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Attualità | 06 aprile 2021, 18:30

Lupo, Comitato Allevatori: “Preoccupati per la prossima stagione in alpeggio e Life Wolfalps propone un questionario lontano dalla realtà”

“Il progetto ha già dimostrato non essere in grado di aiutarci. Le problematiche rimangono le stesse: non sono proposte valide per salvaguardare il nostro tipico sistema di allevamento”

Lupo, Comitato Allevatori: “Preoccupati per la prossima stagione in alpeggio e Life Wolfalps propone un questionario lontano dalla realtà”

Il Comitato Salvaguardia Allevatori VCO contesta nuovamente Life Wolfalps, il progetto europeo per la conservazione del lupo sulle alpi, che in questa seconda fase promuove una serie di azioni per migliorare la convivenza tra l'uomo e l'animale.

Nel mirino del Comitato il questionario sulla presenza del lupo recentemente diffuso da Life Wolfalps, che a quanto sostengono gli allevatori “non sa rispecchiare minimamente le problematiche che la presenza dei lupi ha creato nelle valli della provincia”. E i cui dati sarebbero utilizzati "per trasmettere all'opinione pubblica l’idea che nessuno si lamenti del lupo”.

Per gli allevatori il sondaggio d'opinone "non affronta i problemi reali e neppure le modalità per ottenere un quadro veritiero e realistico della situazione, ma è funzionale solamente a una visione positiva dei lupi e a minimizzare i problemi (che è poi lo scopo di tutto il milionario progetto)”.

Il Comitato propone poi alcune domande che dovrebbero essere poste nel sondaggio che “allo stato attuale della problematica a livello nazionale, potrebbero essere veramente utili”.

Di seguito il comunicato stampa diffuso dagli allevatori.

Mentre gli allevatori, in vista della prossima stagione di alpeggio, sono seriamente preoccupati per i propri animali, considerato l’aumento del numero dei lupi (riconosciuto anche dal progetto Life Wolfalps), quest’ultimo rilancia ancora una volta una “campagna demoscopica”, attraverso questionari vecchi di otto anni e indirizzati a vari strati della popolazione.

Gli allevatori intendono rifiutarsi di partecipare, per la terza volta, a un sondaggio che non sa rispecchiare minimamente le problematiche che la presenza dei lupi ha creato nelle valli della provincia. Già in passato il progetto europeo ha dimostrato di non sapere sfruttare i risultati di questi sondaggi per supportare in modo efficace chi si deve confrontare quasi giornalmente con la presenza di lupi sul territorio.

In particolare, si continua a non tenere conto dei sistemi di alpeggio e, in generale, delle pratiche di gestione del bestiame tipiche della zona. Non solo. Gli allevatori hanno anche constatato come i dati dei questionari vengono sfruttati, da parte del progetto Life Wolfalps, contro gli allevatori stessi.

Secondo gli allevatori si tratta quindi dell'ennesima manipolazione dei sistemi di comunicazione, finalizzata a trasmettere all'opinione pubblica l’idea che nessuno si lamenti del lupo e che solo una percentuale minima della popolazione vorrebbe ridurne gli esemplari.

Mancano , fra l’altro, alcune domande che, allo stato attuale della problematica a livello nazionale, potrebbe essere veramente utile, ovvero:

1- "Sei d'accordo che serve cominciare a gestire i lupi con un contenimento numerico della specie?". Al contrario chiedono se si è d'accordo con la caccia al lupo. Questa formulazione del quesito induce facilmente la gente a pensare a battute di caccia indiscriminata (ecco come è facile influenzare le risposte!).

2- “Sapevi che in Svezia è stata inserita una zona dove non sono ammessi i lupi per salvare le renne e la cultura del popolo Sami? Saresti d'accordo che anche in Italia vengano previsti territori non adatti al ripopolamento dei lupi per salvaguardare l'alpicultura tipica della montagna?”

3-”Sapevi che a livello internazionale , condiviso anche da Life Wolfalps, esiste lo studio: MANAGEMENT OF BOLD WOLVES Policy support Statement of the Large Carnivore Initiative for Europe, dove si prevede che lupi che si avvicinano a più di 30 metri dall'essere umano sono da considerare 'esemplari problematici' e deve essere assolutamente perseguita una politica di gestione degli stessi. Sei d'accordo che anche in Italia venga attivata una 'gestione attiva' per ridurre il rischio che i lupi perdano il timore degli esseri umani con le relative conseguenze"

Nell’insieme il questionario non affronta i problemi reali e neppure le modalità per ottenere un quadro veritiero e realistico della situazione, ma funzionale solamente a una visione positiva dei lupi e a minimizzare i problemi (che è poi lo scopo di tutto il milionario progetto).

Lo stesso si può dire per le modalità utilizzate per attuare il monitoraggio recentemente reso pubblico e per i risultati raggiunti. Essi, pubblicati solamente ad un anno di distanza, riguardano infatti più che altro genealogie di lupi ma non mettono in evidenza in alcun modo ciò che serve agli allevatori e alla popolazione: quali branchi o singoli lupi siano stati responsabili di attacchi ad animali domestici, quali siano gli individui “confidenti” e che penetrano spavaldamente nei paesi abitati.

Il progetto ha già dimostrato non essere in grado di aiutare gli allevatori della nostra provincia montana; le problematiche indotte dalla crescente presenza dei lupi rimangono le stesse e non si sono proposte di soluzioni valide ed applicabili per salvaguardare il nostro tipico sistema di allevamento.

Non vi è altro da fare, come gli allevatori sostengono da tempo, che cambiare la normativa sulla protezione totale dei lupi e sulla possibilità dell'autodifesa del bestiame e degli esseri umani.

Nessuno può più seriamente sostenere che i lupi siano a rischio di estinzione visto che sono stati cancellati dalla Lista Rossa IUCN. Sarebbe ora di adeguarsi ai tempi. È ora che la specie venga contenuta e che nei confronti degli esemplari e dei branchi che predano ripetutamente il bestiame e che entrano nei paesi vengano messe in atto azioni tali da esercitare un’efficace deterrenza.

Il Comitato Salvaguardia Allevatori VCO



C.S.

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