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Politica | 23 marzo 2026, 10:50

Preioni a Pontida per l’ultimo saluto a Bossi: “Un leader che ha costruito una comunità” FOTO

Il sottosegretario alla presidenza della regione: "La prima volta che l'ho visto era il 1993. Fu un innamoramento politico"

Alberto Preioni, sottosegretario alla presidenza della regione Piemonte e noto esponente della Lega del Vco, ha preso parte nella giornata di ieri - 22 marzo - a Pontida ai funerali di Umberto Bossi, fondatore della Lega scomparso nei giorni scorsi all’età di 84 anni. Preioni traccia un ricordo personale di Bossi, legato in particolare alle sue numerose visite nel Vco. Di seguito le sue parole.

La prima volta che ho visto Umberto Bossi era il 1993. Avevo 11 anni, era la campagna elettorale che vide poi la vittoria di Angius con un monocolore Lega. Piazza Mercato a Domodossola era gremita come non l'avevo mai vista. Era il momento dell'esplosione della Lega, una stagione che avrebbe cambiato per sempre la storia politica del nostro Paese.

Ricordo ancora l'emozione di quel giorno e conservo gelosamente il programma elettorale di allora, che io, giovane e timido, chiesi alla cugina che mi aveva accompagnato, di pochi anni più grande, di fargli firmare. È il talismano che ho portato con me in ogni incarico della Lega in cui ho lavorato, e che oggi campeggia nel mio ufficio a Torino. Un simbolo, ma soprattutto l'inizio di un percorso.

Quell'incontro fu, a tutti gli effetti, un innamoramento politico. Bossi era un uomo diretto, a tratti ruvido, ma capace di accendere una visione: quella di un Nord laborioso e incompreso, che chiedeva rispetto, autonomia e libertà da un centralismo distante. Idee che, per chi come me era cresciuto respirando politica fin da bambino, sono diventate strada, impegno, vita.

Veniva spesso nel Vco. Indimenticabili le feste campestri della Lega, le telefonate con Silvio Berlusconi dalle cene dell'Hotel Corona, con il telefono che passava di mano in mano tra i presenti, soprattutto le signore, tra sorrisi e risate. Dietro due giganti della politica si nascondeva un'umanità sincera, autentica, che oggi rimane uno dei ricordi più preziosi che custodisco. Bossi parlava con tutti, fino all'ultimo militante, con il sigaro tra le dita e una memoria straordinaria per nomi, volti e territori. Era un leader capace di macinare centinaia di migliaia di chilometri in campagna elettorale, ma anche di telefonare personalmente alle singole sezioni per spronare, correggere, motivare. Se mancava un manifesto o qualcosa non funzionava, arrivava puntuale il richiamo: è così che ha costruito una comunità politica vera, coesa, orgogliosa.

Abbiamo vissuto come comunità anche il dolore della sua malattia, il coma, i mesi di apprensione, il silenzio forzato. E poi il ritorno a Pontida: un momento che non si dimentica, carico di emozione e di lacrime vere, nel riabbracciare un leader a cui eravamo tutti profondamente legati.

Non sono mancati passaggi difficili, anche amari, come alcune vicende che hanno segnato il movimento. Ma il giudizio della storia non potrà che riconoscere a Bossi il merito di aver costruito qualcosa di unico: aver dato voce a milioni di persone e aver formato una classe dirigente che ancora oggi guida egregiamente territori e istituzioni.

La Lega è cambiata, com'è naturale che sia. Ma resta viva l'ambizione di tornare a comunicare quello spirito originario, federale, radicato, capace di rappresentare le comunità. Molti protagonisti di oggi vengono da quella stagione e da quella scuola politica.

A lui devo moltissimo. Non solo la mia crescita politica, ma un'idea di impegno che ancora oggi mi accompagna.

Ci mancherai, Capo.

Alberto Preioni”.

l.b.

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