo contesto che, nel 2013, è maturata la decisione di arruolarsi nel Syriac militar council in seno al quale ha addestrato all’uso delle armi persone inesperte e partecipato, racconta, ai combattimenti solo per respingere gli attacchi dell’Isis in difesa dei villaggi cristiani presidiati dalla formazione. Non s’è mai occupato del reclutamento, in alcune occasioni ha comandato piccoli gruppi di 5-10 persone su loro richiesta nell’organizzazione della difesa. Non ha mai svolto l’incarico di portavoce. E’ rimato coi combattenti anti Isis fino al 2015 quando, con un passaporto falso, è riuscito a raggiungere il nord dell’Iraq, a contattare l’ambasciata e, dopo il rilascio di un nuovo passaporto, a rientrare in Svizzera.







Redazione

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