Non bastano gli slogan nel mondo che cambia

Vogogna -

Stiamo assistendo quotidianamente, in modo quasi impercettibile, ad una mutazione profonda del mondo attorno a noi. Lo spaesamento che discende dalla perdita di ruolo dell'Occidente nel contesto della globalizzazione aumenta le incertezze nelle opinioni pubbliche, e sorge una nuova domanda di nazionalismo come risposta (sbagliata) a questi nuovi timori. La scarsa tenuta e le difficoltà di aggiornamento di diversi welfare nazionali generano insoddisfazioni in strati sempre più ampi delle cittadinanze europee. Se alziamo lo sguardo, ci accorgiamo che la crisi demografica sta relativizzando sempre di più il peso di un'area come l'Unione Europea che con i suoi 450 milioni di abitanti si trova a fare i conti con i 4 miliardi di asiatici (e con la Cina in tumultuosa rincorsa economica),1 miliardo di indiani e 1 miliardo di africani. E la stessa Europa fatica a ritrovare un baricentro su sè stessa, essendo in preda di un'oscillazione tra i nuovi populismi e le faticose trasformazioni delle forme democratiche e liberali "tradizionali".

Così, complice anche la miopia delle classi dirigenti dei vari paesi UE che hanno condiviso la scelta minimalista di stare sull'ordinaria amministrazione anzichè guidare con slancio e passione l'integrazione europea, ci troviamo a dover fare i conti con il ritorno in auge della dimensione dello Stato-Nazione, come se l'illusione passatista che vede nei "sacri confini" l'argine all'importazione delle contraddizioni delle globalizzazione potesse risolvere e guarire i mali della società contemporanea.

Un'illusione, questa, che si nutre di due caratteristiche. Il richiamo alla leadership dell'uomo forte e solo al comando, e l'utilizzo di slogan semplici e chiari. 

In realtà, i problemi sono molto più complessi, e non sarà certo con il richiamo agli slogan che si potrà governare questa grande fase di passaggio che stiamo attraversando. 

Serve però una rapida e profonda capacità di aggiornamento della vera, grande merce di "esportazione" che l'Europa ha prodotto. la democrazia. 

Certo, le società europee non sono il Paradiso terrestre, ma dobbiamo pur riconoscere che questo nostro continente grazie alla democrazia ha avuto livelli di sviluppo, di reddito e di pace mai toccati nella propria Storia.

Il problema di oggi è che non basta ripetere questo tema, come se fosse una giaculatoria. Perchè l'aumento della povertà in fasce non più solo marginali della popolazione, la disoccupazione (soprattutto giovanile) e il generale la svalorizzazione del lavoro, gli squilibri territoriali e la corruzione in aumento rischiano di far apparire il sistema democratico alla corda per molti settori della pubblica opinione.

Ecco perchè in molte parti (USA in testa) accade ciò che accade, e nessuno si scandalizza se il Presidente Trump rilancia la corsa agli armamenti spostando 54 miliardi di dollari dagli aiuti ai paesi in via di sviluppo e dall'ambiente alla difesa. 

E' un tema che dovremo presto riprendere. E sul quale sarebbe opportuno che il congresso di un Partito che si chiama "Democratico" riflettesse, anzichè correre appresso alle singolarità giornaliere di chi si alza e la spara più grossa per andare sui giornali.

 

POSTE

Sto lavorando in queste ore piuttosto intensamente sulla questione delle Poste. Riunioni e incontri si susseguono, e mi pare di poter dire che abbiamo lasciato alle spalle il difficile. Si è verificato ciò che sostenevamo, e cioè che il piano di chiusure con l'introduzione dell'operatore a giorni alterni, è un errore sotto tutti i punti di vista. Ci sono nuove sensibilità e nuove prospettive. Ci lavoreremo nei prossimi giorni.

 

PARCHI

700 emendamenti sul tavolo. Troppi. Le forze politiche devono fare delle scelte, perchè "impiombare" un provvedimento con troppi temi di discussione significa bloccarlo. Non è nostra intenzione consentirlo, soprattutto ora che abbiamo risolto col governo il nodo del finanziamento, e abbiamo trovato 30 milioni di euro per il ripristino del Piano Triennale degli investimenti delle aree protette, che saranno chiamate ad attuare la Strategia Nazionale Green Communities. I prossimi giorni saranno quelli del confronto con le forze politiche per giungere alla sintesi. Confido in capacità reciproca di ascolto.

 

Buona settimana a tutti,

 

Enrico 

 

Enrico Borghi
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