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Attualità | 05 maggio 2026, 15:30

La festa della Madonna del Latte e del Sangue: l’omelia del vescovo

Al Santuario di Re il 29 aprile la celebrazione solenne guidata da Franco Giulio Brambilla: al centro il tema della vita, della fede e della responsabilità educativa

La festa della Madonna del Latte e del Sangue: l’omelia del vescovo

Una riflessione profonda sul significato della vita, della crescita e della responsabilità educativa ha segnato la celebrazione della Festa della Beata Vergine Maria del Sangue di Re, svoltasi lo scorso 29 aprile al Santuario della Madonna del Sangue.

A presiedere la messa solenne è stato il vescovo di Novara, Franco Giulio Brambilla, che nella sua omelia ha sviluppato il tema della “Madonna del latte e del sangue”, due immagini che racchiudono – ha spiegato – la complessità e la “drammaticità” del generare alla vita, non solo fisica ma anche spirituale.

Il riferimento è alla particolare iconografia custodita nel santuario e all’episodio storico del 1494, quando un gesto sacrilego trasformò l’immagine in simbolo di devozione popolare, dando origine a una tradizione che ancora oggi richiama numerosi fedeli in pellegrinaggio.

Nel suo intervento, il vescovo ha posto l’accento sulle difficoltà contemporanee dell’educare, sottolineando come oggi sia sempre più impegnativo trasmettere valori e accompagnare i giovani nel passaggio all’età adulta. Un percorso che, ha ricordato, comporta inevitabilmente fatica, scelte e responsabilità.

Partendo dal Vangelo di Luca e dall’episodio di Gesù dodicenne nel Tempio, Brambilla ha evidenziato il tema del “cercare e trovare”, metafora del rapporto tra genitori e figli nel momento delicato della crescita. «Diventare adulti – ha sottolineato – significa anche “morire” a una fase della vita per rinascere a una nuova consapevolezza».

Un passaggio che genera spesso smarrimento e preoccupazione, ma che rappresenta anche un momento fondamentale nello sviluppo della persona. Da qui l’invito a non rinunciare al compito educativo, pur nella complessità del presente.

Ampio spazio è stato dedicato anche al tema della natalità e alla crisi demografica, letta come segnale di una perdita di fiducia nel futuro. "Il patrimonio più grande – ha evidenziato il vescovo – è la capacità di generare umanità", richiamando istituzioni e comunità alla responsabilità condivisa.

L’omelia si è conclusa con un messaggio di speranza e con l’invito a custodire, sull’esempio di Maria, le fatiche e le gioie della vita, riconoscendo nella fede una guida nel percorso umano.

a.f.

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