L’Unione Frontalieri Italiani in Svizzera (Ufis) ha formalmente trasmesso all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) una richiesta ufficiale di valutazione tecnica sul quadro fiscale e contributivo applicato al lavoro frontaliero tra Italia e Svizzera. L’Ocse, organismo internazionale con sede a Parigi, elabora gli standard globali in materia di fiscalità internazionale, coordinamento tra Stati e convenzioni contro le doppie imposizioni. I suoi modelli rappresentano il riferimento per i trattati fiscali bilaterali e per la governance tributaria internazionale.
Spiegano dall’unione dei frontalieri: “Nel documento inviato, Ufis evidenzia criticità legate alla differenziazione tra “frontalieri storici” e “nuovi frontalieri”, all’introduzione di contributi sanitari selettivi, al rischio di doppia imposizione economica indiretta e alla coerenza del nuovo accordo fiscale entrato in vigore nel 2023 con i principi Ocse di neutralità fiscale e non discriminazione. L’obiettivo dell’iniziativa è ottenere una valutazione tecnica indipendente sulla compatibilità delle misure adottate con gli standard internazionali, al fine di garantire equità, certezza normativa e tutela del reddito dei lavoratori frontalieri. Considerata la rilevanza sociale ed economica della materia per migliaia di lavoratori e territori coinvolti, Ufis ha richiesto un riscontro in tempi compatibili con le ordinarie procedure tecniche dell’organizzazione”.
L’azione intrapresa presso l’Ocse sarà illustrata nl corso di un evento pubblico rivolto ai tutti i frontalieri, in programma sabato 28 febbraio dalle 10.00 a Varese, dal titolo “Lavoro frontalieri: regole, tutele e novità 2026”.














