#Route76, alla scoperta di Valstrona

Valstrona -

Valstrona è un comune di 1257 anime, il centro maggiore dell'omonima valle, comprende gli abitati di Strona (il capoluogo),Campello Monti, Fornero, Forno, Inuggio, Luzzogno, Otra, Piana di Fornero, Piana di Forno, Preia, Rosarolo, Sambughetto.

Nel 1927 un Regio Decreto accorpò in un unico comune tutti gli abitati dell'intera valle dando così vita al comune di Valstrona, finita la Seconda Guerra Mondiale Germagno, Loreglia, Chesio e Massiola riottennero lo status di comuni.

A pochi passi dal Municipio sorge il centro socio-scolastico-sportivo, il polo multifunzionale della Valle Strona

La farmacia della Valle

Ancora oggi l'attività principale di Valstrona è l'artigianato in legno, famosi in tutto il mondo giocattoli di Pinocchio, tanto che l'intera valle è stata ribatezzata "la valle di Pinocchio".

Valstrona e, sopratutto gli abitati di Forno e Piana di Forno, furono la capitale italiana della produzione di cucchiai di legno. Un altra produzione che un tempo era vanto di Forno fu la produzione di manici che venivano trasportati ad Omegna e venduti alle botteghe di ferramenta che le utilizzavano poi per le lime e tutti gli altri utensili che commerciavano. Un salto di qualità avvenne quando gli artigiani di forno riuscirono a vendere i loro manici direttamente alle fabbriche di utensili.

A Luzogno è presente il più antico edificio di culto dell'intera valle: la chiesa di S. Giacomo edificata ne 1455.

Nella piazzetta antistante la chiesa troviamo le stazioni della via crucis e l'antico ossario oggi utilizzata come cappella del Sepolcro della stessa via crucis.

Ingresso della biblioteca comunale

La ex scuola elementare ora è sede della biblioteca comunale

Il cimitero di Luzzogno

La chiesa di S. marta fu edifica nel '500 e fu sede delle confraternite della Madonna del Carmine e di S. Marta. Viene inoltre utilizzata dal comitato della festa della Madonna della Colletta che si svolge ogni tre anni.

Santuario della Madonna della Colletta

L'asilo con parco giochi

Sambughetto è conosciuta per la leggenda delle streghe: si raccontava infatti che le streghe che abbitavano nelle grotte della località Marmo tendessero un filo fino alla cima del campanile di Sambughetto e dopo il suono dell'ave Maria lo usassero per raggiungere il paese per le loro scorrerie notturne.

Il museo di Sambughetto è dedicato in larga parte alla geologia, infatti in questa zona della valle affiorano rocce che di solito sono reperibili solo negli strati più profondi della crosta terrestre, tra cui la Stronite che prende il nome dalla valle

Sempre presso la sede del museo sono installati i telai della signora Merlies Scholtz, che dalla germania si è trasferita in valle per portare avanti la sua passione per la tessitura a mano.

Il cimitero di Sambughetto

Monumento ai caduti di Sambughetto

Baite a dirimpetto di Sambughetto

Uno degli innumerevoli laboratori di falegnameria

Pinocchi e cucchiai di legno sono ancora il simbolo della produzione artigianale di Forno

la chiesa e l'ampio parcheggio di Forno

Circolo operaio di Forno

Sede alpini e Soccorso Alpino di Forno

Sede alpini e Soccorso Alpino di Forno

Forno, la fermata del bus

Il museo della'ertigianato di Forno è stato allestito da Guerrino Piana nel suo laboratorio, oltre ad essere contenuti manufatti e vari cimeli raccolti in valle c'è una stanza dedicata alla Resistenza e ad alcuni oggetti risalenti alla prima guerra mondiale. È presente anche una divisa nazista e la divisa di uno dei partigiani trucidati proprio a Forno nel '44

Nel Museo è conservato un tornio da falegnameria risalente ai primi del '900, in origine alimentato da un mulino ad acqua e poi venne montato  un motore elettrico. Il tornio è perfettamente funzionante e tutt'oggi utilizzato

Guerrino Piana, detto "il Guèra" al lavoro nel suo laboratorio-museo. Il museo è visitabile gratuitamente e Il Guèra è sempre pronto a raccontare anedoti e leggende della valle, tra cui la leggenda "del Faiun"

La porta di una baita risalente al  XVI secolo restaurata dal signor Piana

La piazzetta della chiesa di Forno è stata teatro della fucilazione di due medici e sette partigiani ricoverati nella infermeria clandestina organzzata in paese avvenuta il 25 marzo'45. Sul muro della piazza è presente un murales  che ricorda la vicenda oltre alla lapide in memoria dei caduti. Un altra lapide fu posta in memoria di Giustina Peretti, una donna incinta già madre di altri tre figli, uccisa dai fascisti che irruppero nella sua abitazione.

La fontana nel centro della piazza è dedicata ai caduti delle due guerre.

Foto e testi Fabio Nedrotti
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