Nel dibattito pubblico sulla qualità dei servizi scolastici, emerge con sempre maggiore forza la necessità di ripensare il modello delle mense scolastiche.
Una proposta concreta e lungimirante è quella di sviluppare una mensa a “corto raggio”, basata sulla preparazione dei pasti direttamente sul territorio, privilegiando filiere locali e controllate.
Questa soluzione consentirebbe innanzitutto di garantire prodotti freschi e di qualità, riducendo i tempi tra produzione e consumo e valorizzando le eccellenze locali. Allo stesso tempo, un’organizzazione più vicina al territorio renderebbe più semplice e puntuale l’attenzione alle esigenze specifiche degli studenti, in particolare per quanto riguarda intolleranze alimentari, allergie e prescrizioni legate a motivi religiosi. Una mensa moderna deve infatti essere inclusiva, capace di rispondere in modo efficace e sicuro alla crescente varietà di bisogni presenti nelle scuole.
La realizzazione di questo modello è concretamente possibile anche sotto il profilo logistico. Il servizio potrebbe essere attivato all’interno dei locali già esistenti e destinati a tale funzione presso Villa Renzi, oppure attraverso la progettazione di spazi adeguati all’interno del nuovo polo scolastico di Preglia, con l’obiettivo di farlo diventare un vero e proprio fiore all’occhiello per il territorio. Due soluzioni diverse ma ugualmente valide, che dimostrano come l’obiettivo sia pienamente raggiungibile con una pianificazione attenta e mirata.
Dal punto di vista economico, la preparazione dei pasti in loco comporta una struttura dei costi diversa rispetto ai modelli basati su centri cottura esterni. A fronte di un possibile investimento iniziale per l’adeguamento degli spazi e delle attrezzature, i costi di gestione possono risultare più equilibrati nel medio periodo, grazie alla riduzione delle spese di trasporto, stoccaggio e intermediazione. Studi ed esperienze analoghe indicano che il costo per pasto può collocarsi indicativamente in una forbice tra i 5 e i 7 euro, con variazioni legate alla qualità delle materie prime e all’organizzazione del servizio.
Per le famiglie, ciò potrebbe tradursi in un impatto contenuto sulle tariffe, soprattutto se accompagnato da politiche di sostegno e da una gestione efficiente. In questo contesto, l’amministrazione comunale può svolgere un ruolo determinante nel calmierare i prezzi agli utenti, ad esempio attraverso l’introduzione di tariffe differenziate in base alle disponibilità delle famiglie, l’utilizzo di risorse di bilancio dedicate, la partecipazione a bandi e finanziamenti pubblici, nonché la stipula di convenzioni con produttori locali per ridurre i costi delle materie prime. Ulteriori margini di contenimento possono derivare da una gestione ottimizzata del servizio e dalla riduzione degli sprechi alimentari.
Ciò che deve rimanere centrale, al di là delle scelte organizzative e delle sedi individuate, è la qualità dei pasti destinati agli studenti. È questo il principio guida che deve orientare ogni decisione: offrire cibo sano, sicuro e adeguato alle esigenze di tutti.
Non si tratta soltanto di una questione nutrizionale, ma anche educativa e sociale: il cibo diventa parte integrante del percorso formativo, occasione per promuovere corretti stili di vita, rispetto delle diversità e consapevolezza alimentare.
Per queste ragioni, rivolgiamo una richiesta chiara e palese a chiunque assumerà la responsabilità di governo dopo le prossime elezioni: dare seguito concreto a questa proposta e impegnarsi per la sua realizzazione. La qualità della mensa scolastica non deve essere oggetto di divisione politica, ma rappresentare una priorità condivisa, nell’interesse delle nuove generazioni e della comunità nel suo complesso.
Investire oggi in una mensa scolastica a corto raggio significa costruire un futuro più sano, equo e sostenibile per tutti.
Daniele Facciola – Capogruppo di Minoranza Comune di Crevoladossola e Candidato Sindaco alle Elezioni Amministrative Comunali 2026











