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Attualità | 04 gennaio 2026, 08:33

Aziende faunistico‑venatorie equiparate alle imprese agricole: svolta nella gestione della selvaggina

Il consigliere regionale Protopapa: "Finalmente si riconosce il ruolo economico, ambientale e territoriale"

Aziende faunistico‑venatorie equiparate alle imprese agricole: svolta nella gestione della selvaggina

La norma inserita nella Legge di Bilancio 2026, che equipara le aziende faunistico-venatorie alle imprese agricole, rappresenta una svolta storica per il settore e apre nuove prospettive di sviluppo economico, ambientale e occupazionale, soprattutto nelle aree rurali e interne del Paese. Il superamento del vincolo di “non lucro” consente a queste realtà di operare con maggiore chiarezza giuridica e fiscale, favorendo investimenti, multifunzionalità agricola e una gestione più moderna e sostenibile della fauna selvatica. Un aspetto particolarmente rilevante riguarda le numerose aziende faunistico-venatorie dislocate in provincia di Alessandria, che negli ultimi anni hanno subito gravi danni a causa della peste suina africana: per queste realtà, la nuova normativa rappresenta uno strumento concreto per potersi riorganizzare, riprogrammare le attività e tornare a svolgere un ruolo attivo sul territorio.

“Si tratta di un passaggio fondamentale – dichiara Marco Protopapa, consigliere regionale – perché riconosce finalmente il ruolo economico, ambientale e territoriale delle aziende faunistico-venatorie, che da anni svolgono un lavoro prezioso di presidio del territorio e di equilibrio faunistico”.

Questa importante novità normativa si inserisce in un percorso che in alcune regioni era già stato anticipato da politiche lungimiranti. In Piemonte, durante il mandato di Protopapa come assessore regionale all’agricoltura, cibo, caccia e pesca, è stato avviato un lavoro concreto per la valorizzazione della filiera della selvaggina, con l’obiettivo di trasformare una criticità in una risorsa. “Quando ero assessore – prosegue Protopapa – abbiamo scelto di affrontare il tema della fauna selvatica non solo come emergenza, ma come opportunità. La selvaggina, se gestita correttamente, può diventare una risorsa economica, alimentare e ambientale per i territori”. In particolare, la regione Piemonte nella precedente legislatura aveva promosso un progetto sperimentale per la creazione di una filiera di qualità delle carni di selvaggina, basata sulla tracciabilità e sicurezza igienico-sanitaria del prodotto, valorizzazione delle carni provenienti da animali in libertà, formazione specifica per cacciatori e operatori della filiera, coinvolgimento della ristorazione e del mercato, con conseguente riduzione dei danni all’agricoltura, soprattutto legati alla presenza di alcune specie. “L’obiettivo era duplice – sottolinea Protopapa – da un lato garantire sicurezza e qualità al consumatore, dall’altro dare valore al lavoro di chi opera sul territorio, riducendo al contempo i danni alle colture agricole al fine di valorizzare e garantire il lavoro degli agricoltori e di ridurre gli ingenti risarcimenti a carico della Regione e quindi dei contribuenti stessi”. La nuova normativa nazionale rafforza oggi questa visione, riconoscendo anche a livello statale il valore economico e sociale della gestione faunistico-venatoria e creando le condizioni per consolidare e ampliare esperienze già avviate nei territori.

“Questa legge va nella direzione giusta – conclude Protopapa – perché mette ordine, dà certezze e apre la strada a una vera filiera della selvaggina, sostenibile, controllata e capace di generare reddito e occupazione. È la dimostrazione che quando le politiche partono dai territori possono diventare modello nazionale”. La combinazione tra la nuova normativa e il lavoro svolto negli anni a livello regionale rappresenta un ponte concreto tra politiche locali e scelte nazionali, capace di generare valore per il mondo agricolo, per le aree interne e per l’intera filiera agroalimentare.

Comunicato Stampa

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