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Attualità | 03 gennaio 2026, 11:35

Macugnaga, l'impatto delle difficoltà degli impianti sull'alta quota

La presidente del Cai Sem Milano Laura Posani racconta il valore etico e sociale del rifugio ai piedi della parete Est del Monte Rosa e le conseguenze legate alla chiusura della seggiovia del Belvedere

Macugnaga, l'impatto delle difficoltà degli impianti sull'alta quota

La crisi che Macugnaga sta attraversando, si sa, non si ferma al fondovalle. La chiusura degli impianti del Belvedere, oltre che per la società che li gestisce, si riflettono anche più in alto. A spiegarlo è Laura Posani, presidente del Cai Sem, Società Escursionisti Milanesi, proprietaria del rifugio Zamboni Zappa, uno dei simboli dell’alpinismo e dell’escursionismo sul Monte Rosa.

"Sono davvero triste per gli amici e gli abitanti di Macugnaga - premette Posani -. Da anni subiscono gravi danni, per motivi meteorologici o giudiziari, che minano la sopravvivenza delle loro attività, per la maggior parte basate sul turismo". Una fragilità strutturale che oggi appare evidente e che, come sottolinea, non nasce certo con l’ultima stagione.

Il rifugio Zamboni Zappa è di proprietà della Sem Milano e sorge in una posizione unica, al cospetto della parete Est del Monte Rosa. "È un rifugio magnifico, invidiato da molti per la sua collocazione e per la sua bellezza antica - ricorda la presidente - un luogo che nel tempo ha attirato attenzioni anche molto lontane dallo spirito originario del Cai".

"Circa dieci anni fa - racconta Posani - la Sem fu contattata da investitori svizzeri interessati a trasformare lo Zamboni in un hotel di lusso in quota, destinato a una clientela internazionale per lo sci alpinismo. Ci avrebbero dato davvero tanti soldi, ma i soci e le socie della Sem votarono no all’unanimità". Una scelta netta, maturata su basi etiche precise. "Per noi era chiaro che i rifugi Cai sono l’ultimo avamposto a favore di una montagna sostenibile per i più, contro le speculazioni private a danno dell’ambiente". Un rifiuto consapevole, nonostante le difficoltà economiche di un’associazione di promozione sociale che vive delle sole quote dei soci e deve affrontare spese importanti di manutenzione. "Fu un orgoglioso no - dice - un no a vendere l’etica del Cai ai nuovi speculatori".

Negli ultimi quattro anni il rifugio è gestito da Valerio, che ha raccolto il testimone da Tania, storica gestrice ricordata come una padrona di casa accogliente e intelligente. "Valerio è un uomo di montagna - sottolinea Posani - e gestisce il rifugio come fosse casa sua". Anche lui, però, ha dovuto fare i conti con una serie di eventi che hanno messo a dura prova la sostenibilità dell’attività. Le alluvioni del 2023 e 2024 avevano danneggiato i sentieri di accesso, poi ripristinati anche grazie al suo impegno diretto. Ma il colpo più duro è arrivato nell’estate scorsa, con la chiusura, alla vigilia di Ferragosto, del sentiero che dal Belvedere conduce allo Zamboni Zappa per motivi giudiziari. "Questo gli ha causato un ammanco di circa due terzi delle entrate previste - spiega la presidente - Valerio aveva già stivato in rifugio tutte le provviste per la stagione estiva e, a fronte delle disdette, si è ritrovato le dispense piene e il rifugio vuoto".

Il nodo centrale, evidenzia Posani, è l’accessibilità. L’itinerario più facile e frequentato, adatto anche alle famiglie, parte dall’arrivo della seggiovia del Belvedere. "Quando questo accesso viene penalizzato, perché la seggiovia non funziona o perché il sentiero viene chiuso, come è successo quest’estate, lo Zamboni può essere raggiunto solo dal sentiero Silvio Saglio, molto più impegnativo e riservato a escursionisti esperti", spiega. Una limitazione che riduce drasticamente le presenze, al punto da "non garantire la sopravvivenza del rifugista e dei suoi collaboratori", che possono contare solo su tre o quattro mesi di stagione estiva.

Il legame tra impianti, paese e alta quota emerge così con chiarezza. "Il non funzionamento della seggiovia significa la morte delle attività in valle - conclude Posani - ma anche del rifugio, che diventa difficile da raggiungere per chi vorrebbe semplicemente godersi la magnifica vista del Rosa dal prato davanti allo Zamboni Zappa, quello che chiamiamo il prato dei milanesi".

Nel racconto della presidente del Cai Sem Milano, il futuro di Macugnaga appare indissolubilmente legato a una visione complessiva del territorio, capace di tenere insieme fondovalle e quota, turismo e sostenibilità. Una visione che, oggi più che mai, chiede scelte chiare e coraggiose per non spezzare un equilibrio costruito in decenni di storia alpina.

Miria Sanzone

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