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Cronaca | 31 maggio 2023, 19:12

Pista Monte Moro, inquirenti al lavoro sulle carte sequestrate

Macugnaga, l'operazione delle Fiamme Gialle partita da controlli sugli appalti pubblici

Pista Monte Moro, inquirenti al lavoro sulle carte sequestrate

Nessun esposto anonimo è alla base del sequestro preventivo (art. 321 codice di procedura penale) della pista per e-bike in costruzione da Macugnaga al Monte Moro e che dovrebbe poi proseguire verso la Saastal, cioè la valle di Saas, una laterale della valle del Rodano, in Vallese.

Pista finanziata dal Comune di Macugnaga attraverso i fondi del Programma Interreg Italia-Svizzera: un importo di 1,5 milioni di euro.

Da indiscrezioni, dunque, appare sempre più certo che il sequestro sia frutto di sopralluoghi e poi dal una serie di controlli degli appalti pubblici avviati dalla Fiamme Gialle, che hanno virato poi su questo progetto per un percorso cicloturistico verso la Svizzera.

L’azione della Finanza è solo all’inizio, perché al momento non risulta siano stati inviati avvisi di garanzia da parte della Procura della Repubblica.

L’indagine è in fase di accertamento dei faldoni che racchiudono progetto e autorizzazioni. Un lavoro lungo tra carte e disegni progettuali, una verifica che è tuttora all’inizio. Anche se gli inquirenti parlano di vizi come l’assenza dell’autorizzazione che stabilisce che ‘’tutte le costruzioni ed altre opere di ogni specie, sia provvisorie che permanenti, che incidono sulla linea doganale di confine devono essere preventivamente autorizzate dal Direttore provinciale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli’’. Un problema chiaro per questa nuova via di collegamento tra i due Paesi confinanti, con evidenti riflessi in termini di vigilanza doganale della linea di confineAccertato che l’Ufficio doganale di Domodossola non aveva rilasciato alcuna autorizzazione, la Finanza ha proseguito con preliminari accertamenti onde verificare ‘’se l’opera fosse in corso ed in caso positivo a rilevarne il tracciato realizzato tramite GPS e rilievi metrici sull’ingombro’’. Rilevando che i lavori sul tracciato erano già ‘’in avanzato stato di realizzazione e che gli stessi fossero in sostanziale difformità rispetto al progetto presentato dal Comune di Macugnaga, stazione appaltante, ed erroneamente approvato ed autorizzato da tutti gli Enti preposti quali la Regione, la Provincia e la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Biella Novara VCO e Vercelli che non si sono resi conto dell’assenza dell’indispensabile autorizzazione doganale’’.

Da qui il sequestro di tutta la documentazione che è ora al vaglio degli inquirenti.

 

Renato Balducci

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