Non basta catalogare i luoghi della Resistenza: occorre valorizzarli, gestirli e promuoverli come patrimonio culturale e turistico del Piemonte. È la posizione espressa da Domenico Ravetti, vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte e presidente del Comitato Resistenza e Costituzione, che interviene sul tema della tutela e promozione dei siti legati alla memoria partigiana.
Ravetti giudica positivamente il lavoro di censimento avviato sul territorio piemontese, definendolo «un atto fondamentale» per preservare la memoria storica. In particolare, sottolinea l’importanza del progetto di ricerca promosso dal Museo diffuso della Resistenza di Torino insieme agli Istituti storici della Resistenza, auspicando un sostegno economico da parte della Regione.
«È giusto sostenere economicamente la definizione di una mappa completa di musei, luoghi di battaglie, cippi, lapidi e sentieri della Resistenza» afferma l’esponente del Partito Democratico, invitando la Giunta regionale ad agire rapidamente qualora vi siano le condizioni di bilancio.
Ma secondo Ravetti il vero nodo resta un altro: trasformare questi luoghi in un sistema culturale strutturato e riconoscibile. «Un conto è censire gli alberi da frutta e un altro è curare il frutteto e vendere i frutti» osserva, utilizzando una metafora per spiegare la differenza tra semplice catalogazione e reale valorizzazione del patrimonio.
Per il vicepresidente del Consiglio regionale servono investimenti destinati alla riqualificazione dei siti e, in alcuni casi, al completamento delle opere già avviate. Soprattutto, sostiene, manca ancora un soggetto pubblico capace di gestire e promuovere in modo continuativo i luoghi della Resistenza, anche in chiave turistico-culturale.
Ravetti ricorda inoltre che il tema era già stato affrontato in Consiglio regionale il 26 febbraio 2025, quando era stata approvata all’unanimità una mozione che impegnava la Giunta regionale ad avviare un percorso in questa direzione.
«A oggi – sottolinea – non ho ancora visto alcun atto concreto di avvio delle procedure, nemmeno un documento programmatico. Pensavo che la necessità fosse chiara, evidentemente mi sbagliavo».
L’intervento riapre così il confronto politico sul futuro della memoria resistenziale in Piemonte e sulla possibilità di trasformare i luoghi simbolo della lotta partigiana in una rete culturale strutturata e valorizzata anche dal punto di vista turistico.














