«La difesa della produzione industriale, dei lavoratori, ma anche dell’agricoltura nelle zone di Novara e provincia saranno al centro della mia azione al parlamento europeo». Ad assicurarlo è Marco Reguzzoni, presidente dei Repubblicani e candidato nelle liste di Forza Italia per le Europee. «Novara è un territorio a forte vocazione di laboriosità che merita di essere tutelato in ogni modo dall’attacco di una concorrenza sleale che arriva da paesi come Cina, India e Turchia e mette a rischio le nostre eccellenze».
Per svolgere questa missione, Reguzzoni si candida all’interno del Partito Popolare Europeo, per stare in maggioranza e incidere nelle scelte operative. «Questo compito di rappresentanza - riflette Reguzzoni - in un recente passato è stato delegato alla sinistra ideologica e a una Lega che in Europa preferisce lamentarsi dai banchi d’opposizione piuttosto che prendere decisioni. Io invece non voglio stare fra quelli che protestano ma fra quelli che impongono di mettere dazi europei a chi bara».
Uno strumento che Marco Reguzzoni ha intenzione di rilanciare si chiama Regio Insubrica: «Novara è in Piemonte ma, da sempre, è una provincia connessa con la Lombardia. In questo senso va rilanciato il ruolo di una comunità di lavoro che, quando le Province avevano veri poteri, riusciva a dare risposte complessive, mettendo assieme le esigenze condivise dai territori di Lecco, Como, Varese, appunto Novara e Vco con il Canton Ticino in Svizzera. Se ci si crede, il gioco di squadra potrà tornare a funzionare e a dare risultati importanti. Anzi, voglio che venga inserito nel direttivo anche un rappresentante dell’Unione Europea».
D’altronde la filosofia di Reguzzoni è quella di «un federalista integralista», secondo cui «nella soluzione dei nostri problemi bisogna dare risorse e responsabilità ai Comuni, inserendoli però in una visione europea».
«Quello che serve a poco - conclude il candidato di Forza Italia - è lo Stato nazionale, troppo grande per cogliere certe sensibilità e troppo piccolo per incidere su dinamiche più ampie, come l’ambiente e l’immigrazione. Non mi piace chi vuole “meno Europa e più Italia”, perché si torna al vecchio centralismo. Personalmente, andrò a Bruxelles deciso a portare la voce dei territori del Nord e mi misurerò volentieri sui tavoli internazionali per condizionare le scelte a nostro favore».