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Attualità | 20 maggio 2022, 11:00

Lupi, Coldiretti Piemonte: "Ora salviamo anche le pecore”

L'associazione di categoria torn chiede un nuovo piano: "A livello nazionale popolazione dei lupi aumentata del +165% negli ultimi anni"

Lupi, Coldiretti Piemonte: "Ora salviamo anche le pecore”

Sono oltre 900 i lupi presenti nelle Regioni Alpine, in particolare nelle zone del Piemonte, della Liguria e della Valle d'Aosta: numeri che hanno costretto, negli ultimi anni, alla chiusura di diverse imprese agricole e al conseguente abbandono della montagna. E’ quanto denuncia Coldiretti Piemonte nel commentare il primo monitoraggio nazionale del lupo pubblicato nell'ambito del progetto Life WolfAlps EU, in sinergia con ISPRA. La popolazione di lupi stimata, a livello nazionale, è intorno ai 3.300 esemplari, 950 nelle regioni alpine e quasi 2.400 lungo il resto della penisola.

“Si sta verificando un aumento esponenziale, fino al +165%, della popolazione lupi a livello nazionale rispetto agli ultimi anni – evidenziano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale -. I numeri sembrano confermare, quindi, che il lupo ormai non è più in pericolo, ma lo sono i nostri allevamenti di pecore, capre e vacche. Le Istituzioni devono definire un Piano nazionale che guardi a quello che hanno fatto altri Paesi UE, come Francia e Svizzera, per la difesa dal lupo, degli agricoltori e degli animali allevati. Il rischio vero oggi è – proseguono - la scomparsa della presenza dell’uomo dalle montagne e dalle aree interne per l’abbandono di migliaia di famiglie, ma anche di tanti giovani che faticosamente sono tornati per ripristinare la biodiversità perduta con il recupero delle storiche razze piemontesi, stante anche il costante incremento degli episodi di predazione. Serve, dunque, responsabilità nella difesa, da parte delle Istituzioni e degli organi competenti, degli allevamenti, dei pastori e allevatori che – concludono Moncalvo e Rivarossa – con coraggio continuano a presidiare i territori e a garantire la bellezza del paesaggio, contro degrado, frane e alluvioni che minacciano anche le città. Il ritardo nell’affrontare il tema pregiudica la soluzione del problema dopo che i risultati dell’indagine hanno fornito elementi utili ad una revisione delle politiche di conservazione”.

C.S.

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