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Attualità | 30 gennaio 2026, 12:20

Dopo 83 giorni torna il sole a Viganella

La Candelora, la festa più antica della Valle Antrona che resiste al tempo, sarà celebrata domenica 1 febbraio

Dopo 83 giorni torna il sole a Viganella

Dopo 83 giorni di assenza totale, il sole è pronto a tornare a illuminare Viganella con i suoi primi timidi raggi sulla piazza. Un momento atteso, carico di significati simbolici, che coincide con la Candelora, la festa più antica della Valle Antrona e una delle celebrazioni più profonde e identitarie dell’intero arco alpino ossolano.

Come racconta Pier Franco Midali, ex sindaco di Viganella e grande appassionato delle tradizioni locali, la Candelora affonda le sue radici in un passato molto lontano, ben precedente al cristianesimo.

"È probabilmente una delle feste più antiche anche nel panorama del culto cristiano – spiega – perché deriva direttamente da tradizioni precristiane, legate alle popolazioni celtiche delle Alpi, che hanno lasciato segni molto forti nella cultura locale". Al centro di quei riti arcaici c’era la celebrazione del ritorno della luce, associata a una divinità femminile, poi assorbita e reinterpretata dal cristianesimo nella festa della Presentazione di Gesù al Tempio.

A Viganella questa ricorrenza conserva ancora oggi caratteristiche uniche, a partire dalla Pescia, il pino sempreverde simbolo di vitalità, prosperità e continuità. L’albero viene addobbato con i prodotti della gastronomia e dell’artigianato locale e portato in processione dalla piazza fino all’interno della chiesa, dove riceve la benedizione della pace. Al termine della cerimonia, la Pescia viene “smembrata”: i rami vengono tagliati e distribuiti, con tutto ciò che vi è appeso.

"Le cose che facevano e fanno più gola – ricorda Midali – sono ovviamente i prodotti gastronomici ovvero formaggi, soprattutto salumi tipici della valle". Un tempo, accanto a questi, venivano portati anche attrezzi agricoli e animali vivi: rastrelli, agnellini, galletti in gabbia, conigli.

"Tradizioni che oggi si sono in parte perse - spiega Midali - perché in paese non ci sono più animali, ma che restano vive nella memoria collettiva e che io stesso, come molti altri, ricordo". Ancora oggi, però, qualcuno conserva un gesto antico: portare a casa un rametto della Pescia e appenderlo sull’architrave della porta fino a quando gli aghi cadono del tutto.

Un segno propiziatorio, legato alla salute, al benessere, alla prosperità e ai raccolti, che rappresenta uno dei simboli più profondi della Candelora di Viganella. Accanto alla Pescia ci sono poi i cavegn, o cavagnette, ghirlande arboree portate dalle donne del paese e utilizzate come oggetti scaramantici e propiziatori. A Viganella vengono portate due volte l’anno: alla festa patronale di Santa Maria, come ringraziamento per il rientro dagli alpeggi dopo la stagione estiva, e proprio alla Candelora.

"Dal giorno di San Giovanni a giugno fino all’8 settembre – racconta Midali – c’era l’obbligo, sancito addirittura dallo statuto del paese, di stare negli alpeggi. Alla festa patronale si portavano i cavegn per ringraziare del buon esito della stagione". Alla Candelora, invece, il significato è diverso ma altrettanto potente: è un ringraziamento per l’inverno che finisce. Ed è qui che la festa si intreccia in modo indissolubile con la particolare posizione geografica di Viganella.

Il 2 febbraio, infatti, il campanile e la piazza tornano finalmente a essere illuminati dal sole dopo 83 giorni in cui nemmeno un raggio aveva raggiunto il paese. "Sono due simboli fortissimi – sottolinea Midali – che convivono in una festa antichissima di origine pagana, che la Chiesa ha saputo cristianizzare senza cancellarne l’anima". Tradizionalmente la Candelora veniva celebrata il 2 febbraio. Oggi, per favorire la partecipazione, si tiene nella domenica più vicina a quella data.

Quest’anno, però, la festa è stata addirittura anticipata all’1 febbraio, con una particolarità non da poco: il sole, attesissimo, tornerà solo il giorno successivo. "Sarà un po’ una delusione – ammette Midali – perché l’attesa del sole, dopo 83 giorni, non potrà essere soddisfatta subito. Ma la festa si fa ugualmente e il suo significato profondo sarà immutato".

Negli ultimi anni la Candelora ha conosciuto una nuova visibilità, anche grazie allo specchio solare installato a Viganella e, purtroppo, non più funzionante. Da allora l’interesse è cresciuto notevolmente: televisioni locali, giornalisti italiani e stranieri, curiosi e appassionati hanno iniziato a raccontare questa storia unica. "Il passaggio di persone interessate è stato davvero notevole – conclude Midali, che come sindaco concretizzò il progetto dello specchio che portò Viganella in tutto il mondo – e anche quest’anno ci aspettiamo che qualcuno venga a raccontare la bellezza di questa festa".

Miria Sanzone

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