All'alpe Portaiola la posa di una targa in ricordo dei Caduti del 20 giugno 1944

DOMODOSSOLA -

La Val Grande è stata testimone di uno dei più drammatici episodi della Resistenza

all'occupazione nazi-fascista:il rastrellamento del giugno 1944. In ricordo dei Caduti del 20 giugno 1944 il prossimo 9 luglio verrà posata all'alpe Portaiola una targa. Il programma prevede il ritrovo alle 7.30 a Fondo Li Gabbi e alle 11.30 alla Portaiola la cerimonia della posa della targa. La giornata è organizzata dall'Anpi Domodossola- Vigezzo in collaborazione con il Comune di Malesco, il Parco Val Grande e il Cai Vigezzo. Ripercorriamo in questo scritto dell'Anpi di Domodossola, il racconto di quei drammatici giorni:

 

All'alba del 19 giugno la pioggia scrosciante non da tregua, gli uomini di Superti si mettono in marcia: la prima parte del percorso sotto le strette del Casè e Cima Pedum è massacrante, il terreno è impervio e privo di sentieri. Sono uomini stremati dalla fatica e dalla fame, sono ormai tre giorni che non mangiano, per di piú molti indossano soltanto pantaloni corti e una maglia.

Quando scende la sera Superti si rende conto di rischiare di perdere conoscenza per fame, o peggio. Chiede consiglio a chi, fra i suoi uomini, conosce meglio la zona. Vengono avanzate due proposte. La prima, del partigiano "Gallina" (Angelo Piolini),di Colloro. La seconda, avanzata dal sergente Caretti, pratico dei luoghi perché abita in Valle Vigezzo. L'ipotesi di Caretti sembra presentare meno rischi: il terreno é meno impervio e poi é una zona che conosce benissimo dove si trovano alcuni alpeggi "caricati" da suoi amici di Premosello che potranno offrire un rifugio sicuro e sicuramente si prodigheranno per procurare cibo per i suoi uomini affamati. L'ostacolo piú insidioso di questo percorso é il guado del rio Fiorina, proprio sotto l'Alpe Portaiola. Manda una pattuglia ad informarsi presso i valligiani, la risposta sembra tranquillizzante: i tedeschi si affacciano soltanto al mattino per un controllo poi se ne vanno. In realtá é un gioco del gatto col topo perché, per attirare i partigiani nella trappola, il reparto tedesco di presidio alla Portaiola finge di allontanarsi, mentre viene subito rimpiazzato da un altro che sopraggiunge dal bosco. C'è nebbia e questo impedisce ai tedeschi di vederli. Arrivano all'Alpe Campo di Sotto e poi nei pressi dell'Alpe Portaiola, dove si preparano per attraversare il torrente. Di colpo la nebbia si alza. I tedeschi piazzati all'Alpe Portaiola li vedono e iniziano a sparare. E' una strage: non meno di trenta partigiani muoiono. I superstiti si disperdono alla disperata ricerca della salvezza. Un gruppo di nove uomini (guidati da Mario Morandi e dai fratelli Adolfo e Bruno Vigorelli) sale verso l'Alpe Riazzoli, nei pressi della quale precipita e muore Bruno Vigorelli. Possono muoversi solo di notte.

All'alba del 22 giungono all'Alpe Casarolo, dove l'alpigiano ha già accolto quattro uomini scampati alla strage dell'Alpe Portaiola, i tedeschi li raggiungono. I partigiani si arrendono e verranno fucilati sul posto (tra questi Adolfo Vigorelli e due alpigiani),tre riescono a fuggire e raggiungeranno la salvezza a Colloro.

Anpi Domodossola

Marco De Ambrosis
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