La finta contessa che sedusse la val d'Ossola

Ossola -

La regina Paola del Belgio 81 anni, moglie di re Alberto e madre del re Philippe del Belgio, è stata ricoverata nei giorni scorsi durante una visita a Venezia. La regina, secondo quanto si è appreso, era a Venezia in visita privata quando ha avuto un malore lieve, è poi rientrata in Belgio in aereo, accompagnata dal marito Alberto. Si sarebbe trattato di un disturbo neurologico transitorio. Il fatto di cronaca nei non più giovanissimi ha fatto tornare alla mente quando negli anni '60 in Ossola una finta contessa si spacciava per la cugina della Regina del Belgio. Si presentò come Eleonora Ruffo di Calabria e fu ospite dei salotti ossolani. I fatti sono riportati anche nel libro di Giuseppe BroccaQuando eravamo piccoli. Brocca racconta che negli anni '60 un giorno arrivò in Ossola una distinta signora che ostentava lignaggio nobiliare disse di essere la contessa Eleonora Ruffo di Calabria cugina di Paola che sarebbe andata in sposa al principe Alberto di Liegi . “Venne accolta con tutti gli onori e riguardi riservati. Non vi era cerimonia in Ossola o anche solo una ricorrenza pubblica e privata che non la vedesse ospite d'onore. Nei suoi viaggi godeva della massima attenzione ed assistenza. Era un po' schiva e riluttante davanti alla macchina fotografica dei reporter ma questo suo schernirsi lo si attribuiva al carattere schivo e riservato del suo rango e diceva lei per non offuscare l'immagine della cugina prossima a così regali nozze. Dava il suo patrocinio ad iniziative private e pubbliche, incontrò autorità civili e religiose anche in occasione di importanti ricorrenze. Averla ospite era un desiderio di molti. Andò anche al matrimonio della sua cugina Paola – scrive Brocca- tornò con una foto di gruppo. Un mio amico fotografo vedendo quella foto mi disse in tutta confidenza e segretezza che era quasi certo si trattasse di un fotomontaggio”. Brocca conclude la vicenda spiegando come venne smascherata. “Un giorno sul Messaggero di Roma, che qui non si vendeva ma che arrivava insieme ad altri quotidiani al Direttore di uno dei settimanali locali comparve un trafiletto che suonava più o meno così: 'Arrestata a Roma sedicente Contessa Ruffo di Calabria' seguivano particolari e capi di imputazione: abuso di titolo, sostituzione di persona, falso in documenti. Il direttore di quel settimanale riprese la notizia e la pubblicò e l'incantesimo finì”.

 

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