Si è celebrata oggi, martedì 3 febbraio, nella cappella dell’ospedale San Biagio di Domodossola, la messa per la festa del santo patrono del nosocomio. La celebrazione, presieduta dal parroco di Domodossola don Vincenzo Barone, è stata seguita dalla tradizionale benedizione della gola, impartita con le candele incrociate benedette il 2 febbraio, giorno della Candelora.
Nel corso dell’omelia, don Barone ha offerto una riflessione legata alla realtà dell’ospedale. "Quando parliamo dell’ospedale di Domodossola – ha affermato – non stiamo parlando di Muri, di mappe o di studi di fattibilità. Stiamo parlando di persone, di corpi fragili, di vite affidate alle nostre decisioni".
San Biagio, vescovo e martire originario di Sebaste, in Armenia, è ricordato dalla tradizione come medico dell’anima e del corpo, capace di prendersi cura dei malati e di compiere guarigioni prodigiose. In particolare, l’episodio del bambino salvato da una lisca di pesce conficcata in gola lo ha reso il santo invocato contro i mali della gola. "Ma ciò che celebriamo oggi va più in profondità – ha sottolineato il parroco – la gola è il luogo del respiro e della parola, simbolo della vita stessa".
Don Barone ha insistito sul fatto che l’ospedale non è soltanto un edificio, ma "un ecosistema umano e professionale che cresce nel tempo", radicato in una tradizione di competenze, relazioni e prossimità. "Domodossola è il cuore naturale dell’Ossola – ha ricordato – il punto di riferimento per chi vive in montagna, per chi deve affrontare strade difficili e condizioni climatiche avverse. In sanità, i tempi di percorrenza possono fare la differenza tra la vita e la morte".
Parole di ringraziamento sono state rivolte a medici, infermieri, operatori sanitari e volontari: "Voi partecipate all’opera stessa di Cristo che nel Vangelo si china sui malati, tocca le ferite e restituisce speranza, anche quando la guarigione non è possibile. L’amore cura sempre". E un messaggio di consolazione è stato indirizzato anche ai malati e ai familiari: "Nessuna sofferenza è inutile o dimenticata".
Alla celebrazione erano presenti il sindaco di Domodossola Lucio Pizzi, il direttore generale dell’Asl Vco Francesco Cattel e il direttore sanitario aziendale Daniela Kozel, a testimonianza della vicinanza delle istituzioni civili e sanitarie a un luogo che rappresenta un presidio fondamentale per tutto il territorio.
"Celebrare San Biagio oggi – ha concluso don Barone – significa chiedere che questo ospedale sia sempre una casa di umanità, uno spazio di competenza e di compassione, dove la scienza cammina insieme alla coscienza e la tecnica non soffoca la tenerezza". Un affidamento finale al santo patrono, perché protegga l’ospedale, la città e tutti coloro che soffrono nel corpo e nello spirito.
























