Ha 45 anni, un sorriso aperto e un casco sempre pronto. È don Massimiliano Maragno, parroco di Mergozzo e delle frazioni di Albo e Bracchio, originario di Vignone, sacerdote dal 2021 in paese e insegnante di religione alle scuole medie di Ornavasso.
Ma oltre alla tonaca, c’è una passione che lo accompagna da sempre: la moto. In sella alla sua Kawasaki z900 ogni giorno sfreccia dalla scuola alla chiesa, anzi alle chiese di cui è parroco, e quando gli impegni glielo permettono, si gode qualche ora sulle curve delle nostre valli. Don Massimiliano ti conquista: semplice, schietto, con un'energia contagiosa e tanta cordialità.
Ama la compagnia e passare da una celebrazione eucaristica a un raduno motociclistico, e soprattutto parlare di moto, di scarichi aftermarket e di accessori, come quel cupolino che sta aspettando dal Giappone. "La mia passione per le moto è nata quasi come contrapposizione – racconta – Mia mamma aveva molta paura della velocità e delle due ruote. Io invece, già a 15 anni, avevo il motorino e sognavo appunto una moto da grandi, sperando di convincere mia mamma". Poi la strada ha preso una direzione diversa: il seminario, la scelta del sacerdozio, e quel desiderio momentaneamente accantonato.
"A 19-20 anni, entrando in seminario, l’idea della moto l’avevo messa da parte. Poi però, più avanti, ho comprato il mio primo 125 e mi è piaciuto subito. Da lì sono passato a un 600 e poi via via ho continuato". Le moto non lo hanno mai lasciato. Lo hanno accompagnato anche nei suoi spostamenti pastorali: "Ho iniziato il mio operato come prete nelle parrocchie di Grignasco, poi Cannobio, poi Novara, e infine sono arrivato a Mergozzo, cinque anni fa. Le moto mi hanno sempre seguito. Adesso guido una Kawasaki z900 acquistata un anno e mezzo fa, voglio godermela ancora un po' poi ho già in mente come sostituirla".
E' lui il prete invitato ai raduni per recitare una preghiera con i motociclisti, invocare la protezione di San Colombano e benedire le moto "che non sono solo mezzi meccanici fatti di ferro e plastiche, ma strumento di gioia" Per don Massimiliano la moto non è soltanto un hobby, ma un modo di vivere. "Per me è un’alternativa all’aereo, più che all’auto. Ti dà la stessa sensazione del volo. Ti accelera l’adrenalina".
E spesso è anche un mezzo pratico, utile per la sua vita frenetica fatta di appuntamenti e impegni quotidiani, tra scuola, incontri con i giovani, la parrocchia. "La uso molto anche per lavoro, per andare a dire messa, per spostarmi tra le frazioni, per la scuola. Però è anche uno strumento distensivo. Montagna o lago… l’importante è piegare", dice con una battuta che tradisce tutta la passione da motociclista vero.
Nonostante la voglia di viaggiare, le vacanze in moto per ora restano un sogno. "D’estate non riesco a fare viaggi in moto perché accompagno i ragazzi ai campi scuola. Con le medie andiamo a Varazze, poi con i più grandi facciamo anche il cammino di Assisi. E poi ci sono il centro estivo, le feste patronali". Il tempo libero è poco, ma quando riesce se lo prende. Anche solo per una giornata.
"Appena posso, prendo la moto e vado. Le strade che amo di più sono quelle dell’Ossola, della Cannobina, e poi tutto il Lago Maggiore". Un legame profondo con i luoghi, vissuto curva dopo curva, tra panorami e silenzi. E se molti motociclisti amano i viaggi in compagnia, lui confessa un’altra inclinazione: "Ho amici motociclisti, certo, però devo dire che amo andare anche da solo".
E poi c’è un desiderio che torna spesso nei suoi pensieri. Un sogno che profuma d’America e di libertà: "Per i miei 50 anni vorrei fare un viaggio importante: un coast to coast, la Route 66. È un’idea che mi porto dentro da tempo". Un parroco capace di parlare la lingua della gente, con una passione che non è solo velocità ma anche equilibrio, ascolto e voglia di respirare. Con la moto, certo. Ma soprattutto con uno stile di vita semplice e autentico, che lo rende vicino a tutti, giovani e anziani.
E quando arriva in cima a un passo o si ferma in un bar di paese, togliendosi il casco e aprendo la giacca in pelle, basta un dettaglio a sorprendere chi lo incontra: quel collarino bianco, discreto e inconfondibile, che ricorda subito chi è. E che spesso strappa un sorriso, curiosità e simpatia.




















