Coronavirus, non cala l'allarme in montagna e nelle valli: "Stop ai turisti della quarantena"

Uncem e Anpci scrivono all'Unità di crisi perché rinforzino i controlli a tutela delle aree in cui molte persone hanno deciso di rifug

"I nostri paesi non sono luoghi di villeggiatura in cui venire a trascorrere il periodo di chiusura delle scuole e blocco delle attività economiche per chi di solito vive in città". Non si placano gli appelli degli amministratori pubblici dei luoghi di montagna e non solo, in questi giorni in cui il Coronavirus ha di fatto bloccato molte delle attività quotidiane delle persone.

Persone che, nonostante gli inviti a non farlo, in parte si sono anche riversati in quelle località che di solito frequentano nei periodi di vacanza, ma verso i quali rischiano di farsi vettori del contagio, anche involontariamente. Ecco perché Uncem e Anpci (associazioni dei Comuni montani e dei Piccoli Comuni) hanno voluto scrivere ai responsabili dell'Unità di crisi del Piemonte perché si adottino provvedimenti: "Ci uniamo alle segnalazioni dei tanti sindaci", dicono Marco Bussone, presidente nazionale di Uncem, insieme a Lido Riba, presidente regionale e a Franca Biglio, presidente Anpci. "E' necessaria una maggiore azione di controllo e monitoraggio rispetto ai possibili flussi turistici, anche con le forze dell'ordine all'ingresso delle vallate. Non è questo il momento di fare i turisti. Stare a casa fa bene anche ai territori montani e alle valli. I sindaci sono preoccupati anche per i ricongiungimenti famigliari nelle seconde case. Restare a casa significa non muoversi dalla propria abitazione e quindi non aprire le seconde case".

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