Maurizio Oioli è in partenza in queste ore per il Villaggio Olimpico di Cortina, dove seguirà le Olimpiadi invernali 2026 nel ruolo di direttore tecnico delle squadre italiane di bob e skeleton. Per l’olimpionico ossolano si tratta della quinta esperienza ai Giochi, un traguardo che racconta una carriera sportiva e professionale di alto livello, vissuta prima da atleta e poi da tecnico.
Oioli ha partecipato a due Olimpiadi come atleta nella specialità skeleton, a Torino 2006 e Sochi 2014, dopo aver conquistato cinque titoli di campione italiano. Successivamente ha preso parte ai Giochi in altre due occasioni come tecnico delle squadre di bob e skeleton, fino all’attuale incarico di direttore tecnico, che lo vede oggi alla guida dell’intero settore azzurro delle discipline del ghiaccio.
"Le Olimpiadi in casa sono sempre diverse — racconta Oioli — la tensione e l’emozione sono fortissime. Siamo tutti concentrati per sfruttare al meglio quel piccolo vantaggio che deriva dal gareggiare nel nostro paese. Conosciamo molto bene queste piste e questi luoghi, questo ci dà fiducia e ci permette di affrontare le gare con grande motivazione. Le possibilità ci sono e vogliamo giocare le nostre carte. Le squadre e gli atleti italiani possono essere protagonisti in molte discipline e possiamo ambire alle prime cinque posizioni. Poi, come sempre, sarà la gara a decidere tutto".
Il confronto tra le Olimpiadi vissute da atleta e quelle affrontate da tecnico è, per Oioli, un’esperienza profondamente diversa. "Da atleta sei concentrato soprattutto su te stesso e sulla tua prestazione. Da tecnico la prospettiva cambia completamente, la responsabilità è verso gli altri, verso la squadra. Devi dare serenità, fiducia, creare le condizioni perché gli atleti possano esprimere il meglio. Oggi sento molto di più il peso e, allo stesso tempo, la bellezza di questa responsabilità. È un’emozione ancora più intensa".
Con Cortina 2026, Maurizio Oioli aggiunge un nuovo capitolo a un percorso che lo ha visto protagonista dello sport italiano per oltre vent’anni. Un percorso che porta anche il nome dell’Ossola al centro della scena olimpica.
















