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Attualità | 18 maggio 2021, 19:20

Porte chiuse e musica spenta nelle discoteche, Tanza: “Siamo l’unica categoria a non poter riaprire”

“L’anno scorso potevamo aprire all’aperto, quest’anno con i vaccini e contagi in calo no. È un paradosso”

Porte chiuse e musica spenta nelle discoteche, Tanza: “Siamo l’unica categoria a non poter riaprire”

In questi giorni si sta parlando di una graduale riapertura dei locali e delle attività, ma arriva la doccia fredda per le discoteche. Dopo un primo momento in cui i locali da ballo non venivano menzionati nelle nuove norme, ieri è stata resa pubblica la norma che vieta qualsiasi attività sia all’interno che all’esterno delle sale da ballo.

Abbiamo interpellato Dj Tanza, gestore del Trocadero di Domodossola: “Se avessero fatto come l’anno scorso, quando hanno lasciato la possibilità di attività all’aperto, avrei utilizzato metà del parcheggio per mettere dei tavoli e ampliare il dehors esterno, anche senza musica avrei fatto un servizio bar. Siamo l’unica categoria a non poter riaprire”.

Prosegue Tanza: “Hanno riaperto i cinema, le palestre ecc., gli stessi ragazzini che possono giocare a calcetto ed abbracciarsi dopo i goal e andare alle feste non possono andare a ballare. Sono dei paradossi, addirittura all’interno della mia discoteca non posso fare la presentazione del mio nuovo libro a cui parteciperebbero una cinquantina di invitati in un locale da millesettecento metri quadri”.

Una sperimentazione per riaprire i locali da ballo è in atto su proposta delle associazioni di categoria, pur di tentare di tornare al lavoro, ma i gestori dovrebbero attenersi a protocolli molto difficili da mettere in atto come ci spiega Tanza: “La gente dovrebbe arrivare con un certificato che attesti l’avvenuta vaccinazione, sapendo che i giovani saranno gli ultimi ad essere vaccinati. In alternativa il tampone negativo fatto da non più di quarantotto ore, con un esborso anche di trenta o quaranta euro. Addirittura fare il tampone direttamente all’ingresso della discoteca. Sono delle cose che non sono sostenibili né economicamente e neanche dal punto di vista operativo: pensiamo al fatto che si fatica già a controllare i clienti all’ingresso del locale, ci sono ragazzi minorenni che tentano di entrare scambiandosi i documenti d’identità con gli amici più grandi, figuriamoci come sarebbe possibile un serio controllo dei certificati di tamponi e vaccini”.

Un altro punto dolente della situazione sono i ristori e gli aiuti che non vanno a coprire tutte le spese a cui il mantenimento di una struttura come il Trocadero, seppur chiusa, va incontro: “i ristori che mi hanno dato non va a coprire parzialmente i costi di un locale come il mio , se poi teniamo conto dei leasing, tasse ecc. sono davvero cifre esigue. Ora è finalmente possibile l’apertura dei bar e la consumazione al banco, io ho in totale quaranta metri lineari di bar e io non ne posso usufruire pur avendo lo spazio all’esterno e potendo utilizzare il parcheggio per mettere i tavolini”.

Un’altra cosa che Tanzarella fatica a comprendere è il cambio di passo tra quello che è avvenuto l’anno passato, con la riapertura estiva, e le decisioni di quest’anno. Nonostante la campagna vaccinale e i numeri dei contagi in continua discesa, il Governo ha deciso di impedire le aperture: “Oggettivamente la situazione è migliore rispetto all’anno scorso, non capisco la necessità di vietare tutte le attività delle discoteche sia all’interno che all’esterno, pure per le regioni in zona bianca. C’è chi dice che la seconda ondata sia partita dalle discoteche, ma se andiamo a vedere le discoteche hanno chiuso a metà agosto quindi se fossero la causa dei contagi la curva avrebbe iniziato ad alzarsi ai primi di settembre, invece tutto è partito ad ottobre, dopo due mesi. Speriamo solo che la situazione abbia uno sviluppo tale per il quale il Comitato Tecnico Scientifico permetta di farci tornare a lavorare”.

L’anno scorso Dj Tanza è stato protagonista di una plateale protesta: si era chiuso alla consolle del Troca sino a quando non aveva potuto interloquire con il Ministero: “Ho ottenuto ciò che volevo – ci racconta – , io non protestavo per poter riaprire in quanto mi rendevo conto che non era assolutamente giusto, ma volevo far sapere al ministro Patuanelli che doveva decidere quanti soldi dare. Volevo che il Ministro sapesse che tenere chiuso un locale come il mio costa cinque mila euro al mese e la sua risposta è stata ‘ha fatto bene a dirmelo perché non avrei mai immaginato’. Ho ottenuto che il Ministro sapesse a quali spese andiamo incontro che non sono quelle di un ristorante o di un’altra attività. In più ho ottenuto di non pagare l’Imu, infatti la bozza di legge che circolava prevedeva che il gestore che fosse proprietario dei muri dei locali fosse esentato. Con un leasing non sei proprietario dei muri e mi sarei trovato nella condizione di dover pagare l’Imu poiché non risulto ancora il proprietario effettivo, la bozza è stata modificata in modo che tutti i gestori che erano tenuti a pagare l’Imu fossero esentati”.

Nonostante l’amarezza di questo anno di chiusura forzata pieno di grandi traversie, lo spirito di Tiziano non è stato abbatuto e, facendo di necessità virtù, ha approfittato dell’involontario e troppo tempo libero per dedicarsi alla scrittura: infatti è uscito a dicembre il suo primo libro “Le vasche sul corso” e prossimamente ne uscirà un altro.

Fabio Nedrotti

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