«Un piccolo stop. Un grande nuovo inizio». Con queste parole, il 1° luglio, la Piana di Vigezzo ha comunicato ai propri ospiti la chiusura temporanea della cabinovia e delle Suites & Spa. Nello stesso giorno, il Consiglio di Amministrazione della V&F S.r.l. — la società che gestisce gli impianti di risalita della Val Vigezzo, della Val Formazza e della Valle Antrona — depositava presso il Tribunale di Verbania istanza di liquidazione giudiziale. Nel comunicato ufficiale la società descrive «un livello di indebitamento commerciale non sostenibile», una «gravissima crisi di liquidità» e «numerose azioni esecutive promosse dai creditori». Tra il linguaggio rassicurante rivolto al pubblico e quello, assai più severo, degli atti giudiziari, c’è una distanza che merita di essere chiarita. E a chiarirla è chiamato, prima ancora della società, l’ente pubblico proprietario di quegli impianti: l’Unione Montana Valle Vigezzo, con i sindaci che la compongono.
Una gestione che non ha retto
Che la V&F non sia stata all’altezza del compito affidatole non è un giudizio di parte: emerge con chiarezza dalla stessa comunicazione della società. Nelle settimane precedenti l’istanza, gli annunci si sono succeduti con continue correzioni di rotta. L’8 aprile si indicava la riapertura estiva per il 10 giugno; il 26 maggio si assicurava che i lavori di manutenzione procedevano nei tempi; il 4 giugno la data di apertura slittava per «rallentamenti burocratici»; l’8 giugno veniva posticipata al 22 giugno. Parallelamente si promuoveva un ampio calendario di eventi — dal Meraviglia Festival dell’11 e 12 luglio ai camp per bambini — che la richiesta di liquidazione ha poi cancellato, con evidenti disagi per partecipanti, associazioni e attività del territorio. È il segno di una programmazione incerta, a fronte di una situazione economica che si aggravava giorno dopo giorno.
Vi è poi un elemento che spiega la fragilità di fondo di questa gestione. La continuità della V&F non poggiava sui risultati della propria attività, ma su due contributi pubblici, uno regionale, richiesto tramite l’Unione Montana, e uno del Ministero del Turismo. Entrambi non sono andati a buon fine, e non per circostanze esterne ma per vizi documentali e procedurali nella loro presentazione. Un’impresa che affida la propria continuità a due finanziamenti pubblici e non riesce a formalizzarli correttamente mostra, in questo stesso fatto, i limiti della propria capacità gestionale. Il punto non era la disponibilità di risorse, ma la difficoltà a governarle.
Un progetto ambizioso senza basi solide
La stessa distanza tra intenzioni e realtà si è osservata sul piano dei progetti. Mentre i conti si deterioravano, la V&F presentava — anche con momenti di forte visibilità, tra cui una presentazione al Grattacielo Pirelli di Milano alla presenza dell’allora ministra Santanchè, cui presero parte anche esponenti della Giunta dell’Unione (ossia il presidente, Paolo Giovanola, e il consigliere in Giunta, Claudio Cottini) — un progetto di ampliamento del comprensorio stimato intorno ai 15 milioni di euro, che prevedeva, tra le tante opere, la riorganizzazione degli impianti verso la Colma di Craveggia, la sostituzione della seggiovia Cima Trubbio su un nuovo tracciato e la realizzazione di nuove piste. Un disegno di indubbia ambizione, ma privo di adeguata sostenibilità tecnica ed economica, proposto da una società che faticava a sostenere la manutenzione ordinaria e a saldare i propri fornitori, e che di lì a poco avrebbe chiesto la liquidazione. Prima di guardare così lontano, sarebbe stato necessario mettere in ordine il presente.
Che quel disegno non poggiasse su basi sufficientemente solide non è, del resto, una semplice opinione. Lo stesso iter amministrativo si è interrotto poiché la Regione Piemonte ha sospeso il progetto, formulando una richiesta ufficiale di integrazioni e prescrivendo l’avvio di una Valutazione di Impatto Ambientale (peraltro nemmeno indicata nel progetto). Le integrazioni richieste riguardano proprio la dubbia sostenibilità dell’intervento e alcune carenze di ordine progettuale. È un riscontro che conferma, sul piano istituzionale, ciò che i conti già lasciavano intuire: prima ancora dei limiti finanziari, il progetto presentava lacune tali da non consentirne l’avanzamento nella forma proposta.
Le conseguenze non ricadono soltanto sui creditori vigezzini e sui lavoratori, ma anche su chi, in montagna, ha costruito la propria attività confidando su quegli impianti. Con la seggiovia Sagersboden ferma, per esempio, il rifugio Margaroli all’Alpe Vannino, in alta Val Formazza, registra già un calo di presenze e prenotazioni, oltre alle difficoltà di dare risposte a chi chiede quando si tornerà in funzione. Medesime considerazioni per chi ha una proprietà immobiliare alla Piana di Vigezzo e si vede, oggi, impossibilitato a raggiungere la propria casa. È l’immagine di un’economia di valle strettamente legata alle scelte, e alle mancate scelte, del gestore.
L’Unione non era un proprietario passivo
Sin qui il gestore. Ma il gestore lo si sceglie, lo si sorveglia e, quando necessario, lo si richiama. Sono responsabilità che competono all’Unione Montana e, in modo diretto, al suo Presidente, Paolo Giovanola, e alla sua Giunta, composta da Claudio Cottini (sindaco di Santa Maria Maggiore) e Tiziano Ferraris (sindaco di Toceno). Vorrei che questo fosse chiaro ai cittadini: l’Unione non è, e non deve essere, un proprietario che si limita a incassare un canone. Il contratto di concessione, sottoscritto il 4 ottobre 2023 per una durata di trentacinque anni, le riconosce, infatti, poteri di controllo ampi e concreti, che tuttavia non risultano essere stati esercitati.
È utile richiamare ciò che le parti hanno pattuito: l’articolo 26 del contratto, intitolato “Controlli dell’Unione Montana”, stabilisce che il Concedente, «allo scopo di accertarsi del diligente e puntuale svolgimento del servizio», si riserva «il diritto di compiere ogni ispezione e controllo che ritenga opportuno a suo insindacabile giudizio, senza limiti e obbligo di preavviso», tramite un proprio Referente con funzioni di Direttore dell’Esecuzione, ovvero di “Alta Sorveglianza”. In sostanza, l’Unione poteva verificare in ogni momento, anche senza preavviso, l’andamento della gestione. Non si tratta di una facoltà concessa dalla società, ma di un diritto previsto dal contratto. Viene quindi naturale domandarsi quante verifiche siano state effettivamente svolte in questi anni, chi ne fosse incaricato e quali esiti abbiano prodotto.
A ciò si aggiunge che, il 18 luglio 2025, la stessa Giunta si è dotata — con la delibera n. 13 — di un “Protocollo di Alta Sorveglianza”. Disporre di uno strumento e non avvalersene è circostanza che merita spiegazione, soprattutto quando si parla di beni e denaro pubblico.
Cento euro l’anno e un dovere di vigilanza
Il canone annuo versato dalla V&F all’Unione era di cento euro, dal momento che il contratto era concepito in modo da «non contemplare costi per l’amministrazione», rimettendo interamente al concessionario il perseguimento dell’equilibrio economico-finanziari, fra cui il farsi carico di tutte le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria. È una scelta legittima, ma con una implicazione precisa: quando si rinuncia al canone e si affidano al privato rischi e ricavi, ciò che resta in capo al proprietario pubblico — e ciò che ne giustifica il ruolo — è proprio la vigilanza. Ed è questa la funzione che, negli anni, non risulta essere stata esercitata.
Le occasioni, peraltro, non mancavano. Ogni stagione, per contratto (articolo 12), le tariffe e gli orari di apertura dovevano essere «formalmente approvati dall’Unione Montana»: un appuntamento periodico che consentiva di seguire da vicino lo stato della concessione.
Due contributi mancati e una condizione contrattuale da chiarire
Vi è poi un aspetto che riguarda l’Unione non come organo di controllo, ma come protagonista diretto. Torniamo ai due contributi pubblici sui quali la V&F aveva contato. La revisione generale ventennale della cabinovia Prestinone–Piana di Vigezzo era inclusa in entrambe le richieste di finanziamento. Le due misure, però, si rivolgevano a soggetti diversi: quella del Ministero del Turismo ai privati — come la V&F —; quella regionale ai soli enti pubblici. Per accedere al canale regionale, dunque, il soggetto richiedente non poteva che essere l’Unione Montana.
Quella revisione, tuttavia, è per contratto una spesa a carico del concessionario. Lo prevede il contratto di concessione, lo conferma il capitolato e ne ha dato atto lo stesso Consiglio dell’Unione nella seduta del 28 aprile 2026: la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti compete alla V&F, non all’ente. Presentarsi come soggetto richiedente di un contributo pubblico destinato a coprire una spesa che il contratto pone in capo al gestore solleva un evidente problema di coerenza con le condizioni che l’Unione stessa aveva stabilito, ispirate al principio del «rischio di impresa». In altre parole, si sarebbe finanziato con risorse pubbliche, per il tramite dell’Unione, un onere che avrebbe dovuto sostenere il gestore privato. Che l’operazione non sia comunque andata a buon fine per vizi documentali non muta la questione di fondo. Vi è, inoltre, un costo indiretto di questa scelta che merita di essere considerato. Le risorse regionali a disposizione degli enti pubblici sono limitate, e altrettanto limitata è la capacità di un ente di predisporre e sostenere progetti finanziabili. Destinando questi fondi ad un intervento multimilionario a beneficio di una società privata, l’Unione ha con ogni probabilità rinunciato a promuovere altre iniziative importanti per la comunità vigezzina, che quelle stesse energie e quegli stessi canali di finanziamento avrebbero potuto sostenere.
La liquidazione non riduce l’Unione a spettatore
Lo stesso capitolato (articolo 28) prevede che, in caso di fallimento o scioglimento della società, il gestore «decade di pieno diritto» dalla concessione e che l’Amministrazione concedente ha diritto di essere «reimmessa immediatamente» nel possesso degli impianti, dei fabbricati, dei beni e dei terreni. La liquidazione giudiziale della V&F, pertanto, non colloca l’Unione tra gli spettatori ma, semmai, le affida il compito di attivarsi con tempestività per riprendere il controllo del proprio patrimonio, assicurarne la sorveglianza e la manutenzione minima di sicurezza e far valere i propri crediti. Ogni settimana di inerzia è tempo in cui impianti pubblici restano fermi e non presidiati, con il rischio di deperimento, mentre la stagione estiva si allontana.
L’informazione dovuta al Consiglio e ai cittadini
Resta, infine, una questione di metodo. Nel proprio comunicato la V&F riferisce di aver attivato «tavoli istituzionali con i Comuni interessati, le Unioni Montane, la Provincia del VCO e la Regione Piemonte». Quelle interlocuzioni, che riguardano il futuro di un bene appartenente a tutti i vigezzini, non sono però state condivise né comunicate ai membri del Consiglio dell’Unione, nonostante una mia esplicita richiesta. Il destino degli impianti è stato così discusso in sedi dalle quali il Consiglio, e con esso la cittadinanza, è rimasto escluso. Sullo sfondo permane inoltre l’indagine avviata dalla Procura di Verbania. Di fronte a una vicenda di tale delicatezza, che coinvolge la stessa immagine dell’ente concedente, il proprietario pubblico è tenuto a riferire in primo luogo al proprio organo democratico, come più volte già richiesto dal sottoscritto in svariati Consigli dell’Unione.
Le domande che attendono risposta
Per queste ragioni ho inviato all’Unione, in data 4.07.2026, l’ennesima interrogazione urgente a risposta scritta con tredici quesiti puntuali, che richiedono risposte altrettanto puntuali: da quando la Giunta fosse a conoscenza delle difficoltà della V&F; quali controlli, e con quali modalità, siano stati svolti negli ultimi tre anni sull’equilibrio economico-finanziario e sugli obblighi contrattuali del concessionario, con i relativi verbali; se il Protocollo di Alta Sorveglianza sia stato applicato; se siano state verificate l’esistenza e l’escutibilità di polizze, fideiussioni e cauzioni a garanzia dei crediti dell’ente; se, a fronte della cabinovia messa in funzione il 20 e 21 giugno senza il prescritto nulla osta tecnico, in occasione di un evento aziendale definito impropriamente “privato”, il Presidente abbia adottato i provvedimenti d’urgenza e informato le autorità competenti; e se sia già stata avviata un’interlocuzione formale con il curatore e il giudice delegato. Ho chiesto che a queste domande si risponda per iscritto e nei tempi più brevi consentiti dallo Statuto, e che il Consiglio dell’Unione sia convocato in seduta pubblica, anche a beneficio dei cittadini vigezzini. Non è una richiesta di cortesia, ma il minimo dovuto a chi di quegli impianti è, in ultima istanza, proprietario.
La domanda che precede tutte le altre
Vi è però un interrogativo che viene prima di ogni altro, e che l’Unione è chiamata a chiarire pubblicamente: che cosa sta facendo, in questo momento, e in che modo intende affrontare la situazione, anche in previsione del futuro della Piana di Vigezzo.
Su un punto, in particolare, chiedo che non si commettano di nuovo gli errori del passato. Un piano economico-finanziario, per quanto ben confezionato, resta un insieme di numeri su carta: vi si può scrivere quasi qualsiasi cosa, se manca chi lo esamini in modo critico e con la competenza necessaria. La voce dei costi, alla Piana, è nota, e la storia di questa stazione è chiara e sotto gli occhi di tutti. Non vorrei più leggere previsioni di ricavo degne di un film di fantascienza, capaci di far apparire un sogno ciò che sogno non è. Prima di dare credito a qualunque progetto quei conti vanno verificati con serietà e onestà, da chi ne ha titolo e competenza. È ciò che i cittadini hanno il diritto di pretendere. Non possiamo svendere il nostro territorio a 100 euro all’anno!
Le illusioni, come i fuochi d’artificio, illuminano il cielo per un istante e poi lasciano il buio: la Valle Vigezzo, di illusioni, ne ha già conosciute abbastanza.
Massimo Castelnuovo
consigliere di minoranza dell’Unione Montana Valle Vigezzo e consigliere comunale di Santa Maria Maggiore














